Magazine Venerdì 7 novembre 2003

Il Gruppo '63

Il 3 ottobre 1963 all’Hotel Zagarella di Palermo, iniziò il convegno che vide un brusco cambiamento all’interno dell’élite culturale italiana, con la fondazione del Gruppo ’63. Ieri, 6 novembre alle ore 17, Edoardo Sanguineti ha incontrato un variegato e numeroso pubblico alla Biblioteca Universitaria per ricordare quell’esperienza. Quarant’anni dopo la costituzione dell’ultimo vero movimento d’avanguardia della nostra penisola, il poeta genovese che fu tra i suoi fondatori, ha rievocato la situazione culturale italiana del dopoguerra collegando il movimento del ’63 con le avanguardie storiche europee.

«Questa nuove avanguardie si comprendono pensando al cominciamento iniziato nell’orizzonte romantico/borghese, – ha detto lo scrittore – scatta qualcosa nella borghesia che prende il potere e conquista un’egemonia di ordine culturale. Si apre così il gioco di concorrenza tra i produttori per conquistare i consumatori, la “mercificazione dell’arte”. Nasce un pubblico fatto di acquirenti, ed è per venire incontro ai gusti di questo pubblico che nel ‘900 vi è un costante cambio di rotta nelle arti e nella cultura».
Le avanguardie, inoltre, adattarono l’arte ai nuovi stili di vita borghese, alla modernizzazione delle città e del mondo della produzione. Il futurista Marinetti fu tra i primi a scoprire che la belle époque non sarebbe durata a lungo e iniziò a pensare a nuovi modi di comunicazione.
Queste nuove pulsioni emersero anche nel dopoguerra italiano: «In quegli anni apparve intollerabile a certi intellettuali che si facesse finta che non fosse successo niente, e non mi riferisco solo alla guerra. Il modo di percepire la realtà era ancora quello della poesia ermetica» aggiunge Sanguineti. Era un periodo di “ritorno all’ordine”, la poesia era ancora vista come una metafisica dell’anima, non vi erano riferimenti alle grandi mutazioni in atto nella società italiana e nel mondo. Anche i poeti neorealisti costruivano un modo d’esposizione arcaico, lontano dal nuovo linguaggio degli esponenti cinematografici di quel movimento. In questo clima nasce il Gruppo ’63, con l’intenzione di farla finita con tutto questo, di dare una svolta decisa al modo di fare arte e cultura: «Abbiamo rotto una barriera, l’establishment letterario ha provato a contenerci, specialmente i salotti milanesi e romani, ma così facendo i letterati italiani si sono accorti di essere un relitto arcaico in un mondo che stava cambiando rapidamente e violentemente».
La svolta del ’63 è figlia di un’agitazione culturale che si era già espressa negli anni ’50, specialmente nella pittura e nella musica. Il convegno di Palermo ha definito l’esigenza di nuovo, la scommessa di riuscire ancora a scandalizzare e a far rivivere le avanguardie. «Nel 1961 io e altri quattro poeti avevamo fatto un’antologia poetica autoprodotta. Si chiamava “I Nuovissimi”, perché volevamo far trasparire la volontà di rinnovamento e una previsione apocalittica: “dopo di noi non ci sarà nulla di nuovo”».
Il Gruppo ’63 si sciolse nel 1968, anche a causa dell’urgenza dei problemi politici che si sono inseriti con prepotenza in un movimento nato senza manifesti e senza ideologia.
di Stefano Baschiera

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