Mojo Mickybo, una serata sghiccissima - Magazine

Teatro Magazine Venerdì 7 novembre 2003

Mojo Mickybo, una serata sghiccissima

Mojo Mickybo, di Owen McCafferty
con Alberto Giusta e Antonio Zavatteri
regia di Jurij Ferrini
Teatro Garage, dal 6 al 16 novembre

Che Testo. Che testo, che testo.
Si ride, si digrignano i denti e si sta anche zitti zitti.
"Troppo sghiccio", dicono i due bambini per indicare qualcosa di veramente divertente.
E così dice anche il mio vicino alla fine della serata e aggiunge: "dovrebbero venire tutti a vedere questo spettacolo".
È dagli inizi degli anni '90 che gli irlandesi, come Colin McPherson, Enda Walsh, Mark O'Rowe, lo stesso Owen McCafferty o il giovane Martin McDonagh, propongono una drammaturgia vivace, che rompe le righe, tocca le corde delle emozioni, sa far ridere e piangere, narra vicende rurali e storie terribili con una leggerezza e un lirismo allo stesso tempo classici e del tutto sperimentali.

Nel caso di McCafferty l’equilibrio tra dialogo, poesia, narrazione e battute didascaliche è degno di Shakespeare.
La regia di Jurij Ferrini ne esalta il valore, se non letteralmente certo nei suoi obiettivi, perché precisa e fedele al testo.
La storia di Mojo e Mickybo è quella di due bambini che si incontrano su un prato e diventano amici. Però Mojo viene da "in fondo alla strada" e Mickybo, da "di là dal fiume". E siamo nella Belfast degli anni '70, dove da che parte "stai" è questione molto più che politica, è questione di vita o di morte. Un luogo e una stagione dove, come ha scritto l'autore stesso, "L'acutizzarsi della repressione con centinaia di arresti provoca l'immediata reazione della comunità cattolica e lo scatenarsi della guerra civile a sfondo ideologico etnico-religioso. Quell'estate le cose cambiarono a Belfast e cambiarono in un modo tale che capimmo che quel luogo non sarebbe più stato lo stesso".

Gli attori Alberto Giusta e Antonio Zavatteri arrichiscono e rafforzano la loro interpretazione dei due bambini sui repentini cambi di personaggi, che li portano ad essere ora la mamma ora il papà di uno dei due, ora i loro diretti nemici: i ragazzini "Barney Squarcia palle" e "Faccia di merda", ma anche due signore che fumano e la bigliettaia, donna Pila, o il gestore del cinematografo locale.
È un racconto polifonico agito sulla scena da due soli corpi e dalle molte voci e facce che questi riescono a produrre, in uno spazio vuoto tutto da costruire e immaginare anch'esso attraverso le parole, i gesti o la fantasia dei due bambini. Mojo e Mickybo formano la loro banda per affrontare una realtà che si fa violenta e incomprensibile:
Mickybo: "Ho sentito dire che moriremo tutti ammazzati nei nostri letti".
Mojo: "Ma proprio tutti?"

I due bambini riescono a vivere l'attualità che li circonda solo in parte, attraverso il loro mondo fantastico tra i supereroi dei fumetti, (Batman, Superman, l'Uomo Ragno), o personaggi inventati ("Pelé" e "Mutandone di banana"), ma anche i cowboys dei western americani, (Butch Cassidy e Sundance Kid). La realtà degli adulti e quella dei bambini viaggiano su binari parallelli e si eprimono con linguaggi diversi, creando microcosmi nettamente separati e incomunicanti, che si incontrano solo sui sogni potenzialmente condivisibili: la storia inventata dalla mamma per scherzare sull'assenza di Mickybo, venduto ad una zingara in cambio del gas per finire di cucinare lo stufato; oppure l'esotica prospettiva di trasferirsi in Australia: "Buongiorno, buongiorno. Canguro, Koala".
Questa messa in scena lodevole e divertente (nel senso che intrattiene piacevolmente), nata l'anno scorso nella forma di al Teatro Stabile, è poi stata perfezionata e portata al debutto ufficiale quest'estate, al Festival Teatrale di Borgio Verezzi. Nell'intimità del Teatro Garage trova un'ideale collocazione e, forse, raggiunge un'ulteriore perfezione.

Dal 1998, anno del debutto, l'autore irlandese McCafferty (1961) ha vinto molti premi con Mojo. Ne ricordiamo qualcuno: una nomination per il “Peggy Ramsay Award for Best Play”; Best Production and Best Actor", e il Dublin Fringe/Sunday Times Culture Ireland Awards, nel 1998; Best Play, Granada Television e Paines Plough Play Awards (1999); Total Theatre Awards 1999 dall'Edinburgh Fringe Festival; nel 2000 la tournée negli USA è andata tutta esaurita.

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