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Coronavirus, controllo degli spostamenti anche i droni: l'ordinanza

Attualità Magazine Lunedì 23 marzo 2020

© Pixabay

Magazine - Monitorare gli spostamenti dei cittadini sarà più semplice. Arrivata l'autorizzazione ufficiale dell'Enac, l'Ente nazionale per l'aviazione civile, all'uso in deroga dei droni per monitorare gli spostamenti dei cittadini sul territorio comunale nell'ottica di garantire il contenimento dell'emergenza epidemiologica coronavirus. La nota è stata inviata ai ministeri dell'Interno, dei Trasporti e della Giustizia, allo Stato Maggiore dell'Aeronautica, all'Enav, all'Associazione nazionale dei comuni italiani e ai Comandi delle Polizie locali. Un'ulteriore stretta, quindi, contenuta nell'ordinanza emessa dall’Enac, l’ente di controllo del volo che indica sia i dispositivi che possono essere utilizzati. Nel provvedimento sono indicati sia i dispositivi da utilizzare che le modalità.

"Considerate le esigenze manifestate da numerosi Comandi di Polizie locali", si legge nel documento, fino al 3 aprile 2020 si dispone che "le operazioni condotte con sistemi aeromobili a pilotaggio remoto con mezzi aerei di massa operativa al decollo inferiore a 25 kg, nella disponibilità dei Comandi di Polizia locale ed impiegati per le attività di monitoraggio" in questione, "potranno essere condotte in deroga ai requisiti di registrazione e di identificazione" fissate dall'articolo 8 del Regolamento Enac "Mezzi aerei a pilotaggio remoto" edizione 3 dell'11 novembre 2019".

Inoltre, si possono effettuare i controlli "anche su aree urbane dove vi è scarsa popolazione esposta al rischio di impatto", e dove "non sarà altresì necessario il rilascio di autorizzazione da parte di questo Ente e non sarà richiesto la rispondenza delle operazioni agli scenari standard". Ricordia che si trova online il nuovo modello di autodichiarazioni in caso di spostamenti.

Inoltre: «fino al 3 aprile 2020, si autorizzano tutti gli Enti di Stato di cui all’art 744 del Codice della Navigazione e delle Polizie Locali dei Comuni italiani, ad operare con propri aerei a pilotaggio remoto, se impiegati nell’ambito delle condizioni emergenziali dovute all’epidemia Covid-19, nelle aree prospicienti di tutti gli aeroporti civili e identificate come aree rosse, ad una quota massima di 15 metri». Viene comunque «data sempre priorità al traffico degli aeromobili da/verso gli aeroporti e rimane in capo all’operatore del drone la responsabilità sia di dare precedenza agli aeromobili in volo sia di separarsi da questi ultimi».

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