Una vita meravigliosa - Magazine

Una vita meravigliosa

Itinerari e visite Magazine Domenica 2 novembre 2003

Magazine - La conferenza sull’evoluzionismo darwiniano, Una vita meravigliosa, è stata un omaggio a Stephen J. Gould, grande scienziato di Harvard scomparso più di un anno fa.
L’occasione dell’incontro è stata l’edizione italiana del libro di Gould La struttura della teoria dell’evoluzione (Codice Edizioni). La traduzione dell’opera è stata realizzata grazie al contributo della SEPS, Segretariato Europeo per le Pubblicazioni Scientifiche, di Techint e della Fondazione Humanitas.
La tavola rotonda internazionale ha avuto inizio alle 14.30 in una gremita Sala del Maggior Consiglio e ha visto, in prima fila, la presenza di un ospite d’eccezione, il genetista Luca Cavalli Sforza. Il primo a parlare è Telmo Pievani, insegnante di Epistemologia genetica all’Università di Milano: «Questo è un incontro atteso e fortemente voluto», spiega Pievani. Il libro di Gould si divide in due sezioni: la prima è dedicata alla storia della biologia. Nella seconda parte dell’opera Gould entra in prima persona nel dibattito sulla teoria darwiniana. La parola passa a David Hull, professore di Filosofia della scienza presso il Dipartimento di Filosofia della Northwestern University (Illinois): «Gli individui si modificano: ne è un esempio l’Homo Sapiens», spiega Hull.

Poi il filosofo ricorda Gould: «Era un grande oratore. Non è possibile dividere la scienza in due gruppi, ma questo si può fare con gli scienziati: Gould può essere definito, dunque, un darwiniano».
Elisabeth Vrba, uno fra i maggiori esperti mondiali di evoluzione dei mammiferi, introduce il tema dell’equilibrio punteggiato. Le immagini che la paleontologa spiega al pubblico mostrano che i cambiamenti morfologici portano a cambiamenti corporei. «Spero che i giovani proseguano nella ricerca delle teorie evolutive», conclude la Vrba, «riconoscendo, però, il grande contributo che Gould ha dato loro».
Niles Eldredge, paleontologo e naturalista, mostra una foto di Stephen J. Gould in un campo di baseball: «Era il suo ambiente naturale», ricorda. I due, amici da molti anni, hanno iniziato insieme la carriera di ricerca: «Rifiutavamo le teorie del passato». A prendere la parola è poi il paleontologo Ian Tattersall, che ricorda le teorie di Wallace e mostra, tramite diapositive, alcuni antichi reperti fossili, che provano l’esistenza di oggetti simbolici in età antica: «In Europa la vita dei Cro Magnon era ricca di simboli, a partire dai dipinti sulle mura delle grotte».

Jonathan Marks, primatologo e antropologo fisico, elenca alcuni degli studi di Gould: da quello sull’evoluzione umana all’opposizione dello studioso nei confronti del cosiddetto razzismo scientifico. Steve Olson, infine, ricorda Gould come scrittore di più di 300 saggi: «Gould aveva sviluppato un suo stile di scrittura: la sua intenzione era quella di raggiungere un pubblico vasto».

Genova, 1 novembre 2003

Nella foto un momento della conferenza

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