Magazine Giovedì 30 ottobre 2003

Filosofeggiar m'è dolce in questo mare

Filosofie delle scienze
A cura di Nicla Vassallo
Einaudi, 23 euro


Spesso nelle conferenze che hanno animato il Festival della scienza, si è sentito parlare della somiglianza tra la fisica e la filosofia. Ma per il resto, in ambito scientifico si è soliti parlare di teoria e pratica. Il saggio qui proposto - che verrà presentato al Festival della Scienza, sabato 1 novembre, a Palazzo Ducale (Sala del Minor Consiglio) dalla curatrice Nicla Vassallo e da alcuni degli esperti che hanno contribuito al volume - tratta proprio dei modi in cui il pensiero si articola a seconda della materia e dei problemi da essa sollevati.
Anticipiamo il dibattito con una breve intervista a Nicla Vassallo, giusto uno spuntino, per gustare meglio il banchetto di sabato.

Aprendo il libro e scorrendo l'indice, una prima domanda si è imposta: c'è davvero una filosofia per ogni scienza?
Sì c'è una filosofia per ogni scienza di cui si discute nel volume: biologia, chimica, economia, fisica, logica, matematica, medicina, psicoanalisi, psicologia, scienze cognitive e scienze sociali. E c'è una filosofia per le molte altre scienze che nel volume non sono rappresentate. C'è una filosofia per ogni scienza particolare, perché ogni scienza solleva problemi specifici a cui la filosofia della scienza generica e specialistica non è in grado di offrire soluzioni. E' questa convinzione, tra l'altro, che mi ha condotto a intitolare il volume "Filosofie delle scienze", e non genericamente "Filosofia della scienza". Tra l'altro, personalmente, dubito che oggi si possa ancora parlare di filosofia della scienza, sia perchè ci sono parecchie filosofie, sia perché la scienza in astratto non esiste: esistono solo scienze particolari.

Perché tra i relatori alla conferenza mancano, oltre agli stranieri, alcuni italiani, come Mauro Dorato che si è occupato del capitolo "Filosofia della fisica", Alessandro Pagnini che si è occupato del capitolo "Filosofia della psicoanalisi" e Davide Sparti che si è occupato del capitolo "Filosofia delle scienze sociali"?
Gli italiani mancano a causa di imprevisti dell'ultimo minuto, gli stranieri per impegni didattici. Mi spiace molto, perché la conferenza-dibattito ne risentirà. Speriamo comunque di offrire un importante contributo alla presente edizione del Festival della Scienza, un evento – che come tutti abbiamo avuto modo di constatare – sta cambiando la fisionomia culturale della nostra città, e non solo.

In questo Festival si parla molto dei giovani dei modi per parlare di scienza ad un pubblico più vasto e soprattutto per rivolgersi a fasce di età amplissime che coinvolgano anche e soprattutto i più piccoli. Perché la filosofia non è materia che rientra nei programmi delle scuole di primo e rientra nei solo di alcune scuole di secondo grado? Non sarebbe necessario abituare gli studenti, di tutte le scuole, ordini e gradi, al gioco del pensare?
Sì, sarebbe assolutamente necessario. La buona filosofia insegna a pensare e a ragionare bene. Si tratta di due capacità di cui abbiamo davvero bisogno, in ogni età. Ovviamente la nostra classe politica non è in grado di accorgersene e, quindi, di affrontare con serietà il problema.

Curare un volume di questo tipo, con undici interventi di esperti sui diversi ambiti, che tipo di impegno è stato? A livello pratico cosa ha significato? Nel suo filosofare è cambiato qualcosa?
Si è trattato di un impegno lungo e faticoso, ma entusiasmante, sotto il profilo filosofico e sotto quello personale. A livello pratico, c'è stato un costante dialogo con un editore serio come Einaudi e c'è stata una continua discussione con i vari collaboratori sull'impostazione, sui problemi, sullo svolgimento delle varie tematiche.
Quanto al mio filosofare, ho capito ancor di più che la ricerca della chiarezza e delle buone argomentazioni non ha fine e rappresenta una crescita propulsiva.

Aristotele, Popper e Kuhn sono i filosofi che nell'indice dei nomi hanno più occorrenze e, più o meno, dall'inizio alla fine del volume. Le torna questa osservazione e può darne una giustificazione?
Si tratta di tre filosofi che hanno cambiato in modo radicale il nostro modo il vedere la scienza, di pensarla e di criticarla. Per quanto le loro filosofie siano oggi superate, sono ancora in grado di offrirci spunti utili di ricerca e anche di farci comprendere che la filosofia si fa con l'innovazione.

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