Magazine Lunedì 27 ottobre 2003

La città incantata

Di Hayao Miyazaki, Giappone/USA 2001, durata 1h e 45’ Orso d’oro alla 52° Mostra di Berlino Oscar 2003 per il miglior film d’animazione

Durante il trasloco nella nuova abitazione, Chihiro, una bambina di dieci anni, e i suoi genitori, sbagliando una strada capitano di fronte a un’imponente edificio rosso attraversato da una galleria di cui non se ne vede la fine. Contro il volere della piccola i tre cominciano la traversata e una volta dall’altra parte si trovano in qualcosa che sembra un vecchio parco di divertimenti deserto. I genitori attratti dall’odore arrivano ad un ristorante pieno di cibo e cominciano a mangiare con avidità,fino a tramutarsi in maiali, mentre la piccola cerca invano di richiamarli. Da qui Chihiro scappa e va a finire in un palazzo termale per Kami e Rei, le divinità e gli spiriti che secondo il culto shintoista pervadono il nostro mondo e si possono trovare nei fiumi, come nei boschi, come nelle nostre cucine. Qui Chihiro, per poter rimanere e rivedere i suoi genitori ritornare normali., deve trovarsi un lavoro e di conseguenza, da bambina un po’ piagnucolosa quale è si trova costretta a rimboccarsi le maniche e a crescere tutto d’un colpo, rivelando la sua volontà e la sua virtù.
In questo film il regista Miyazaki porta in scena il folklore della tradizione e della realtà giapponese dei kami, gli spiriti che secondo lo shintoismo sono sede di una forza che trascende la materialità, e che qui vengono rappresentate con le fattezze della loro natura. Qui,,come uomini d’affari, nel fine settimana si ritirano nelle calde acque delle terme per fortificarsi prima di andare a lavorare.
La descrizione di questa dimensione parallela ha dato la possibilità a Miyazaki di sbizzarrirsi rappresentando un mondo pieno di colori vivaci e popolato, oltre che dà piccoli spiriti più o meno conosciuti nella tradizione giapponese, anche da curiosi personaggi onirici che rimandano per entità ad Alice nel paese delle meraviglie. Al di là di questa facciata questo cartone non è un semplice esercizio di fantasia ma ha, intessuto sotto di sé, una serie di rimandi e richiami alla nostra realtà, e vuole, attraverso la spontaneità e la sincerità dell’amore del personaggio di Chihiro, metterci davanti agli occhi la futilità della ricerca della ricchezza, impotente, alla resa dei conti, di fronte alla solitudine dell’uomo. La storia riesce a toccare anche tematiche quali l’ecologia e i totalitarismi(Chihiro è infatti costretta a dare via il suo nome alla strega Yubaba, che dirige le terme, in cambio del lavoro).
Insomma, Miyazaki non si è accontentato di intrattenere il suo pubblico con una storia originale , ma ha voluto portare in primo piano una serie di virtù che, proprio perché sono sottovalutate, rischiano di essere in pericolo proprio in questo tempo.
di Alberto Baschiera

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