Kill Bill: Volume I - Magazine

Cinema Magazine Sabato 25 ottobre 2003

Kill Bill

Volume I



Al di là della confezione grondante sangue e ammiccamenti, Kill Bill ha qualcosa in più rispetto ai precedenti lavori di Tarantino: pause spettacolari, dialoghi parchi, atmosfere cartonate ma plausibili, una caratterizzazione dei personaggi tagliata con l’accetta.
Scavando la coltre dell’apparenza, che potrebbe far storcere il naso a chi ha amato gli originali a cui Quentin si è rifatto (Peckinpah, il già citato Leone, le maschere di Charles Bronson e del redivivo David Carradine), brilla la sua tecnica, consolidata allo spasimo, pienamente matura (tempi ed inquadrature da manuale, in cui l’essenzialità delle immagini la fa da padrone), emergono tematiche ancestrali: la lealtà, l’onore, la vendetta, il rispetto per il valore dell’avversario.

Una fiaba tragica, con una colonna sonora da manuale, come siamo stati abituati dall’ex enfant prodige: da Bang Bang di Sonny Bono (proprio quella portata al successo da Dalida), al beat delle giapponesi 5,6,7,8’s, fino alla rivisitazione flamencata di Don’t let me be misunderstood degli Animals, che accompagna un duello mortale al sapore di musical.
Non resta che attendere il secondo capitolo, in uscita a febbraio, per immergerci ancora nella tana del Bianconiglio Quentin. Idealmente, la prima parte della saga corrisponde a Kill, la seconda a Bill, che vedremo finalmente in azione, godendo ancora delle assurde divise di Daryl Hannah, algida come ai tempi di Blade Runner.

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