Gianna e gli altri - Magazine

Attualità Magazine Sabato 11 ottobre 2003

Gianna e gli altri

Magazine - L’atmosfera è calda, sabato 11 ottobre, al Palazzo della Borsa. Un gruppo piuttosto accanito di fan attende trepidante l’arrivo di , giunta a Genova in occasione di , la manifestazione promossa dalla Fondazione Carige. E la rockettara senese non si fa certo attendere, insieme agli altri protagonisti della giornata: Teresa De Sio, il jazzista Enrico Rava, Peppe D’Argenzio e degli Avion Travel. Coordinatore è il giornalista .
Il tema su cui verterà la conversazione riguarda i suoni del nostro tempo, quelli che vanno dai canti popolari fino ai ritmi urbani.
«È un mondo di musiche varie: vi trovate bene?», domanda Bertoncelli. La De Sio è a suo agio, d'altronde si tratta di un cambiamento di cui lei stessa si sente responsabile: «In questo nuovo millennio è necessaria un’energia nuova. Oggi molti giovani hanno voglia di trovare un’identità, così prendono possesso della lingua e dei dialetti, trasformandoli in arte».
Per Gianna Nannini è fondamentale che chi fa musica conosca a fondo ciò che vuole esprimere, mentre Enrico Rava parla dal punto di vista di chi fa jazz: «L’Italia è il Paese più interessante per quest’arte. Amo tutta la musica, da quella indiana a quella vietnamita: ognuno deve conservare la propria identità. Dico no, quindi, alla globalizzazione della musica».

«Oggi la musica ha nuovi padroni», afferma Peppe Servillo, «ma parlando di suoni che non siamo soliti sentire alla radio si rischia di fare della retorica: ciò che viene dal secondo e dal terzo mondo a volte viene banalizzato e trasformato in suono occidentale».
Ma la parola “etnica” è oggi una parolaccia? Per la De Sio è come ogni altra parola del mondo: «una bomba o una rosa, dipende da chi la usa».
La Nannini rifiuta di difendere l’italianità della musica quando le viene chiesto se essere italiani risulti penalizzante per un artista. Insomma, il Bel Paese è una periferia del mondo?
«Sì, siamo una nazione piccola e la nostra voce ha perso potenza. La musica italiana è fatta della tradizione melodrammatica e di quella popolare, soprattutto nel meridione», spiega la De Sio.
E la tecnologia? «Noi jazzisti lavoriamo in modo “artigianale”», racconta Rava, «Io “sfido” la mia tromba tutti i giorni e il mio rapporto con lo strumento non è mai cambiato».
Bertoncelli si chiede se l’uso del computer condizioni il modo di fare musica: «con il pc non c’è più la magia, resta solo la matematica», afferma la Nannini.

Si trova anche il tempo per parlare di multinazionali, quelle case discografiche con le quali, a volte, gli artisti entrano in conflitto: «Vorremmo fare i nostri spettacoli», sogna Servillo, «e poi spedirne le immagini a coloro che sono venuti a vederci. In questo modo l’artista sarebbe completamente autonomo, anche nella distribuzione di ciò che fa».

A concludere è Teresa De Sio, che parla della necessità di ritrovare le voci di un passato dimenticato: «Vorrei recuperare la purezza del suono e delle sue anime. Una purezza intesa come centro di un’esperienza musicale».
E poi la cantante etnica per eccellenza inizia a cantare, creando un’atmosfera davvero calda e coinvolgente. E lo stesso fa Gianna Nannini, incitata dal suo pubblico. È la musica live a caratterizzare i "Suoni del nostro tempo". Quella musica che «non spezza mai la continuità dell’onda sonora».

Nella foto da sinistra: Enrico Rava, Teresa De Sio, Riccardo Bertoncelli, Gianna Nannini, Peppe D'Argenzio e Peppe Servillo

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