Magazine Martedì 30 settembre 2003

Hanno arrestato Dio

Marino Muratore, in arte Marino Murat, è nato a Diano Marina (IM) nel 1957.
Ha venduto lenzuola nelle case, diffusori d’essenza nelle strade.
Diplomatosi al Liceo Scientifico d’Imperia, ha successivamente conseguito il Diploma Universitario di Servizio Sociale ed ora sta per laurearsi in Servizio Sociale presso l’università di Trieste. Ha lavorato come educatore, operando con i minori del centro storico, con i disabili presso strutture residenziali e in centri sociali per portatori di handicap, poi per anni come assistente sociale. Ad Arenzano ha svolto le funzioni dirigenziali nel settore dei servizi sociosanitari organizzando, tra le altre cose, convegni e corsi sull’adolescenza.
Marino Murat ha frequentato il corso triennale di scrittura creativa presso l’Università di Genova, successivamente il corso di sceneggiatura presso la scuola di arte cinematografica. I primi racconti li ha pubblicati sul sito mentelocale.it, esperienza molto positiva che è stata occasione di nuovi stimoli. L’autore è stato successivamente premiato in alcuni concorsi letterari ed ora ha scritto il suo primo libro, Hanno arrestato Dio, composto da 50 racconti, tra l’esilarante ed il faceto, e 16 dialoghi improbabili tra Marco Polo e Solimano il Magnifico, che cercano di costruire un percorso.

Mercoledì 1 ottobre, alle 17.45, Mario Calbi presenterà la prima opera di Muratore presso la Libreria Assolibro di via San Luca 58.
Ecco per voi un racconto tratto dal libro:

Il più grande scrittore 1

Il più grande scrittore aveva la scrivania ricca di penne. Anche gli scaffali della grande libreria erano straripanti di una quantità innumerevole di stilografiche e biro, di penne dorate ed incise, arabe e cinesi, francesi ed americane. Antiche piume di struzzo e pavone si succedevano a biro dalla punta fine od arrotondata, a cimeli storici utilizzati per sottoscrivere trattati importanti. Stilografiche da cento lire erano ammassate sopra penne in legno dai disegni arzigogolati. Alcune penne in ulivo ed ebano riproducevano corpi sinuosi di donne, becchi d’animali, creature mostruose. In ogni angolo della stanza si tenevano compagnia penne d’acciaio, di plexigas, di polistirolo dalle forme improbabili, regali dei nuovi re del design.

Infinite erano le penne possedute dall’artista, comprese quelle con le quali Gadda, Amado, Maugham, Beauvoir, Gordimer avevano composto i loro manoscritti.
Ma nessuna biro, stilografica di quella stanza scriveva.
E quando lo scrittore aveva un’idea geniale, poco dopo la perdeva.
Non trovava mai nulla per fermarla sulla carta.

Marino Murat

Per informazioni: –

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