Magazine Venerdì 26 settembre 2003

Bacio alla francese

Magazine - Funziona così: adesso sei a letto e scrivi, perché scrivere è un po’ come fotografare. Fissi gli oggetti e te ne distacchi al tempo stesso. Tiri le somme. Cosa hai imparato negli ultimi giorni? Pensaci... prova trarne insegnamenti per il futuro… non serve a questo l’esperienza?
Bene, allora…

Sabato
La conosci. Te la presenta un’amica. E’ di Parigi, IV arrondissement (è il Marais, vero? Da come lei lo dice dovresti essere tenuto a saperlo). Per un caso fortuito ti ritrovi a cena con Lei, la tua amica ed un’altra francese. Per fare bella impressione offri tu a tutte e tre (manco fossi musulmano).
Ma chi ha scelto il vino da 60 euro? (La prossima volta la carta la guardi tu… fortunatamente hai la tua Amex che ultimamente sta diventando trasparente da quanto la usi).
Parli francese con disinvoltura, o almeno è quello che credi tu, e la affascini citando locali alla moda sul Canal St.Martin dove Lei non è ancora stata (e tu sì). Lei ti affascina parlando di libri che non hai ancora letto e di vacanze a Biarritz.
La serata prosegue in riviera, nella solita pseudo-discoteca con l’arredamento giocato sui toni del rosa e del grigio, i camerieri in età pensionabile, il parquet sulla pista (e tu pensi che sembra di essere in uno di quei ristoranti di provincia con “sala per cerimonie” dove le feste di matrimonio vanno avanti fino a tarda ora, mancano solo i bambini che ballano con i genitori “I will survive” e tutta la topten degli ultimi 20 anni). Comunque il locale ha una terrazza sul mare. E’ quella che ti salva?
Complice la luna piena e le due caipirinha che lei ha mandato giù come minerale… alle 01.18 Lei è tua. Vi state baciando (ti aspettavi qualcosa di più dalle francesi?) Viste da vicino le sue lentiggini sono ancora più belle.
Tette piccole ma sode e soprattutto ben distanziate. Perché ora, cosa? Cosa è scattato? Cosa ha fatto sì che vi baciaste in questo momento e non mezz’ora fa o il giorno dopo o mai? (In verità queste domande le tieni per te e continui a sondare la sua cavità orale). Ritornate dentro al locale. Adesso siete una coppia e vi baciate vicino alla consolle del DJ (che potrebbe essere tuo padre e ha già messo due volte “il disco dell’estate”) comunque non passate inosservati. Ti senti mille sguardi addosso, forse di altre ragazze per le quali sei subito diventato appetibile (dove è già passata un’altra non c’è nulla da temere). Ma c’è qualcosa di strano. I suoi occhi sono tristi, come se si fosse ricordata improvvisamente che tra qualche giorno sarà di nuovo in Francia e non vi vedrete mai più. La cosa ti colpisce e adesso, mentre abbassa lo sguardo e si sistema la spilla, la guardi e sono i vostri occhi, le vostre mani, le vostre labbra nuovamente unite, a parlare.
In questo momento la sua amica francese, che nel frattempo ha già collezionato 3 uomini e sei consumazioni (ovviamente offerte) inizia a star male. Con tuo dispiacere (e quello dei tuoi lettori) accompagni a casa le due sperando che la santa bevitrice non ti vomiti nelle bocchette del condizionatore.
Lasci dunque le due sotto casa della tua amica che le ospita e prima che Lei corra a reggere la fronte dell’altra le dai quest’ultimo bacio, ovviamente il più breve ed il più bello.

Domenica
Iniziano i problemi. La santa bevitrice (che oltretutto è quella che al ristorante aveva scelto il vino millesimato e l’insalata di astice) sta ancora male, almeno così ti dice Lei quando la chiami appena svegli sul cellulare. Decidete di vedervi nel tardo pomeriggio per l’aperitivo. Ti chiedi perché si dica “andiamo a bere qualcosa” come se il dissetarsi fosse il vero motivo dell’incontro. La porti in quel posto dove servono il mojito praticamente sugli scogli. Rimane piacevolmente colpita e ti fa anche i complimenti per la camicia (che non a caso è la tua “camicia fortunata”). Ti vedi un po’ come Ethan Hawke e Julie Delpy in “Prima dell’alba”, un film che a sedici anni ti aveva segnato profondamente. Un amore tanto bello quanto breve. Ma… Lei riceve un sms. Deve raggiungere subito l’amica. La vuoi accompagnare ma Lei insiste per prendere un taxi, la cui corsa, da vero gentleman, paghi tu in anticipo. Rimani lì a fissare la candela sul tavolino e il ghiaccio che si scioglie tra le foglie di menta.
Inizia l’ossessione. Provi a chiamarla ma il cellulare è spento. Torni a casa e pensi a quello che può essere successo. Passi la serata ad ascoltare un risponditore automatico di una compagnia telefonica francese.


di Stefano Baschiera

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