Tradizioni giapponesi: rilassarsi negli onsen e dormire in un ryokan - Magazine

Viaggi Magazine Lunedì 23 settembre 2019

Tradizioni giapponesi: rilassarsi negli onsen e dormire in un ryokan

La stanza di un tradizionale ryokan giapponese
© Cristina Torriano
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Magazine - Gli onsen giapponesi vengono spesso tradotti con il temine terme, termine che nell’accezione italiana ha secondo me un senso e una forma completamente diverse. Essendo il Giappone un paese con un’alta attività sismica e vulcanica, è estremamente ricco di  fonti di acqua termale (calda).Gli onsen giapponesi sono sì luoghi legati al benessere, ma con un vissuto e un rituale che ricordano quasi più un luogo religioso. Innanzitutto i sessi sono strettamente separati: ognuno ha vasche e spogliatoi dedicati e indipendenti. Negli onsen si va completamente nudi: niente costumi, asciugamani o pareo. Il fatto che i sessi siano separati rende indubbiamente la nudità più rilassante. 

Per quanto riguarda il problema tutto occidentale della moda dei tatuaggi, bisogna capire che l’ avversione nipponica deriva dal fatto che i tatuaggi erano fino a pochi decenni fa, una caratteristica della feroce mafia giapponese, la Yakuza. Per questo ancora oggi, il tatuaggio viene associato ad una persona malavitosa e violenta e impedisce quindi il giusto relax che si cerca negli onsen. Gli onsen meno turistici e più tradizionali difficilmente accettano persone tatuate, ma se il disegno è piccolo e può essere coperto con un cerotto, chiudono un occhio. Diversa è la situazione nelle grandi città come Tokyo , dove gli onsen sono più simili a centri benessere e dato il gran numero di turisti, il tatuaggio non costituisce un problema. Lo stesso Governo, in vista delle prossime Olimpiadi del 2020 ha chiesto ai proprietari di onsen di essere più tolleranti  a questo riguardo. In caso di dubbio è sempre meglio chiedere in anticipo.

Prima di entrare nelle vasche di acqua calda è obbligatorio lavarsi e risciacquarsi accuratamente. Troverete dei bassi sgabelli con docce e rubinetti e prodotti per l’ igiene, come bagno schiuma e shampo, dove prima di entrare nelle vasche (non dopo) dovrete accuratamente insaponarvi e risciaquarvi. Solitamente ci si porta dietro un piccolo asciugamano che però deve essere lasciato sul bordo della vasca e mai immerso nell’ acqua. 

Negli onsen in cui sono stata , l’ acqua era sempre tra i 40 e i 42 gradi, che devo dire è una temperatura piuttosto alta (a Budapest non si andava oltre i 38 gradi), che in genere non consente di restare immersi che per brevi periodi.Dato che gli onsen sono luoghi di relax è ovviamente richiesto parlare a bassa voce e non fare rumori molesti. All’ uscita troverete asciugacapelli, creme idratanti, spazzole monouso e altri accessori a vostra disposizione.

Soprattutto nelle aree rurali , spesso gli onsen si trovano all’ interno delle tradizionali strutture alberghiere, i ryokanIl ryokan  è un albergo tradizionale giapponese il cui stile è rimasto pressoché immutato dall’ epoca Edo (circa 1600). Le camere  sono costituite da grandi spazi senza pareti divisorie il cui pavimento è ricoperto da tatami tradizionali in paglia di riso. Sono arredati solamente con una tavola bassa e porte scorrevoli, i cosiddetti shoji. I clienti dormono su un futon che viene srotolato prima di coricarsi dalle donne addette alla camera.

Agli ospiti viene fornito lo yukata, ovvero un kimono in cotone in genere a motivi bianchi e blu, che funge da vestaglia e pigiama e che può essere indossato in ogni ambiente del ryokan. Gli ospiti sono tenuti a togliere le proprie scarpe all’ingresso dell’hotel e a usare le pantofole fornite dall’ hotel. Una volta in camera, l’ospite deve togliere anche le pantofole e a camminare a piedi nudi o indossando delle calze. Non dimenticate che per entrare nelle stanze da bagno (anche nei modernissimi hotel di Tokyo) dovrete usare un apposito tipo di ciabatte, dedicate soltanto a quell’ ambiente.

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