Magazine Giovedì 25 settembre 2003

Alessio Brandolini @ Moleskine

Magazine - Ivano Malcotti, poeta genovese, è forse uno degli ultimi esempi di poeti "civili" o "politici". Autore di poesie talmente provocatorie e radicali da creare non pochi grattacapi agli organizzatori di readings che lo invitano, non ultimo “l'oscuramento e la cacciata” dalla Fiera del libro di Torino nell'ultima edizione. E' difficile da definire Malcotti, si rischia sempre di etichettarlo: Anarchico, estremista, marxista libertario, Leninista, Black Block, pacifista radicale, missionario, tutto è terribilmente complicato per un poeta così eclettico e dissacrante. Il suo mondo poetico è quello dei vinti, dei deboli, degli emarginati, un artista maudit che canta l'ingiustizia il sopruso, la rivoluzione, tra immagini dolcissime e disarmanti e altre feroci e violente come rasoiate alla gola. Don Ciotti scrive di lui: «mi ha subito colpito la sua non comune capacità di dare Parola al silenzio muto, rassegnato e lacerante che inevitabilmente segna la vita di chi è vittima dell’ingiustizia, del sopruso, della violenza, dell’illegalità e della povertà».

Dal primo di settembre cura la rubrica "Moleskine", interviste a poeti e artisti del panorama culturale italiano sul sito-writers.it (web-magazine con articoli giornalistici, interviste e recensioni, con spazi dedicati a Letteratura, Arte e Istruzione nei quali interagiscono direttamente gli utenti).

Ecco l'intervista ad Alessio Brandolini


La "parola poetica" è aderenza o sintesi fantastica della realtà?
La mia fantasia parte dalla realtà e non si fa mai pura astrazione. Anzi, tende a far ritorno alla realtà.

Nei tuoi versi si mescolano diversi tipi di registri tematici: il colloquio, l'interrogazione esistenziale e la discorsività introspettiva, quanta necessità personale c'è nella tua poesia?
Il registro colloquiale di molti miei testi, anche quelli di tipo più introspettivo, nasce dalla voglia di dialogare con un ipotetico lettore. E questo, per me, è una necessità molte forte, tanto quanto quella d'esprimere (ormai da parecchi anni) in versi quello che sento: una fusione d'idee ed emozioni.

Hai ricevuto un premio di grande prestigio: il "Premio Alfonso Gatto 2003 - sezione Opera prima", con "Divisori Orientali" (2002, Manni Editore). Ti aspettavi un riconoscimento così importante?
Non ero a conoscenza che la mia raccolta fosse stata inviata dall'editore al "Premio Alfonso Gatto". Immagina, quindi, che sorpresa! Anche la serata della premiazione è stata interessante e importante perché ho potuto parlare di poesia e leggere i miei testi nello stupendo teatro Giuseppe Verdi di Salerno, il 7 maggio scorso, davanti a una qualificata giuria e - soprattutto - a un pubblico numeroso e attento.


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di Giulio Nepi

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