Magazine Sabato 23 dicembre 2000

Gli auguri di Maurizio Maggiani

Magazine - Se Maurizio Maggiani producesse olio extravergine d’oliva, a Natale regalerebbe agli amici un cestino pieno di barattoli colorati di cremoliva, pesto, polpa di pomodori, salsa di carciofi. Invece, come si sa, vive di storie e parole. Così, agli amici, ogni anno, regala un racconto. Lo trovo lì, puntuale, ad aspettarmi, a metà dicembre. Nella cassetta delle lettere in fondo alle scale del mio palazzo medievale, vecchio di tanti Natali. Sperduto nei vicoli di Genova dove Maurizio ha ambientato il suo ultimo romanzo. A cinquanta passi da Palazzo Spinola, dove è custodito gelosamente quell’Ecce homo di Antonello da Messina che Maurizio ama tanto.
Quest’anno, appena ho aperto la busta, ho pensato di inserire il suo racconto natalizio nel sito di mentelocale. E così gli ho telefonato. Era immerso nel traffico romano, che chissà se è peggio di quello genovese. Mi ha risposto che quel racconto è un regalo per gli amici. Che, inserendolo in rete, avrei dovuto dire che l’aveva scritto per noi più "intimi".
Ma quello che un tempo Maurizio raccontava solo agli amici - le sue infinite storie, le battute sagaci, le invettive pungenti - ormai è patrimonio di tutti. Lo hanno visto in televisione, letto sui giornali. Lo sa che le sue storie sono diventate racconti per tutti i suoi lettori.
Ancora una cosa: è stato lui a farmi comprare il primo computer e a iniziarmi al mondo Macintosh, il mitico LCII. Chiamò il mio disco rigido Desdemona. Non mi ricordo, ma forse quel nome un po’ mi inquietava. E’ stato uno dei primi a smanettare con il mouse. Non a caso ora tiene una rubrica settimanale sui videogames per un quotidiano nazionale. I suoi auguri in rete sono coerenti.
Tanti auguri per il terzo millennio, quindi, che ormai, con questo Capodanno, inizia veramente. E non c’è più scampo. Ci saremo dentro fino al collo.
LAURA GUGLIELMI







Il mio racconto per voi anche quest'anno amici ve l'ho trovato, solo che non ve lo posso raccontare: mi ci mancano ancora un sacco di parole. Quel poco che so e vi offro per dono augurale l'ho rubato a quest'uomo. E' dentro il suo sonno, nel suo sonno è detto da qualcuno che non conosco con parole che non sono facili da portarsi via. Quest'uomo dentro un sonno -forse nel sonno dentro un sogno, forse no- dentro i sassi di una spiaggia di Riviera dentro il mezzogiorno del primo giorno di sole di una stagione di tutte le piogge che sono piovute senza risparmiarlo neanche un momento. Primo giorno di sole, primo giorno di sonno dentro un anno così pieno di zeri da far paura.
Io lo farò riposare e le parole per voi le cercherò dopo con calma. Dopo le feste, magari, quando non sembrerà più un miracolo che ci potremo svegliare.
Lasciamolo dormire.
Siate felici.

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