Magazine Giovedì 18 settembre 2003

Una Moleskine per Anna Maria Farabbi

Magazine - Se dovessi indicare tre elementi della tua poetica che ti sembrano i più significativi quali elencheresti?
Concezione organica dell'opera. Attraversamento dell'identità femminile. Cosmicità. Non so se siano i più significativi ma sono tre esistenze forti nella mia ricerca.
La concezione organica dell'opera include i significati del movimento continuo, della forma aperta e non definitiva, della drammaticità della tensione tra la dinamicità del ritmo, l'acustica e l'illuminazione, connessioni e correnti. Opera come organismo vivente. La scrittura perde qualunque possibilità di astrazione. Si fa in terra per essere abitata, camminata, tastata, odorata dal corpo del lettore. Come creatura tra creature con fiato. La grammatica è il mantice della sua respirazione. Sulla via dell' inchiostro e oltre (raccolta di racconti inedita 2003) affronta direttamente questa mia concezione della scrittura.
L'attraversamento dell'identità femminile come naturale verso per conoscermi non solo biologicamente ma anche attraverso il tempo, la storia, il mito. Per conoscermi e relazionarmi con la mia interiorità e con gli altri. Lavoro per la congiunzione non per il separatismo né per la fusione. Ne La tela di Penelope (Lietocolle, 2003) lavoro su questo asse tematico.
Cosmicità, infine, come apertura profonda all'esistenza grande in una prospettiva temporale e spaziale che non comincia da me ma che mi attraversa. Io come la mia opera siamo tra l'origine e l'infinito. Questa postura esistenziale mi dà necessariamente senso di accoglienza e umiltà.

Quanto della tua poesia è identità agente e quanto finzione?
La mia opera scrittoria così come quella interiore nasce e si trasforma per un lunghissimo rigoroso camminamento di preparazione ripetizione concentrazione correzione cancellazione nominazione (che è l'azione meno necessaria). Se la mia poesia ha un'identità, un'essenza, propria e distinguibile e se questa identità è agente potrebbe dirmelo chi la riceve, il lettore, tu stesso per esempio. Sulla parola finzione. Occorre che tu precisi cosa intendi. Se ti riferisci ad una non coincidenza tra autobiografico e artistico. Se sulla distinzione tra ciò che è naturale e artificiale (arti ficiale fare arte). Comunque in due parole, sperando di poter dare una risposta soddisfacente, io non sono altro dalla mia opera. Io sto dentro. Profondamente.

Trovo che nella tua poesia, l'atto fisico vive un ruolo fondamentale, primario; la ragione arriva un po' in ritardo, devo dedurre che è la natura a condurre il gioco dell'esistenza?
Cervello cuore pancia vivono dentro il corpo. E insieme costituiscono la nostra natura. La difficoltà è viverli insieme (nello stesso seme). E il cervello farlo abitare nel cuore, affinché non si senta assoluto. Aggiungo, perché torna come costante nella mia scrittura: l'occhiello della nostra vita è l'ombelico, diapason, punto di irraggiamento e ricettivo.

Ci sono luoghi geografici particolari che ritornano nella tua poesia?
Nomino spesso Montelovesco. Un piccolo villaggio dell'Appennino umbro, tra Umbertide e Gubbio. E' un luogo fondante della mia vita. Ho una forte rispondenza tellurica ed emotiva con quel paesaggio. Vi ho vissuto alternativamente nel periodo della mia infanzia e adolescenza. In quel territorio lì vi sono le radici dei miei genitori.


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di Giulio Nepi

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