Da Ostenda a Genova la nuova Galea - Magazine

Mostre Magazine Giovedì 18 settembre 2003

Da Ostenda a Genova la nuova Galea

Magazine - È pronta, dopo 12 mesi di lavorazione, e sarà presto in viaggio la nuova Galea genovese.
I Musei del Mare e della Navigazione, al varo nel marzo 2004, non solo sfoggeranno un nuovo abito, trasferendosi in daresena nell’edificio Galata, completamente ricostruito, secondo le linee progettuali dell’architetto Vazquez Consuegra, ma avranno anche un nuovo gioiello, frutto di un lavoro di ricerca durato tre anni.
La galea arriverà a novembre, perché ora che è nei cantieri belgi tutta pronta, va suddivisa in quattro parti.
Non abbiamo saputo resistere e abbiamo dovuto soddisfare la curiosità di sapere cosa si prova a vedere una nuova Galea seicentesca, fresca di cantiere. Due misure? 40 metri di lunghezza, una poppa alta 9 metri. È grande, molto grande.
Le impressioni raccolte sono quelle del Direttore dei Musei, Pierangelo Campodonico, da poco rientrato da Ostenda.

Finalmente è pronta la Galea. Com'è dal vivo?
Un bell’effetto davvero. (E le doppie sono tutte ben marcate).
Un’iconografia di un'antica galea, andata perduta, è ora forma e dimensione nella realtà.
A livello intimo, confesso di aver pensato: stavolta l’ho combinata grossa, davvero. E immediatamente, mi sono immaginato cosa potesse essere la battaglia di Lepanto con navi di queste dimensioni, ma anche molto più grandi, in un piccolo golfo…
Una curiosità: di che legno è fatta?
In totale sono state usate circa dieci essenze. Quelle principali, però, sono due: rovere e abete. Per la sua solidità e resistenza alle torsioni e alle trazioni, il rovere è utilizzato per lo scheletro della galea, ovvero la chiglia e l’ossatura. L’abete, invece, per la sua resistenza all’acqua è stato impiegato per il fasciame.
Da Padiglione a Museo: il trascloco fisico coincide per voi anche con il cambiamento della denominazione. Può spiegarci meglio?
Quando abbiamo aperto il padiglione nel lontano 1996, per noi si trattava di una scommessa che se fosse andata bene avrebbe significato una crescita e, quindi, una trasformazione verso qualcosa di solido e identificato come un museo e non provvisorio come un padiglione. Altrimenti saremmo tornati al Museo di Villa Doria di Pegli.
Le cose hanno funzionato forse meglio del previsto, soprattutto nell’impatto con il pubblico. La nostra missione, fin da subito, è stata quella di razionalizzare e lavorare sul prodotto, lasciando ad altri il compito di pubblicizzarlo. Abbiamo avuto successo. Oggi siamo il museo più visitato in Liguria. Per questo il Padiglione adesso chiude e nasce qualcosa di maggiormente identificativo.
La definizione Musei, piuttosto che “museo”, si genera dal fatto che oggi non parliamo più di una singola collezione, ma di molte e diversificate raccolte, arricchite in quello che mi piace definire il nostro “parco espositivo”. La denominazione di museo valeva per Pegli, un grande collettore, che oggi può essere visto come il nonno della nostra raccolta.
Gli oggetti sono notevolmente aumentati. È cresciuta la parte di cultura materiale. I “pezzi di nave”, che altrove forse avrebbero avuto poco senso, qui sono testimonianze importanti e, per i visitatori, chiaro metro di paragone per capire la cultura che gli stiamo raccontando.
Per il 2004 avremo due sorprese importanti che qui annuncio, ma di cui ovviamente non anticiperò nulla. Queste ci permetteranno ancora di più di parlare al plurale di “Musei del mare e della navigazione”. Non vorremmo che si trattasse del solito museo del comune, ma piuttosto di una “casa comune”, aperta a tutti i genovesi che lavorano o hanno lavorato per, intorno o vicino al mare.
Ferveranno dunque i preparativi. A che punto siete?
Il cantiere è già avanti. Comunque si tratta di una battaglia lunga e impegnativa che si combatterà fino all’ultimo giorno. A metà novembre, con l’arrivo della Galea, ci troveremo di fronte all’operazione più difficile.
Costruire un museo è un po’ come costruirsi una casa: la casa dei sogni. È una cosa che a un direttore capita una volta nella vita. Partiamo da una realtà imponente, un’edificio che ha attraversato, dal Cinquecento, tutte le epoche. Di tutte porta i segni e la storia. Un edificio militare e mercantile che ha subìto moltissime trasformazioni: luogo di passaggio, deposito, cantiere di galee, prigione. Dopo un periodo in cui i galeotti dorminavo nelle galee, l’edificio Galata di Genova è diventato la loro casa, per quando non navigavano. Il museo racconta dunque anche la loro storia: durante il periodo che ha reso Genova potente - El Siglo de los Genoveses - esisteva anche l'altra faccia della medaglia: c'erano tanti schiavi che producevano ricchezza, contribuendo a sostenere il potere dell’aristocrazia genovese.

Nella foto in alto, da sinistra: Pieter Claebout, Hans Keters e Pierangelo Campodonico. In basso la Galea da prua.

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