Il ritorno - Magazine

Attualità Magazine Martedì 16 settembre 2003

Il ritorno

Magazine - Ciao a tutti, sono Jessica, la narratrice, incaricata da Alex di raccontarvi il suo ultimo giorno in Tchad ed il ritorno a casa (attualmente la nostra povera amica sta cercando di riprendersi dal trauma del rientro, non so bene dove e come: l’ultima volta che l’ho sentita parlava di un soggiorno di alcuni giorni alla Santuario N. S. della Guardia!?!?!).
Lunedì 1 settembre è stata una giornata di verifica: tutti gli animatori hanno espresso la loro soddisfazione per l’esperienza di Estate Ragazzi appena conclusa. Anche Alex ha fatto un bel discorso, contravvenendo a tutte le regole vigenti in loco, che vogliono la donna preferibilmente zitta (secondo un detto locale l’uomo, quando arriva a casa, deve picchiare la/le sua/sue donna/donne: lui non sa perché, ma lei/loro sì!).

Verso le 11 del mattino è stato il momento di portare i bagagli in aeroporto: in realtà il volo di ritorno di Alex e C. era previsto per le 23.40 circa, ma l’Air France, non fidandosi molto dei controlli effettuati dalla dogana locale, si prende tutto il tempo che ritiene necessario per procedere alle verifiche del caso. In effetti la dogana ha fatto “passare” i loro bagagli senza neanche ispezionarli: forse perché erano stati trasportati sul Patrol di Zio Tazio, che poche ore prima era finito in una fogna … tra le sue imprecazioni e le grasse risate dei passanti!
A mezzogiorno pranzo a base di montone ripieno e boule per tutti: mi pare valga la pena perdere un attimo di tempo per descrivere questo momento. La boule è una specie di polenta che viene messa in ciotole ricavate dalla zucca e modellata a forma di palla. Su un vassoio vengono posizionate tre palle di boule ed un piattino di salsa di pesce e verdure detta “sauce long” (long perché è collosa ed ha l’aspetto e la consistenza della bava della lumaca!). Cinque e sei persone si dispongono intorno al vassoio dopo essersi lavate le mani in un secchio. La tecnica originale prevede che ogni commensale stacchi un pezzetto di boule con le mani, sempre con le mani “lavori” il proprio pezzetto, lo intinga nella sauce e se lo metta in bocca. Dopo aver sputato sul tavolo i pezzi di pesce rimasti in bocca, ci si ciucciano bene le mani (laggiù i tovaglioli, così come le posate, non vanno molto di moda) e si ricomincia da capo. Avreste dovuto vedere i progressi di Alex in materia: la prima volta è stata ripresa più volte con un sorriso di circostanza, un po’, come dire, forzato, mentre si infilava in bocca un microscopico pezzo di boule ogni 20 minuti; la seconda volta (l’ultimo giorno appunto), secondo fonti attendibili, mangiava tanto velocemente da avere la boule fin sopra i capelli: forse grazie anche ai fiumi di birra Castle che si è bevuta (l’acool, si sa, fa sembrare tutto più … normale). Insomma tutti sono finiti a ballare, un po’ brilli, “Ciuaua” e gli altri successi del gruppo!

In un attimo è giunto il momento di partire: i pianti quasi isterici di Alex, caparbiamente aggrappata alla barba dello zio Tazio, l’attesa sugli scomodi divani a fiori dell’aeroporto di N’Djamena, i vani tentativi di prendere sonno sui ancora più scomodi sedili dell’aereo, la confusione dell’aeroporto di Parigi, l’aspetto familiare del Cristoforo Colombo di Genova (familiare perché molto simile all’aeroporto di N’Djamena: mancano solo di divani a fiori) … e poi i genitori che piangono commossi di rivedere i loro figli, gli amici che ti coinvolgono in un vortice senza fine di aperitivi, pranzi e cene per farsi raccontare … tutto troppo veloce per la nostra Alex, abituata ormai ai tempi africani … speriamo che il soggiorno alla Guardia le faccia bene!

Jessica

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