Magazine Martedì 16 settembre 2003

Il prigioniero alla Feltrinelli

Magazine - Mercoledì 17, alle ore 18, la libreria Feltrinelli di Genova varerà, in collaborazione con l’Acec Sas Liguria, l’iniziativa un film non è soltanto un film. Obiettivo di questo progetto è raccogliere una serie di testi intrinsecamente collegati ai film in uscita, per presentarli in diversi appuntamenti nell’arco della stagione cinematografica.
A far da apripista all’iniziativa, con la presenza dell’autrice, la giornalista Paola Tavella, sarà la presentazione della nuova ristampa de (Mondadori, 1998; Feltrinelli, 2003) scritto da Anna Laura Braghetti e Paola Tavella, fonte privilegiata per l’acclamato lavoro di Marco Bellocchio protagonista della mostra veneziana.

Il libro è una forte testimonianza di Anna Laura Braghetti, l’unica donna tra il gruppo di brigatisti, carcerieri di Aldo Moro. Il prigioniero racconta solo in parte la storia del sequestro. Tratta principalmente la vicenda umana di una ragazza giovane, con una vita dall’apparenza normale, che si ritrova protagonista del più clamoroso episodio terroristico italiano. Costretta a rinunciare alle proprie emozioni, alla propria umanità per consentire alla sola ideologia di determinare le sue azioni per il raggiungimento di un’utopia distante e non comprensibile. La normalità di una vita familiare falsa, utilizzata come copertura del sequestro va a scontrarsi con le ferree regole di disciplina che regolano il rapporto tra i brigatisti.
Dalle pagine del libro emerge la figura spiazzante di Aldo Moro: il nemico, l’avversario da sottoporre al “giudizio proletario”. La Braghetti ne descrive la mitezza e sensibilità, la sorprendente calma ed educazione, in un ritratto che rende ulteriormente tragico il “sacrificio morale” dell’esecuzione. Il racconto de il prigioniero va oltre al resoconto del rapimento: si sofferma anche sulla cattura dei terroristi e sull'esperienza della protagonista nelle carceri italiane, compreso il soggiorno presso il super-carcere di Voghera. Solo un rapido sguardo è dedicato ai metodi brutali degli interrogatori.

A differenza del film di Bellocchio, il libro manca completamente dell’elemento di ribellione della ragazza contro il peso di una struttura ideologico/coercitiva che non lascia possibilità emozionali. Il libro è una sorta di diario, di resoconto fedele senza traccia di quel lato romantico/ideale che caratterizza il film. Il regista de I pugni in tasca prende dal testo solo alcuni riferimenti, per poi aggiungervi i momenti di pura fantasticheria e di riscrittura di un passato falso ma possibile che raggiungono l'apice con le sequenze in cui Moro vaga per le stanze dell’appartamento per poi uscire nelle strade deserte di un’alba romana.
L’occasione per fare un confronto tra la visione di Bellocchio e la testimonianza del libro Il prigioniero si presenterà sicuramente domani sera alle 22 alla sala Sivori, dove Paola Tavella incontrerà il numeroso pubblico genovese di Buongiorno, notte.

di Redazione Cinema

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