Magazine Lunedì 8 settembre 2003

Nel nome di Antonio. Il Dottor Antonio

Magazine - Italianisti a Peagna. Cosa ci fanno otto illustri studiosi provenienti dalle più importanti università europee nel piccolo borgo sopra Ceriale? Parlano di Giovanni Ruffini e del suo “dottor Antonio”. Domenica 7 settembre è andato in scena il consueto convegno di chiusura della rassegna Libri di Liguria, che da ormai ventidue anni richiama in provincia di Savona appassionati bibliofili alla scoperta di volumi che raccontano la nostra regione attraverso le loro pagine.

Protagonisti dell’incontro i giurati del Premio Alassio Centolibri, con il quale la rassegna di Peagna è gemellata. Giovanni Bogliolo, dell’Università di Urbino, ha introdotto gli interventi di Lorenzo Mondo, critico letterario e scrittore tra i più noti e apprezzati in Italia, Peter Hainsworth, da Oxford, Manuel Carrera Diaz, da Siviglia, il belga Luc Voldere, Richard Vascheler, da Kassel, la finlandese Elina Suomela Harma e Piotr Salwa da Varsavia.

Argomento del dibattito, come detto, il romanzo del patriota ligure Giovanni Ruffini. Il dottor Antonio come romanzo da ri-leggere e ri-scoprire, attraverso la lettura e l’interpretazione di alcuni dei più autorevoli studiosi della nostra lingua. Ognuno ha portato il suo contributo per togliere da questo libro che è un vero e proprio classico della letteratura popolare, la patina di oblio che lo ricopre.

Lorenzo Mondo delinea le linee fondamentali del libro, anticipando alcuni dei temi che verranno trattati dai suoi colleghi e conclude annotando che il personaggio di Antonio racchiude in sé la risposta all’impegno patriottico dell’autore: trasformando la sua prigionia in un segno di resistenza riscatta ad un tempo Giovanni Ruffini dalla sua fuga dall’Italia (lo scrittore preferì l’esilio alla prigionia) e dà una risposta alla “fuga” del fratello Jacopo, che non fuggì, ma non accettò la prigione suicidandosi.

Sollecitato dallo stesso Mondo, Hainsworth indaga la genesi del romanzo, portando alla luce il ruolo fondamentale di Cornelia Turner ed Henrietta Jenkin, le donne che, durante il periodo della stesura, furono molto vicine a Ruffini. Non solo lo aiutarono con la lingua (il libro è scritto in inglese), ma lo influenzarono profondamente. A detta di Hainsworth è maggiore l’influenza della Jenkin: azzarda che Il dottor Antonio sia il suo sacrificio di scrittrice, che si immola nel libro dell’uomo amato invano.

Manuel Carrera Diaz legge il libro come un romanzo geografico piuttosto che storico. Quello che resta è la suggestione di personaggi che stanno in luoghi dove non vogliono stare, che vogliono andare altrove. Parla di un libro fatto di scorci, salite, panorami. Ma non è una fotografia di un’epoca: «Per questo consiglio di leggerlo ancora oggi».

Luc Devoldere propone alcune note nostalgiche attorno al Grand Tour, una grande invenzione dell’aristocrazia inglese. Racconta di un mito italiano fatto di paesaggi arcadici e amori, si suppone, facili. E chiude il suo brillante intervento con una confessione: da ragazzo il suo desiderio era quello di essere il giovane lord inglese seppellito nel cimitero cattolico di Testaccio a Roma: «Mi sarebbe piaciuto cavalcare nella campagna, respirare la malaria, tossire, morire. Insomma, avevo una vera e propria nostalgia di quei tempi».

Richard Vascheler spiega invece come sedurre le “soavi inglesine”. Ruffini non racconta la storia di un rapporto a due, quello tra Antonio e Lucy, ma mette in scena una seduzione collettiva. Il suo romanzo è studiato per attrarre le lettrici d’Inghilterra e farle simpatizzare per la causa italiana in pieno Risorgimento. Si affida, per questo, ad Antonio, che ha la barba e l’aspetto di un brigante, ma nani e modi di un gentiluomo. Lo scrittore sa che descrivere la bellezza del paesaggio e raccontare la bontà della gente sgombra il campo dai pregiudizi che impediscono all’Italia di sedere nel consesso civilizzato delle grandi potenze europee.

Di pregiudizi parla anche Elina Suomela Harma. Racconta come Sir John, padre di Lucy, cambi, piano piano, il suo giudizio assolutamente negativo nei confronti degli italiani. Piotr Salwa, infine, si domanda a chi fosse destinato il romanzo. Un libro assolutamente popolare, che segue invarianti classiche del genere: un amore avversato da parte di un genitore, un’eroina dal carattere eccezionale e un lui virile e patriota. Ma Ruffini inserisce in un canovaccio consolidato brani che esaltano il romanzo e lo rendono speciale: «Una letteratura certo datata, ma godibile ancora oggi», conclude.


Nella foto, la copertina dell'edizione del "Dottor Antonio" di Atene Edizioni - Arma di Taggia

di Donald Datti

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