Questa non è politica - Magazine

Mostre Magazine Venerdì 29 agosto 2003

Questa non è politica



La mostra Italiani di Sydney va decisamente in questa direzione. Un’esposizione di oggetti di uso comune, fotografie, film, arte contemporanea: circa 200 “pezzi” che nell’apparente confusione espositiva vogliono riflettere il continuo mutare di una cultura e che, nella loro pluralità, finiscono per rappresentare l’etereogeneità dell’italianità a Sydney.

Italiani di Sydney non è un’esposizione convenzionale: è una mostra “con” gli italiani invece che “sugli” italiani ovvero una storia raccontata dai diretti protagonisti. È la testimonianza reale della continua trasformazione ed evoluzione della cultura italiana locale. È una pietra lanciata nello stagno: vuole stimolare, come ogni seria esposizione etnico-culturale dovrebbe, la ricerca sul “cosa siamo” e “cosa invece non siamo” e come ci si rapporta con culture diverse dalla nostra. E poi è un’offerta artistica locale qualitativa che va ad occupare quella nicchia culturale che definiremo “bassa”, che è alternativa, ma anche complementare, alla cultura con la C maiuscola proveniente dall’Italia.

Ilaria Vanni, curatrice dell’esposizione, è docente di Italianistica all’Institute of International Studies (University of Technology Sydney) dove, tra l’altro, si occupa di cultura italiana a Sydney e di arte e cambiamento sociale in Italia. Partecipante alla recente serie di conferenze denominata Italians and their “others” presso la University of Western Australia di Perth con un saggio sulle feste religiose della comunità italiana cittadina, la Vanni sarà ospite dal due ottobre, in veste di artista, del Performance Space di Cleveland St. con l’esposizione Sound of missing objects. Da noi contattata, l’ideatrice di Italiani di Sydney ha voluto soprattutto porre l’accento sulla sfida rappresentata dal dover quotidianamente mediare tra il sentirsi ai margini e contemporaneamente parte integrante del flusso culturale consolidato e sulla valenza politica che la ricerca di identità culturale naturalmente implica. A questo proposito la Vanni ha indicato in uno dei lavori che saranno esposti nel salone del Museum of Sydney, quell’Identity Statement di Diego Bonetto, artista torinese che vive a Sydney, quello che a suo avviso esplora compiutamente questa sfida e le sue implicazioni politiche.
Tra le iniziative legate alla mostra ci sembra doveroso segnalare quella allestita da Mirella Alessio, docente di Italiano a Sydney, che ha preparato un “pacchetto” per le scuole (anno quinto e sesto ed High Schools, basilare ed intermedio), con attività didattica incentrata sugli oggetti esposti. Segnaliamo inoltre per il 27 settembre, un Open day durante il quale i visitatori avranno l’opportunità di incontrare la curatrice, gli artisti ed i collezionisti che hanno prestato le opere e gli oggetti.

Concludendo diremo che se siamo intimamente convinti che Nino Culotta avrebbe potuto impiegarsi, vista la sua perfetta conoscenza dell’Inglese, anche come redattore in uno dei quotidiani di Sydney, visiteremo questa mostra che rafforzerà questa nostra convinzione, che ci aiuterà a capire i motivi che l’hanno indotta e, forse, quelli che invece relegarono Culotta su un’impalcatura con una cazzuola in mano ed il cappelluccio fatto con i fogli del Telegraph del giorno precedente.

Danilo Sidari

Italiani di Sydney
Dal 30 agosto al 7 dicembre 2003
Museum of Sydney, Corner Bridge & Phillip Streets, Sydney
Info: + 61 02 92515988; www.hht.net.au
Aperto tutti i giorni dalle 9,30 alle 17,00

Potrebbe interessarti anche: , Ad Ascona la mostra tematica Arte e Perturbante , Biennale di Venezia 2017: Viva arte Viva. Da Roberto Cuoghi a Damien Hirst , Lucca Comics 2016: Da Zerocalcare a Gipi, fino ai Cosplay , Anime nere: la Calabria tra letteratura e cinema , Addio a Mario Dondero, fotografo del '900 più vero