Magazine Martedì 9 aprile 2019

La maledizione della peste nera: l'epidemia ritorna a Genova. Il nuovo thriller di Daniel Kella

Magazine - Il ritorno della peste nera a Genova, la città che nel Medioevo fu probabilmente uno dei primi porti d’ingresso della spaventosa epidemia che imperversò nel continente tutto, sterminando almeno un terzo della popolazione europea durante il XIV secolo. Negli stati del sud si parlò piuttosto della grande moria o della grande pestilenza. Furono invece i cronisti danesi e svedesi, per metterne in evidenza le orribili conseguenze, a usare per primi la terrificante definizione morte nera (dal latino atra mors, dando ad atra il significato di triste, oscuro, atroce) quando scrissero della peste del 1347-1352.

L’area di origine dell’epidemia sembra sia stata la regione dell’Asia centrale settentrionale tra le zone dell’Altaj e Tuva. Intorno al 1339 raggiunse il lago Issyk-Kul, nell’odierno Kirghizistan e le prime testimonianze scritte sull’epidemia sono state ritrovate proprio qui. Il lago era una tappa obbligata dei viaggiatori sulla Via della Seta. Nel 1346 la peste portata dai ratti e dalle pulci fece le prime vittime ad Astrachan. L’anno dopo raggiunse i confini dell’Europa di allora con l’Orda d’Oro che, guidata da Ganī Bek, assediava Caffa, nella penisola di Crimea, capoluogo della ricca colonia genovese della Gazaria e scalo sulla Via dell’Oriente. Le cronache dell’epoca riportano che gli assedianti si servivano delle catapulte per lanciare i cadaveri degli appestati dentro le mura della città. Da Caffa, la peste penetrò nella vasta rete commerciale dei genovesi, che si estendeva per tutto il Mediterraneo. A bordo delle navi, partite da Caffa nell’autunno del 1347, raggiunse Costantinopoli, e nei successivi tre anni dilagò in tutta Europa. E fu così che il contagio raggiunse Genova.   

Secondo una recente ricerca scientifica, basata su nuove moderne tecniche, gli scienziati Hendrik Poinar, Kirsti Bos e Johannes Krause hanno provato che la spaventosa epidemia tra il 1347 e il 1352 fu provocata da una variante della Yersinia pestis, ormai estinta. E se invece….

Un grattacielo in costruzione sulla collina, al posto del vecchio convento benedettino di San Giovanni. Una ricostruzione resa necessaria da un terremoto pare o da una pura e semplice speculazione? Un vecchio monaco sfrattato dalla sua cella che arriva a piedi ogni giorno quasi in pellegrinaggio sul cantiere, parla di antiche storie legate ai sotterranei. Antiche storie che restano solo favole, leggende, fino a quando Vittoria Fornero, giovane e determinata capocantiere, sta male all’improvviso, trema per la febbre, perde i sensi e viene ricoverata nell’ospedale San Martino. Ma dopo le prime frenetiche cure, si pensa a una tubercolosi la donna ha vomitato sangue, le analisi danno invece un referto scioccante: Yersinia Pestis, Peste.

Alana Vaughn, esperta di malattie infettive presso la NATO, viene convocata d’urgenza a Genova da Nico, medico, specialista in materia, suo ex collega e amante per dare il suo parere. Ma la variante riscontrata in Vittoria è la peste polmonare, la più letale dei tre tipi di peste, una malattia ancora presente sporadicamente in Africa e in Asia. La donna era stata in Africa. Poteva essersi contagiata là? Ci sono dei focolai d’infezione in Etiopia e Vittoria è passata anche di là. Ma le analisi portate avanti dalla troupe di Byron Menke, canadese e omologo di Alana presso l’Organizzazione Mondiale della Sanità scopriranno che la peste presente in Etiopia appartiene a un ceppo diverso. Vittoria non può essersi contagiata in Etiopia. E dal suo cantiere genovese manca un operaio da più di una settimana. Alana sospetta che possa trattarsi di bioterrorismo, ma Byron Menke, non è d’accordo e successivi riscontri sembrano dargli ragione.

Non resta che ritrovare prima possibile l’operaio mancante, un certo Yas, italiano ma di origine marocchina, il probabile paziente zero. Nella loro drammatica ricerca, si imbattono in ratti che circolano nei sotterranei del monastero. Ciò nondimeno mentre la peste si diffonde a macchia d’olio mietendo vittime, si cerca di contenerla coprendo con antibiotici tutti coloro che possono essere stati in contatto con gli ammalati. Se la fonte dell'infezione non verrà trovata a breve però i risultati saranno catastrofici. Parte la corsa per scoprire la verità. Sapendo che questa volta, se non si riesce a bloccare l’epidemia le conseguenze sarebbero devastanti. L’ OMS è in corsa per produrre un vaccino, ma ci vorrà del tempo. E soprattutto, se la fonte dell'infezione non verrà trovata alla svelta, il contagio potrebbe assumere proporzioni catastrofiche. Milioni di persone potrebbero morire.

Un paziente a Roma ha contratto la malattia, una donna di Scampia è stata ricoverata in ospedale a Napoli e qualcun altro sempre a Napoli si ammala. Ma se la diffusione dipende dai ratti come hanno fatto ad arrivare così in fretta fino a Napoli? I tanti nuovi casi presentano sia i sintomi della peste polmonare che di quella bubbonica. L’indagine riparte dall’antico monastero.

Nella biblioteca era conservato un manoscritto medievale scritto in latino, un antico diario che potrebbe contenere il segreto dell’attuale epidemia. Un chirurgo, un cerusico del 1300, Rafael Pasqua, ha scritto le sue osservazioni ed esperienze fatte durante l’esplosione del morbo a Genova. I capitoli del thriller si alternano freneticamente, passando dai suoi secolari ricordi su carta alla spasmodica corsa contro il tempo degli attuali ricercatori per scoprire la causa del ritorno della piaga, e l’urgenza dai ricercatori impegnati a fabbricare un efficace siero di cura. Se in passato i genovesi imputavano la peste nera agli ebrei, incolpandoli di avvelenare l’acqua, oggi cominciano a girare voci secondo cui i terroristi musulmani hanno scatenato la malattia per un atto di terrorismo. Medici, scienziati ed epidemiologi sono impegnati allo spasimo contro l’orribile pandemia che da Genova ha cominciato a dilagare in Italia. Ma perché? C’è un fatale disegno dietro tutto questo? Ci sarà modo di fermarla in tempo?

La maledizione della peste nera di Daniel Kella (Newton Compton 2019, pp. 336, Euro 9,90) è un intreccio ben congegnato. Un medical fantathriller di qualità, apocalittico, avventuroso, ben concepito e molto coinvolgente che mischia con notevole abilità narrativa storica, cara all’autore e tragedia globale.

Daniel Kalla è nato e cresciuto a Vancouver, dove vive tutt’ora. È stato direttore della medicina d'urgenza al St. Paul's Hospital di Vancouver, nella British Columbia e la sua esperienza clinica gli ha fornito l’ispirazione per i suoi medical thriller.

di Patrizia Debicke van der Noot

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