Magazine Lunedì 11 agosto 2003

Zamora

Zamora è un breve romanzo di formazione -tardiva- di impianto classico, benché scoppiettante di ironia. Strutturato quasi come un copione cinematografico –pochi personaggi, un paio di sfondi, molti dialoghi- racconta il riscatto del grigio contabile Walter Vismara –trentasei anni di amata routine in tutti i campi-, della sua rivincita sulla vita, il destino, le donne e della sua maturazione attraverso la nascita di una grande amicizia maschile. Il romanzo è ambientato nella Milano –e hinterland- dei primi anni ’60, il momento della trasformazione da paesone molto provinciale alla metropoli che conosciamo oggi.

Le disavventure del povero Walter, che aspirava al lavoro sicuro, a un solido matrimonio d’amore e odiava il calcio, iniziano con un nuovo posto, che è costretto a accettare per via della chiusura della ditta dove era impiegato. È l’inizio della fine, nessuna delle aspirazioni di Walter si realizza. Anzi, per tenersi stretto il posto di lavoro, il giovane deve improvvisarsi portiere senza mai avere toccato un pallone, per soddisfare le ambizioni da parvenu di Tosetti, il padre-padrone della piccola industria in cui è impiegato che è pazzo per il folber e ha messo su una piccola squadra di dipendenti per sentirsi più vicino ai patron miliardari e invidiati.

Per farcela, e per un senso di rivalsa contro il capo, i colleghi, il perfido Gusberti ladro di ipotetiche fidanzate, Walter si fa dare ripetizioni di portiere da Cavazzoni, un giocatore caduto in disgrazia e scacciato dal Milan. Tra i due nasce un rapporto di amicizia che cresce molto lentamente –Walter è chiuso e diffidente, l’unico suo punto di riferimento è la sorella Elvira- ma che riuscirà a superare incomprensioni e difficoltà. Quando si concluderà il rapporto professionale tra Walter e Cavazzoni entrambi scopriranno più adulti, consapevoli, pronti a affrontare la vita con una visione meno sarcastica e pessimista.

Zamora
Roberto Perrone
Garzanti
10 euro
di Antonella Viale

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