Concerti Magazine Martedì 12 marzo 2019

Sanremo 2019: quel che resta del Festival

© sanremo.rai.it

Magazine - È passato più di un mese dalla conclusione del Festival di Sanremo. La sessantanovesima edizione del Festival della Canzone Italiana, diretta per la seconda volta da Claudio Baglioni, affiancato da Virginia Raffaele e Claudio Bisio, ha lasciato dietro di sé 10,6 milioni di ascolti (dati Auditel) e non poche polemiche.

Comunque sia, molte delle canzoni presentate sul palco dell’Ariston sono in classifica nella hit parade o in rotazione nelle radio. Ma una curiosità rimane. A distanza di un mese, che cosa resta di Sanremo 2019? Quali sono i cantanti e le canzoni che hanno fatto breccia nel favore del pubblico giovane? Come possono essere giudicati a freddo? Rispondono, con un articolo collettivo, che è anche un'esercitazione di linguaggio giornalistico, gli studenti iscritti al Laboratorio di scrittura (tenuto dal Prof. Lorenzo Coveri) del Corso di Laurea Magistrale in Informazione ed Editoria dell’Università di Genova.


L'improbabile coppia Patty Pravo-Briga si è presentata al Festival con una canzone ambiziosa. Si parla del senso della vita senza voli pindarici, toccando temi sociali a noi comuni in chiave poetica. Scavando a fondo nelle parole si scopre il tema dell’amicizia come focus della canzone. Patty Pravo e Briga chiedono a chi ascolta se ha senso porsi limiti e confinare le speranze.

Argento Vivo, un pezzo a distanza di mesi non ancora del tutto assimilato e compreso. Il gap generazionale tra adolescenti e adulti è fisiologico, a volte sfocia in incomunicabilità e sentimenti di chiusura. Sentirsi in gabbia. Riconoscere il problema è sempre il primo passo e Daniele Silvestri ce lo sbatte in faccia.

Gli Zen Circus volevano “arrivare ultimi”. Eppure il pezzo proposto, L’amore è una dittatura, è un cavallo di Troia. Regalato agli spettatori, parla d'amore in modo innovativo. Vuol far pensare ma senza nessun ritornello, nessun tormentone. Solo parole, importanti, e musica autentica.

La canzone proposta da Ultimo a Sanremo è stata oscurata dalla polemica. Secondo alcuni rimane solo la brutta figura fatta sceso dal palco, per le inutili discussioni con i giornalisti e per l’atteggiamento immaturo. Si chiama Ultimo, ma non è riuscito ad accettare di non essere arrivato primo.

Testo impegnato e ritmo scandito a favore della metrica. I ragazzi stanno bene dei Negrita si ferma in fondo alla classifica del Festival, ma rimane tuttavia una buona performance della band che ha saputo dimostrare la propria abilità musicale, portando una grande energia sul palco.

La vita ci mette davanti tanti ostacoli, ma ciò che conta è affrontarli insieme è il messaggio del brano L’ultimo ostacolo. Parole semplici accompagnate da una melodia romantica e malinconica che rendono la performance di Paola Turci gradevole e d’impatto, grazie alla grinta e allo stile sfoggiati sul palco.

Abbi cura di me di Simone Cristicchi cattura immediatamente l'attenzione per il testo semplice e profondo. Come viene definita dall'autore, questa canzone racconta la fragilità dell'essere umano. La voce quasi sussurrata del cantante, accompagnata dalla lieve melodia, rende l'atmosfera intima, portando l’ascoltatore a immedesimarsi fra le pieghe del testo. 

Le nostre anime di notte di Anna Tatangelo trascina l'ascoltatore nel turbine frenetico dell'amore e nella paura di perdersi all'interno della coppia. La voce potente e pulita della cantante trasmette una sensazione di velata angoscia che traspare anche dal testo, ampliata da un'interpretazione carica e decisa. La melodia, più intensa ed emozionante nel ritornello e nella parte finale, si intreccia alle parole in un ottimo risultato complessivo.

Due generazioni napoletane e due stili musicali opposti si uniscono nel brano Un'altra luce, interpretato da Nino d’Angelo e dal rapper Livio Cori. La canzone, intrisa di dialetto partenopeo, è un inno alla loro città, interpretato con grande trasporto, che però non è stato apprezzato da molti, considerando il piazzamento in classifica.

Tutt'altro ritmo quello di Federica Carta e Shade, che con Senza farlo apposta hanno raccontato l'esperienza giovanile di un amore non corrisposto. Visibilmente emozionati per la loro prima esperienza al Festival, possono ritenersi soddisfatti della posizione raggiunta, essendosi piazzati al di sopra di alcuni big del calibro di Patty Pravo e Nek.

Forse ci si aspettava di più dal cantante bresciano, le cui doti autoriali sono considerate indiscutibili. Francesco Renga ha proposto al pubblico una canzone melanconica, forse un po' troppo astrusa, che non ha la musicalità per essere ricordata a lungo. Purtroppo nemmeno la sua interpretazione è stata in grado di trainare il pubblico, con il risultato che gli ascoltatori e la stampa erano più interessati alla sua vita privata (si è presentato al Festival con una nuova compagna) che alla canzone in gara.

«Che se ne parli bene o male, l'importante è che se ne parli» scriveva Oscar Wilde e, di Achille Lauro, si è parlato parecchio. Sarà stato il testo provocatorio, dichiarato da alcuni indifendibile per gli accenni alla tossicodipendenza, sarà stato il duetto con Morgan che ha creato quell’effetto di geni maledetti, ma di sicuro il giovane romano può essere soddisfatto della pubblicità che il Festival gli ha riservato, pur essendosi guadagnato “solo” il nono posto.

 Arisa, già nota per le due precedenti vittorie al Festival (2009 e 2014), si è presentata all’ultima edizione con il brano Mi sento bene. Il testo si concentra sulla ricerca di una soluzione ottimistica in risposta all'insensatezza della vita. Originale la scelta di un incipit e un finale dai toni malinconici, contrapposti all'inaspettata vivacità della parte centrale. Fatta eccezione per una piccola gaffe durante la seconda serata, le esibizioni sono state buone anche se forse sotto tono rispetto al passato.

Irama, giovane cantautore già conosciuto per aver partecipato al Festival di Sanremo nel 2016, ha proposto per questa edizione La ragazza con il cuore di latta. Il testo, impegnativo e complesso, racconta le fragilità fisiche ed emotive di una giovane donna, risultando a tratti eccessivo. La melodia delicata, ma qua e là grintosa, rispecchia il contenuto del testo. La presenza sul palco è sempre stata emotivamente coinvolgente, seppur molto pacata e discreta.

La band genovese degli Ex-Otago è approdata a Sanremo con una dolce ballata d'amore dal titolo Solo una canzone. Il sentimento raccontato non è l'amore folle e giovane, ma un amore più profondo e maturo. Con una melodia che risente della tradizione indie del gruppo, il pezzo viene interpretato in modo impeccabile dal frontman Maurizio Carucci.

Il giovanissimo Einar ha proposto sul palco di Sanremo Parole nuove, un pezzo che a discapito del titolo si presenta estremamente tradizionale nel testo. Una canzone su un amore ormai finito, o non più corrisposto, e per cornice una musicalità dolce e lenta. Il giovane cantante si è destreggiato benissimo sul palco, probabilmente grazie anche alla sua precedente esperienza nei talent.

Nek, con la sua canzone inedita Mi farò trovare pronto, introduce il suo prossimo album, che uscirà in primavera. Il testo, accompagnato con il ritmo electrorock, riflette sul rapporto tra l'amore e l'uomo. Un argomento inesauribile. Rimane solo da chiedersi se siamo veramente pronti a essere all'altezza dell'amore o se preferiamo nasconderci dietro i libri di milioni di parole, in questa società, in questa realtà e in questa contemporaneità.

All'opposto, il gruppo Il Volo, con il suo brano manda il forte messaggio di un uomo pronto ad abbracciare il suo amore, la sua donna ovvero la musica e la melodia. Un testo classico in cui si intreccia lo stile lirico-pop. In effetti, che cosa rimane di Sanremo 2019? La risposta è nel titolo della canzone del trio che è Musica che resta

Mahmood, con un testo semplice, ripulito da quelle volgarità gratuite che hanno fatto della trap un genere da gioventù bruciata racconta l'Italia di oggi, mescolando ritmicità arabeggianti a sonorità più nazionalpopolari. Un'Italia fatta di figli che scambianocon i padri non più di qualche sterile «come va?», che inizia una frase in italiano per terminarla in arabo, che si definisce sessualmente fluida ma a cui le rivoluzioni riescono solo a metà. Come a Mahmood. Che con la sua interpretazione pulita e impeccabile, da vero ragazzino perbene, non sconvolge. E lascia cadere nel vuoto quel messaggio arrabbiato che tanto farebbe bene ascoltare.

L’indie «non esiste». Parola di Motta. Eppure il testo e la musicalità di Dov’è l’Italia, raccontano una storia diversa. Perché del cosiddetto genere indie è intrisa ogni nota del brano del cantautore pisano: bassi forti, voce a tratti cupa, a tratti squillante e virtuosismi tecnici in secondo piano rispetto alle parole. Che, nella loro delicatezza, raccontano lo spaesamento di una generazione. Peccato per l'interpretazione un po' ingessata sul palco dell'Ariston, che solo il duetto con Nada è riuscito a rendere più disinvolta.

Una vera e propria rivelazione quella di Giovanni Luca Picariello, in arte Ghemon, che ha partecipato per la prima volta al Festival della Canzone Italiana con il brano Rose Viola. Un testo rap carico di una forte sensibilità che è stato scritto per essere donato a una donna. Il cantante parla in prima persona al femminile raccontando una storia d'amore difficile che testimonia il parallelismo tra il rapporto amoroso e la rosa: «non può esserci amore senza spine».

Enrico Nigiotti, cantautore livornese, per la seconda volta a Sanremo porta un brano ricco di emozioni, Nonno Hollywood. Un vero e proprio tuffo nel passato, un dialogo tra un ragazzo e suo nonno, un ricordo nostalgico dei momenti trascorsi. Due generazioni, quella presente e quella passata, messe a confronto, il racconto di ciò che è stato e di ciò che è.

La canzone più frizzante del Festival è sicuramente Per un milione, del gruppo reggae salentino Boomdabash, per la prima volta a Sanremo con un pezzo che sa di tormentone estivo. Un testo leggero che rimane in testa ed esibizioni scoppiettanti che per qualche minuto hanno trasformato l'Ariston in una dancehall. La giuria non li premia e li spedisce in undicesima posizione, ma il loro pezzo è tra quelli più passati in radio e canticchiati per strada.

La regina del Festival di quest'anno è sicuramente lei, Loredana Bertè, che con la grinta del brano Cosa ti aspetti da me conquista il teatro ma non la giuria. A giudicare dalle standing ovation ottenute ci si aspetterebbe di trovarla al vertice della classifica, ma si ferma ai piedi del podio in un tripudio di buu che sottolineano il disaccordo del pubblico.

(testo di Melissa Aglietti, Tijana Andrijanic, Cosimo Angelini, Marta Bizzari, Alessia Ciardullo, Martina De Marchi Da Ros, Barbara Dellai, Elena Sofia Guareschi, Alessandro Rio, Simona Rizzo, Chiara Rodino, Andrea Tedone, Sonia Timossi)

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