Magazine Giovedì 7 agosto 2003

La Mennulara, pensando a Mozart

Magazine - Abbiamo intervistato , autrice di , libro in concorso per aggiudicarsi la nona edizione del Premio Alassio Centolibri - Un autore per l'Europa. La scrittrice, originaria della Sicilia, ma da trent'anni trasferitasi a Londra dove esercita l'avvocatura, è stata protagonista dell' presso la Biblioteca Civica di piazza Airaldi e Durante.

Signora Hornby, la sua è una Sicilia che non c’è, frutto della fantasia, o che non c’è più, frutto della nostalgia?
«Non è frutto della fantasia, tranne che nella storia: è frutto di ricordi rielaborati e distillati negli anni di lontananza. Ovviamente, la nostalgia è presente».

La lingua da lei utilizzata ha destato una certa curiosità: è un italiano molto classico...
«È la linagua che parlo».

Ha mai pensato di scrivere in inglese?
«Io scrivo in inglese, e probabilmente scriverò in inglese su soggetti inglesi».

Visto il successo di questo libro, pensa ad un futuro letterario a tempo pieno o continuerà ad esercitare l’avvocatura?
«Vorrei abbinare le due attività. Scrivere è bellissimo, ma il mio lavoro mi appassiona ancora».

A chi si è ispirata nel creare la Mennulara? È una figura che per certi versi richiama tutta una tradizione di servitori, da Paluto a Goldoni...
«Ho pensato a Mozart, non agli autori di cui lei parla».

Perché ha scelto di mettere al centro della vicenda proprio una cameriera? E perché la “caccia al tesoro” dell'eredità?
«Il lavoro di cameriera ha un ruolo importantissimo nelle famiglie e certamente le persone di servizio erano dei punti di rifeerimento per me, da bambina. Non ho pensato che il mio libro avesse una caccia al tesoro, ma capisco come e perché un lettore lo pensi».

Il romanzo procede attraverso due filoni: le peripezie degli eredi Alfallipe e la ricostruzione popolare della figura della Mennulara. E si intrecciano comicità e tragedia: come è riuscita a combinare questi elementi in maniera così fluida?
«Grazie del complimento. Non lo so, mi è venuto fuori così: la vita è comicità, tragedia, ironia, esaagerazione...»

Ho letto che lei è convinta che da questo libro verrà tratto un film (ed effettivamente il materiale c’è): ha già avuto qualche contatto? Chi vedrebbe alla regia e nel cast?
«Sì, ho già ricevuto delle proposte. Per dirigere il film penso ci vorrebbe un bravo regista che capisce la Sicilia. Per il cast non ho idea, non sta a me decidere».

Parteciperebbe alla stesura della sceneggiatura?
«No, non saprei da dove cominciare. Bisogna staccarsi da una propria creazione, e lasciare fare a chi è del mestiere».

Quanto c’è dell’avvocato in questo libro?
«Tutto, penso, perché questo è quello che sono, da quasi trent’anni».

Quali prospettive ha per il Premio Alassio?
«Non lo so. Si partecipa nella speranza di vincere. Non conosco le opere degli altri finalisti, perciò non posso nemmeno azzardare una previsione».

di Donald Datti

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