Magazine Mercoledì 6 agosto 2003

Una serata da ricordare

Magazine - Genova avrà la sua notte famosissima? Già, perché no? In effetti la Notte di San Giovanni può ben stare alla pari con quella veneziana del Redentore, da cui la separano poche settimane.
Per me, trapiantato in laguna da ormai vent’anni, ritornare nella mia città di origine ritrovandola di volta in volta sempre più amata, restaurata, valorizzata, con bei teatri, bei musei, mostre importanti, è sempre un gran piacere. Ormai non mi meraviglio più degli eventi e delle occasioni culturali. Una delle ultime è stata, appunto, la Notte di San Giovanni, ricorrenza di cui hanno scritto grandi autori (il Sogno di Shakespeare, Signorina Giulia di Strindberg e, nel cinema, Sorrisi di Bergman e forse anche Le Nuits d’Eté di Berlioz). Notte importante, notte di riti della terra, notte di santi, miti e misteri, piccoli e grandi peccati inconfessabili e inconfessati.

Un ampio ventaglio di proposte a vari livelli di fruizione e per varie fasce di età portava, gomito a gomito, i ragazzi impegnati in una caccia tematica, con i visitatori di una mostra di oreficeria di grande qualità e gli appassionati d’arte che nelle stesse sale di Palazzo Imperiale in Campetto stavano col il naso all’in su per godere di affreschi di grande bellezza e rara accessibilità.
Al piano nobile del medesimo palazzo, una suggestiva installazione in collaborazione con Leonardi V-idea con l’emozionante possibilità di vedere evocati visivamente i geniali veleni della Salomè ineguagliabile di Carmelo Bene; musei aperti sino alle 23 e poi il Rogo di Erodiade.
Insomma, una festa spontanea, intrigante, trasgressiva, “incuriosente” e coinvolgente, stimolante e pazza come lo erano stati i felicissimi primissimi carnevali veneziani della fine degli anni settanta, mai disgiunti dalle spontanee, naturali compresenze di sacralità e blasfemia.

Nel medesimo ambito, Ombra, di Attilio Caffarena

Una visione diagonale per un teorema ironico e puntuto come le forbici con cui danza autoseducendosi la Salomè elegante di Marta Antonucci; ai lati due efebi pronti alla flagellazione, cugini primi delle creature di Beardsley.
Il lavoro puntuale di Attilio Caffarena, misterioso e sornione, ospite e demiurgo della festa della mente cui siamo invitati passando per un vicolo che vorremmo (potremmo?) immaginare e sperare sordido: trasudare seduzioni ed emozioni inconfessabili.

L’algore enigmatico dello sguardo della Vitti/Salomè in un rimando geometrico di rifrazioni e frantumazioni del pensiero come dell’immagine fisica riflessa, vista come dall’alto di un ponte. Lo sguardo sull’abisso di una lucidità autopersecutoria suffragata da una precisione paranoica delle parole deliranti recitate da una voce fuori campo che ci rimanda gli afrori sofferti e le fascinazioni frustrate di Salomè nei confronti di Jokanaan nella pièce di Oscar Wilde.
Le immagini della Notte di Antonioni per la Notte di San Giovanni in cui ci immergiamo, voyeurs di un male di vivere d’antan per poi spiare de visu l’azione, sino ad essere spiati e svelati dal nostro stesso sguardo rimandato da uno specchio che ci viene indicato/proposto/imposto dal regista che, accompagnandoci verso l’uscita, ci estromette/esclude cortesemente/decisamente/repentinamente dal suo/nostro sogno per restituirci alla nostra/nostra realtà.

Emilio Campanella

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Oggi al cinema

Alpha Un'amicizia forte come la vita Di Albert Hughes Azione, Drammatico, Thriller U.S.A., 2018 Dopo una battuta di caccia finita male, un giovane uomo delle caverne lotta contro una serie di ostacoli per ritrovare la strada di casa. Un’emozionante storia di crescita ed iniziazione arricchita dal forte rapporto tra il protagonista e un lupo. Guarda la scheda del film