Magazine Mercoledì 6 agosto 2003

Una mennulara d'Inghilterra

Magazine - Simonetta Agnello Hornby è una signora a dir poco sorprendente. Dopo un’onesta esistenza dedicata al lavoro impegnativo di tutelare i diritti dei minori e dei loro genitori come avvocato con studio nel quartiere di Brixton a Londra, un ghetto dell’immigrazione dove ha esercitato per trent’anni, crescendo contemporaneamente un paio di figli e relativi nipotini, si è trovata proiettata nell’infido mondo dell’editoria con sua grandissima sorpresa. Il suo romanzo d’esordio La Mennulara è stato pubblicato da Feltrinelli e ha riscosso un successo notevole.

La signora Hornby, che ha presentato il libro a Alassio martedì 5 agosto, è finalista del premio Centolibri un autore per l’Europa. E con il suo candore di solida professionista che deve tenersi a galla in un mare di effimero, con qualche isoletta e pochi porti sicuri, ha raccontato a un pubblico numerosissimo, la sua storia intrecciata a quella della Mennulara. Cominciando dall’inizio, dal lavoro nobile e impegnativo di avvocato dei minori: «Nella mia vita molte cose sono dovute al caso –ha raccontato- non ho scelto questo settore della mia professione. Anzi, avevo cominciato nella city, in uno studio che faceva diritto commerciale. Ma mi ero sposata giovane e quel lavoro era incompatibile con la famiglia: per una madre siciliana è impossibile mandare i figli in collegio come fanno gli inglesi, da noi ci mandavano i bambini cattivi… così ho visto un annuncio per un avvocato dei minori –l’ufficio era anche vicino a casa- e mi hanno presa subito, probabilmente non c’erano altri candidati. I colleghi di studio scommettevano sulla data del mio ritorno all’ovile… invece non sono tornata, ma il lavoro era terribile: insieme alle assistenti sociali toglievo i bambini a genitori forse indegni, per metterli in istituto. Non faceva per me e alla fine ho aperto uno studio in cui venivano tutelati anche i genitori. Da noi non si sceglievano i clienti, accettavamo tutti».

E a quel lavoro –probabilmente parco di soddisfazioni, ma sicuramente assai nobile- Agnello Hornby confessa di dovere parte del suo talento di scrittrice. Un po’ perché di mennulare ne ha incontrate tante, di tutte le nazionalità e le etnie, un po’ perché ha imparato a scrivere: «Scrivevo le deposizioni cercando di creare un sorta di suspence, per incuriosire il giudice. Perché di solito i giudici si annoiano a leggere quaranta cartelle di testo e, secondo me, saltano le pagine. Allora scrivevo le storie delle esistenze dei miei clienti inserendo colpi di scena –autentici naturalmente- verso la metà. Per me è stato facile costruire la storia, difficile scriverla, in italiano poi, dopo trent’anni di anglofonia. Anche i titoli dei capitoli, che hanno incuriosito parecchi lettori perché è sempre più raro trovarli nei libri, vengono dal mio lavoro. Sono semplicemente note che scrivevo per me, per ricordarmi quello che doveva succedere, dei piccoli promemoria come facevo quando scrivevo deposizioni lunghe. In questo caso servivano perché non ho scritto il romanzo cronologicamente, ma secondo il tempo che avevo. Se c’era una scena difficile, la riservavo al week end, quelle più semplici le scrivevo la sera».

La mennulara è stata concepita –come narra la leggenda, che tuttavia Hornby conferma- durante una sosta forzata di due ore all’aeroporto di Fiumicino, in attesa di un aereo che non voleva partire. Per la prima volta nella sua vita da adulta, ha raccontato la scrittrice, si è trovata sola con se stessa e con il tempo per pensare. Esauriti i pensieri su casa, progetti, famiglia, le sono comparse davanti agli occhi –come il titolo di un film- le parole “La mennulara”, seguite dal film, appunto. Quando ha iniziato a scrivere, Hornby aveva già tutto il romanzo in testa.

«Non è un libro storico –ha aggiunto l’autrice- e neppure un libro di ricordi in senso stretto, anche se l’ho scritto sulla Sicilia. Infatti nulla di ciò che scritto mi appartiene, né fa parte del mio mondo, nemmeno il paesaggio. I personaggi sono tutti inventati, quindi probabilmente sono tutti un po’ di me».

Ora sta scrivendo un altro romanzo siciliano, che –dice- sarà l’ultimo con quella ambientazione. D’altra parte la stessa mennulara –sottolinea Hornby- è come una sintesi delle moltissime donne che incontrato in Inghilterra per lavoro.

di Antonella Viale

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