Attualità Magazine Mercoledì 9 gennaio 2019

Perché si viene al mondo? «Ho 86 anni e ancora me lo domando»

Magazine - Ho compiuto ottantasei anni e ancora non ho capito perché si viene al mondo. All'età di quattro anni ricordo perfettamente gli sforzi che facevo per rammentare i posti in cui ero prima di nascere. Ho trascorso la mia infanzia e la mia giovinezza pregando Gesù e la Madonna, sono stata anche novizia per un certo periodo della mia giovinezza per capire cosa ci stavo a fare in questo mondo, senza riuscire a cogliere un qualche significato plausibile nella dottrina cattolica. Mi stava particolarmente antipatico il Dio, padre stizzoso e permaloso che, per avere soddisfazione, faceva ammazzare il Suo figlio prediletto, al posto del colpevole Adamo.

Poi divenni atea e in un momento di debolezza mi sposai. In seguito non ci fu setta esoterica o religione esotica, che non fosse da me consultata per una qualsiasi risposta al perché siamo stati condannati ad abitare questo pianeta che, tra l'altro, come dice Ungaretti, doveva essere migliore prima di essere abitato - Come bene doveva andare il mondo prima che l'uomo fosse -.

La fisica quantistica, d'accordo con Jung, dice che siamo tutti in comunicazione, i neurologi affermano che il nostro cervello, dentro il quale i neuroni si scambiano cariche elettriche, funziona come una specie di computer, usato non si sa da chi. Tra poco forse andrò di persona nell'altra dimensione ma con le idee sempre più confuse

Potrebbe aiutarmi? Grazie.


Buongiorno 86 enne in cerca di risposte
,
la ringrazio per la stima, ma sono almeno 10.000 anni che gli esseri umani si pongono le stesse tre domande: Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? E che io sappia nessuno è mai riuscito a dare una risposta del tutto esauriente. In compenso, come lei stessa ha sperimentato, in questi anni molti si sono arrogati il privilegio di essere a conoscenza delle risposte a questi eterni quesiti.

Qualcuno con maggiore etica, ma anche altri, con tentativi più improvvisati. Dunque sia chiaro che non pretendo di avere in tasca la soluzione perché, lo ammetto, posso solo limitarmi a condividere con lei solo alcune marginali riflessioni su di un argomento più grande di me.

Riguardo alla sua frustrazione nel non trovare risposte alle sue domande, vorrei citare il pensiero di alcuni autorevoli studiosi sistemici che hanno intuito come sia impossibile per chi appartiene ad un insieme comprendere tutte le regole dell'insieme stesso e delle regole di questo insieme con altri insiemi esterni.

In altre parole, noi vediamo solo quello che i nostri occhi riescono a vedere e solo nel modo in cui i nostri occhi sono in grado di percepire. O, detto in altre parole, un batterio all'interno del nostro stomaco sicuramente è in grado di capire come si digerisce il cibo, ma difficilmente sarà in grado di capire chi, come e dove si produce quel cibo che arriva nello stomaco. E fin qui non ci sarebbe niente da aggiungere, se non fosse che noi esseri umani siamo un po' più complessi di un batterio e di conseguenza ci facciamo domande un po più complicate, anche se non siamo cosi tanto evoluti da capire, davvero, tutte le risposte.

Ed è questo uno dei nostri dilemmi: vogliamo essere unici, ma poi ci spaventiamo quando scopriamo che essere unici vuol anche dire essere soli. E ci sentiamo troppo deboli per affrontare, da soli, un mondo cosi tanto più grande di noi. Per questo cerchiamo, in un modo o nell'altro, di trovare delle spiegazioni alla confusione che a volte ci atterrisce.

Tempo fa ho letto che è per questa ambivalenza che sempre, in tutte le epoche e in tutte le culture, gli esseri umani hanno sentito il bisogno di avere, conoscere e onorare un Qualcuno di più grande che ci protegga, così come un bambino piccolo si sente al sicuro se ha un padre e una madre che lo proteggono.

Ma allo stesso modo dei bambini piccoli, che non riescono a capire la complessità e le necessità del mondo dei genitori, così anche agli adulti succede di non riuscire a capire la complessità delle regole di un enorme Universo-Padre-Madre che ci compenetra. E spesso, per molti, già il solo sapere che lassù c'è chi, più grande di noi, ci protegge, è davvero d'aiuto e di conforto.

Altri, invece, affrontano da soli i propri limiti e le proprie debolezze. Anche se, qua e là, trapela qualche indizio che esista un qualcosa al di là della nostra vita terrena, anche se questo qualcosa richiede più un atto di fede che non un'analisi critica.

Non mi resta duqnue che scusarmi con lei perché, come vede, anche io non riesco a rispondere alle domande che continuano a tormentarla. Anche se mi permetto di suggerirle che, con i suoi 86 anni, è lei stessa ad essere la risposta alle sue domande.

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