Magazine Venerdì 1 agosto 2003

Acqua da leggere, storia da bere

Riproponiamo una vecchia segnalazione in occasione della presentazione del libro di Giuseppe Altamore, Qualcuno vuol darcela a bere. Acqua minerale, uno scandalo sommerso, Frilli Editori, alla Festa dell'Unità, mercoledì 1 settembre alle 21, presso la Sala Matteotti. Alla serata parteciperà anche Alberto Fiorillo.

È facile d’estate parlare d’acqua, è facile come parlare di libri da spiaggia.
E allora andiamo fino in fondo, con la scusa che il 2003 è l'Anno Internazionale dell'Acqua: leggiamo un libro che non è per niente da spiaggia, Qualcuno vuol darcela a bere: acqua minerale, uno scandalo sommerso di Giuseppe Altamore (Frilli Editori), ovvero l’acqua minerale e l’acqua potabile a confronto alla luce delle normative che in Italia ne disciplinano la gestione.

Ma, prima di tutto, facciamoci una domanda: chi è Giuseppe Altamore?
È giornalista e scrittore: vicecaporedattore di “Famiglia Cristiana”, ha al suo attivo tre volumi (Istruzioni per l’uso, Oscar Mondatori, 1992; Tutte le parole dell’economia, Oscar Mondatori, 1994; Personal Budget, Sole24 Ore, 2001).
Il suo nuovo libro ci mette di fronte ad una serie di osservazioni piuttosto approfondite relative all’acqua che beviamo: acqua potabile (di rubinetto o del sindaco, come amano dire alcuni) e acqua minerale naturale in bottiglia.
Forse molti sanno che, ormai da tempo, noi italiani siamo il popolo che consuma più acqua in bottiglia, terzi nel mondo dopo USA e Canada. Per dare qualche altro numero (dato il caldo, è concesso): sono 84 i milioni di ettolitri d’acqua in bottiglia prodotti in Italia, contro i 77 della Germania e i 63 della Francia; 160 sono le imprese che lavorano nel settore, ma il 70% del mercato è controllato dai primi 6 gruppi; 700 sono le sorgenti e 250 le etichette.
Fermiamoci qui. Che la cosa sia un interessante business, mi sembra scontata.
Il fatto è che in Italia ci sono due normative distinte che regolano le acque da bere: l’una l’acqua potabile, l’altra l’acqua minerale. L’esistenza di due sistemi normativi indipendenti, come sottolinea Altamore, crea alcune ambiguità e insoddisfazione da parte di quei pochi utenti che amano essere informati.
Per esempio: “le concentrazioni stabilite per alcuni parametri chimici per le acque minerali naturali divergono anche sensibilmente rispetto a quelli fissati per le acque potabili”. È il caso, per esempio, dell’arsenico, dei nitrati, del manganese, del bario, del fluoro, del cadmio, ecc. Inoltre per “taluni metalli pesanti non sono previsti limiti". Occorre aggiungere che “non è previsto l’obbligo di indicare la composizione analitica delle 19 sostanze più pericolose per la salute”, e ancora che “le etichette possono riportare alcune indicazioni sulle caratteristiche dell’acqua (clorurata, magnesica, ferruginosa, ecc.), ma le eventuali controindicazioni sono facoltative”.

Il libro pone in relazione atti legali, lettere, interviste, estratti di Decreti legislativi, tabelle, ecc. spesso utilizzati senza spurgare il linguaggio giuridico da termini tecnici e barocchismi del caso, cosa che avrebbe certo reso queste parti più snelle e leggibili.

Per tornare al ludico e alle letture da spiaggia cosa c’è di meglio di un classico fumetto, magari anche vecchio di qualche mese, ma mai finito di leggere. Eccoti là che persino in Topolino, n° 2465, del 25 febbraio 2003, la storia di punta, (p. 5-29), in stagione non sospetta, si occupa proprio di acqua: Zio Paperone e la Sfida Minerale. È la classica battaglia tra Paperone e Rockerduck che senza sorprese, ma con rocambolesche avventure, si conclude con la vittoria di Paperone.
Senza inoltrarsi troppo tra i disegni di Alessandro Gottardo e i testi di Giorgio Pezzin, va notata l’attualità della storia e la riflessione concreta che pone: com’è possibile produrre più acqua da una sorgente senza snaturarne il fenomeno geologico che la rende acqua minerale? Risposta: è impossibile, perché diventa insipida, come decreta funereo l’omino nero del disegno, che si occupa del “controllo qualità”.
Come fa allora Rockerduck a produrre milioni di bottiglie, contro le sole cinque mila di Paperone? Ci viene in aiuto una didascalia, che segue la scoperta da parte di Paperone e nipoti dell’intrigo perpetrato da Rockerduck: “La sorgente è esaurita da tempo e l’acqua che riempie il lago proviene da un tubo collegato all’acquedotto!”. E Rockerduck ci finisce di spiegare “In fabbrica ci limitiamo ad aggiungere bollicine e sali...”
Insomma, leggetevi la storia: è uno spasso, però se vi leggete anche il libro di Altamore, forse tanto spassosa non la troverete più.
E poi dicono che certa letteratura è di intrattenimento...

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