Magazine Giovedì 31 luglio 2003

Bagdad Café

Vita quotidiana al tempo della guerra. Famiglie che montano serbatoi d’acqua potabile sul tetto di casa e altre che scavano pozzi in giardino senza sapere se potranno bere o no quell’acqua, l’antiquario che svende la sua merce, un cantante iracheno che imita Elvis Presley, il vecchio barbiere di principi e ministri che può permettersi di criticare apertamente il regime, il barcaiolo del Tigri, i proprietari dei caffè o l’allenatore della nazionale di calcio che racconta le torture subite dai giocatori.

Lo sguardo attento e partecipe di un giornalista coglie così i particolari, le piccole storie, le difficoltà di un popolo prima, durante e dopo una guerra. Lorenzo Cremonesi, inviato del Corriere della Sera in Iraq, ha raccolto in un volume edito da Feltrinelli le sue cronache, alcune inedite, ma in gran parte già pubblicate.

Della recente guerra in Iraq abbiamo visto le immagini dei bombardamenti, le dirette tv dei tanti reporter. Ed è cronaca recente la morte dei figli di Saddam Hussein, i combattimenti che non finiscono e le armi di distruzione di massa che non si trovano. Cremonesi ha preferito raccontare gli “interni di una guerra”, come dice il sottotitolo, cioè le paure, le speranze, le sofferenze della gente comune. Incontrata ogni giorno nei mercati, per le strade o nei caffè. E alle loro tante voci ha unito quelle di personaggi eccellenti, da Terek Aziz al cardinale Etchegaray o il portavoce degli ispettori dell’Onu.

Perché un conflitto che coinvolge i grandi del mondo, coinvolge anche i piccoli, le piccole storie di ogni giorno, quelle vite comuni, umili, semplici, normali sconvolte da un conflitto, incapaci di concepirlo ma che con l’orrore, la miseria, la paura, le bombe, la povertà devono imparare a convivere. Perché esiste la vita sempre e comunque, forse soprattutto dove la morte è più forte.

“Molto materiale è stato raccolto dall’interno dei diversi caffè della città”, racconta il giornalista, “lunghe chiacchierate con la gente comune, della strada, un modo per raccogliere le voci del dissenso e della critica al regime, in maniera certo edulcorata, perché la maggior parte aveva una paura terribile della censura, della polizia, del carcere, della tortura”.

Lorenzo Cremonesi è nato a Milano nel 1957. Da oltre 25 anni segue le vicende mediorientali e probabilmente è l’inviato occidentale che più si è fermato a Bagdad tra l’autunno del 2002 e il maggio 2003.
“Sono sempre stato a Bagdad” dice l’autore “e il libro è una storia della città. Un racconto attraversato da molti altri racconti, come quello delle atrocità commesse dal regime: ho incontrato per esempio l’allenatore della nazionale irachena di calcio che mi ha raccontato questa cosa orribile perpetrata del figlio di Saddam, che puniva i calciatori che non gradiva facendoli calciare un pallone di cemento, facendogli distruggere per sempre le dita dei piedi”.

Gabriele Di Totto

Bagdad Café,
Lorenzo Cremonesi
Feltrinelli Editore
pp. 155
12 euro
di Donald Datti

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