Cercando la democrazia: il nuovo libro di Bruno Musso - Magazine

Cercando la democrazia: il nuovo libro di Bruno Musso

Attualità Magazine Mercoledì 19 dicembre 2018

di Bruno Musso

Di seguito una sintesi critica di Bruno Musso sull'attuale crisi della rappresentatività politica, concetto che si sviluppa all'interno del suo nuovo libro Cercando la Democrazia edito da Melangolo.

Magazine - Le ripetute critiche mosse al governo giallo/verde sono corrette e condivisibili ma rigidamente inutili, perché attaccano chi non è responsabile della situazione. Infatti gli attuali governanti sono stati eletti dal popolo e non hanno tradito il mandato ricevuto perché il loro comportamento, pur contestabile, è stato più responsabile di quello sbandierato in campagna elettorale per ottenere l’appoggio popolare.

Deduciamo quindi che il popolo non sa autogestirsi e necessita di qualcuno che lo faccia per lui? Affermazione molto pericolosa in netto contrasto con i valori fondanti della nostra cultura specie di sinistra, nonché con l’irrinunciabile istanza democratica.

Più serio è cercare una spiegazione al fenomeno e a questo fine ricorriamo a un esempio: se un uomo viene trascinato in mare da un’ondata si pone l‘unico problema di come sopravvivere e raggiungere la riva; solo in un secondo tempo, finita l’emergenza, potrà partecipare a un dibattito su quali lavori sono necessari per la messa in sicurezza della zona, onde evitare il ripetersi del fenomeno.

Questa è la situazione dei nostri paesi democratici, condizionati da mille ansie legittime: la perdita del lavoro o la paura di perderlo, le difficoltà di sposarsi o di comprare casa a causa della precarietà, il timore della globalizzazione o dell’extra comunitario sotto pagato, una sanità negata, trasporti e altri servizi pubblici non funzionanti, l’aumento dell’imposizione e la riduzione dei redditi. In sintesi una progressiva perdita di diritti, libertà e benessere.

Nessuna evoluzione economica giustifica questo peggioramento. L’introduzione del motore nel ciclo produttivo, in sostituzione della fatica umana, ha permesso di passare dalla situazione di disperata miseria della seconda metà dell’Ottocento agli anni ’90 del Novecento, decuplicando reddito, libertà e diritti, nonché di ottenere un benessere diffuso mai raggiunto prima. 

L’elettronica e l’intelligenza artificiale inserita, negli ultimi 50 anni, nel ciclo produttivo possono e devono garantire un miglioramento economico/sociale almeno analogo a quello realizzato in un secolo, dalla fine dell’Ottocento. Viceversa, nonostante le tante speranze, siamo tutti diventati più poveri.

Il popolo non ha la soluzione né la teorizza - questo compito spetta a chi detiene il potere - però (giustamente) non accetta più la situazione e chiede solo di cambiare; non importa come, purché si cambi. Il discorso coinvolge, più o meno, tutte le democrazie avanzate e caratterizza il successo di Trump, Macron e i gilet gialli, la Brexit, il nostro governo giallo verde, la crisi della Merkel.

Rimane un solo punto fermo, confermato definitivamente dal governo giallo/verde, e cioè che la generale crisi economico/sociale non è un fatto di uomini ma di meccanismi economici/istituzionali non più idonei al loro compito.

Che fare? Forse non è difficile immaginare che il nostro sistema istituzionale non regge più; è stato teorizzato a metà del ‘700 dall’Illuminismo francese per dare legittimazione e potere alla rivoluzionaria società borghese e garantire la libertà dei cittadini. Ha raggiunto tutti i suoi obbiettivi e ci ha liberati dalla dittatura, però in questi 3 secoli la società è radicalmente cambiata: non esiste più il proletariato né la borghesia; assistiamo a un aumento spaventoso del ruolo pubblico perché è diventata strategica la gestione del territorio (in prospettiva il 70% dell’occupazione); attività quasi totalmente delegata al pubblico, per la quale però non si dispone dei meccanismi istituzionali necessari.

Si impone quindi un meccanismo di partecipazione collettiva più avanzato; l’elettronica può facilitare la consultazione di ciascuno di noi su ogni argomento; ma la vera difficoltà consiste nel fornire la conoscenza necessaria a effettuare le scelte. Se decido su cose che conosco e che mi riguardano cresce la democrazia, in caso contrario la demagogia, come nella situazione odierna. Una conoscenza diffusa può però nascere solo da una diversa e diffusa partecipazione produttiva. 

Soluzione non facile ma non impossibile; a giugno ho pubblicato Cercando la democrazia; non pretendo certo di aver trovato una risposta soddisfacente ma almeno di averla cercata. Fino a quando continueremo a credere che questa è una crisi congiunturale risolvibile con le vecchie teorie keynesiane non arresteremo la marcia verso il baratro.

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