Concerti Magazine Lunedì 28 luglio 2003

Magnifica, magnetica Odetta

Magazine - La terza edizione di Just Like a Woman – Tributo alle Regine della Musica si affaccia per la prima volta sui moli del Porto Antico.
E la serata inaugurale (venerdì 25 luglio) vede una personalità di livello internazionale, davvero fuori del comune.
Conosciuta solo col suo nome - Odetta (di cognome fa Gordon, da Birmingham – Alabama, ma si è trasferita con la famiglia a Los Angeles all’età di sei anni), la prossima notte di capodanno festeggerà il 73° compleanno e subito dopo i 50 anni della prima incisione discografica.
La sua è la storia di un’artista dalle straordinarie doti vocali, ma dalla pelle nera, che non poté, negli States anni ‘40 – ‘50, realizzare la sua aspirazione di divenire cantante lirica. Ha così dato il meglio nell’interpretazione e nella diffusione del folk revival, del gospel e del country–blues. Notevole il suo apporto alla causa della lotta per i diritti civili, capitanata da Martin Luther King.
Il 29 settembre 1999 il presidente Clinton ha riconosciuto un ruolo e una carriera straordinari, premiandola col National Endowment for the Art’s Medal of the Arts, massimo riconoscimento per un musicista americano.
Il pubblico è, purtroppo, ridotto all’osso e, una volta di più, gli assenti hanno avuto torto marcio. Ma merito di una scelta, importante sul piano della qualità e coraggiosa su quello organizzativo, va riconosciuto a Massimo Sabatino e alla sua Energie Service, con la direzione artistica di Ezio Guaitamacchi.

Odetta, appena salita sul palco, recita una bella poesia di Marianne Williamson, con un verso finale - Mentre ci liberiamo dalla nostra paura, la nostra presenza automaticamente libera gli altri – capace di far riflettere in profondità.
E bastano pochi secondi della prima canzone per far restare letteralmente a bocca aperta gli spettatori presenti che, pur in numero assai limitato, la seguono affascinati, gratificando la grande cantante americana con una grande partecipazione. Una voce magnifica, nera, profondissima, ma capace di salire e scendere senza sforzo, calda, duttile, assolutamente non falsificabile, un miracolo della natura, ma anche dell’applicazione.
L’accompagna con la diligenza richiesta il pianista newyorchese David Keys, una “presenza” da gangster irlandese uscito da un film di Sergio Leone.
I pezzi in repertorio sono quelli della tradizione afro–americana, con una particolare attenzione e predilezione per uno dei giganti del blues – Lead Belly – e così si possono ascoltare ottime interpretazioni di Rock Island Line, Bourgeois Blues, Jim Crow Blues e Rock Island Line.
Eccellenti anche le versioni dello standard gospel I’m Gonna’ Let It Shine, mentre un tributo ad un altro “monumento” Bessie Smith è T. B. Blues.
Il bis Midnight Special, successo di Lead Belly, conosciuto anche attraverso le innumerevoli rock cover version, conclude un set davvero magistrale, per cui gli aggettivi meraviglioso e affascinante non sono affatto un’esagerazione.

In apertura di serata si è esibita la trentaduenne Leda Battisti, un cognome e un luogo natale (Poggio Bustone) illustri, come la lontana parentela.
Prima di ricevere dagli organizzatori il Premio “Janis Joplin” recita la traduzione di una poesia Red Football di Sinead O’ Connor.
Carina, occhi chiari e lunghi capelli scuri, fin sul principio del fondo schiena, pantaloni a vita bassissima e mini toppettino a paillettes, aria simpatica, interpreta con disinvoltura alcuni brani.
Suoi L’acqua al deserto (eseguita due volte in versione solo e con un quartetto unplugged) a Un fiume in piena, presentata a Sanremo ’99 - dal primo album - a Love in San Francisco – dal secondo Passionaria, intervallati dalla celeberrima Fragile di Sting. Conclude con l’anteprima di due brani Caipirinha e Queen of hearts, tratti dal prossimo album, in uscita a settembre.
Voce caratteristica e timbri abbastanza originali, dimostra di avere buone qualità, ancora sostanzialmente inespresse.

Giovanni Villani


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