Concerti Magazine Lunedì 28 luglio 2003

Patty Pravo stupisce ancora

Magazine - La seconda serata di Just Like a Woman. Tributo alla Regine della Musica, organizzato al Porto Antico da Massimo Sabatino e dalla sua Energie Service, con la direzione artistica di Ezio Guaitamacchi, ospita la data genovese (sabato 26 luglio) del tour 2003 di Patty Pravo, denominato “Stupiscimi”.
E ancora una volta ci riesce, infatti mantiene, tagliato il traguardo dei cinquantacinque anni, quella ieraticità nell’aspetto che ne fa realmente una delle poche signore della musica italiana.
Sembra tra l’altro aver decisamente superato i problemi di salute che l’avevano costretta a cancellare le prime due date.
Fisico asciuttissimo, pelle del viso candida e liscia, capelli biondissimi tirati su, indossa una gonnellona argentea, con molte trasparenze, calze a rete e polacchette in pizzo entrambe nere.
La rassegna concede uno spazio all’attività del Telefono rosa contro la violenza nei confronti delle donne e ogni sera le artiste ospiti recitano una poesia.
Patty, informata all’ultimo momento della cosa, tira fuori dal cilindro un brevissimo aforisma di Oscar Wilde “La vita è una cosa troppo importante per parlarne seriamente” e, come al solito, riesce a spiazzare l’uditorio.
Inizia un’esibizione di qualità in cui la musicista veneziana spazia notevolmente in un repertorio assai vasto, con l’ausilio di un piccolo monitor.
L’apertura è fulminante, con sonorità decisamente aggressive, molto spostate sul lato rock e manda in visibilio il pubblico che, stasera, riempie l’arena e specialmente il gruppo di variopinti fan che si assiepano sotto il palco.
Si distinguono Fammi male che fai bene e Lontano dall’ultimo album Radio Station.
Il gruppo è di tutto rispetto con ben tre chitarre, Nicola Di Staso, Edoardo Massimi e il nizzardo Christian Gonzales, Andrea Innesto “fiatista” di fiducia di Vascoai fiati, Alessio Graziani a pianoforte e tastiere e due session men con un curriculum di gran classe (Diana Ross, Herbie Hancock e Rick James, solo per fare qualche nome) alla sezione ritmica Lance Lee (batteria) e Keith Eaddy (basso).

Ma è sempre Patty a padroneggiare la situazione, col suo incedere teatraleggiante, quel modo così caratteristico di flettere le braccia e articolare le dita delle mani, quel roteare gli occhi chiari e vivissimi, uno sguardo fulminante da vera diva.
Poi comincia una “sezione – chicca” con un’interpretazione intensa e più riflessiva di due stupende creazioni di Ivano Fossati Pensiero stupendo e Vola, seguite dalla classica E dimmi che non vuoi morire e Niente da Radio Station.
Non nega i brani più famosi (e forse i più attesi), ma si diverte a darne interpretazioni alternative o riarrangiate.
Così Se perdo te, a due pianoforti (lei stessa Graziani), La bambola ”flamencata” cantata molto in spagnolo e poco in italiano, Qui e là in cui duetta prima col sax e poi col piano, Ragazzo triste col pubblico che canta in coro.

Lo scambio con gli spettatori è continuo; una ragazza le passa un fazzoletto di carta per detergersi il sudore e subito arriva la richiesta “ma poi lo rivogliamo indietro”, un altro grida “sei pazza!” e lei fa così così con un gesto delle mani e del capo.
C’è spazio anche per canzoni poco eseguite dal vivo come Cocci, Notti bianche e Oltre l’Eden.
A chiudere Love letter a due voci con l’aiuto di Christian Gonzales e Sconosciuti cieli, di cui ha scritto il testo su musica, come sempre liquida e suggestiva, di Vangelis.
“Ite missa est” proclama la “divina” e manda tutti a casa.

Giovanni Villani


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