Magazine Venerdì 25 luglio 2003

Onde

Le voci dell'acquario parte 4a



I quattro, grazie alla loro guida, proseguono il loro viaggio, la paura che provavano fino a poco prima è remota, completamente sepolta dalle meraviglie di quel mondo.
Mentre Enrico cerca di far cantare la canzone della Sirenetta ad un gambero, gli altri si riuniscono attorno ad una foca che racconta loro come sia arrivata in quel posto: i quattro ascoltano la sua storia, di come sia stata salvata, ancora cucciolo, dalla ferocia di alcuni bracconieri che avevano ucciso a bastonate la sua famiglia, dagli uomini di una base scientifica; ora vive nell'acquario felice di essere stata adottata da questo posto, felice di vivere in un mondo simile al suo ma a contatto con gli uomini che si divertono a giocare con lei attraverso i vetri.

I quattro bambini sono colpiti dalla storia della foca ed incantati dal brillare naturale dei suoi occhi grandi e così pieni di lacrime da commuovere. Hanno ancora nelle orecchie la voce della foca quando si allontanano per continuare il viaggio.

«Fermatevi, per favore, fermatevi!»
«Chi…?» si chiede Mattia prima di capire da dove giunga quella richiesta,
«I dielfini!!», urla Enrico.
Sono Das e suo figlio, sembra che vogliano parlare con voi», interviene Tsugumi.
«Fermatevi vi prego, aspettateci»
«Tranquilla, non ci muoviamo», dice Mattia, «come possiamo aiutarti?»
«Vedete, io sono sempre vissuta in una vasca e anche mio figlio Dakkar è nato qui, per noi il mondo è sempre finito nelle vasche nelle quali siamo chiusi. Ma so che là fuori, al di là dell'acquario, c'è una vasca grandissima che mio padre chiamava l'acquario di DIO, se è vero che un posto così grande esiste, ditemi vi prego come è? Io lo chiedo agli uomini, ma loro non capiscono quello che diciamo. Un tempo uomini ed esseri delle acque vivevano assieme e si comprendevano, ma gli uomini hanno dimenticato come si faccia ad ascoltare la voce della natura, e voi siete i primi esseri umani dopo tanto tempo che parlano con noi capendo quello che diciamo loro. Vi prego raccontateci tutto quello che sapete, fateci felici».
«Stai parlando del mare, degli oceani, certo che esistono».
«Scusa Mattia, posso parlargliene io», interrompe Ilaria: lei il mare lo ha visto per la prima volta quella mattina ed è eccitata all'idea di poter dividere le sue emozioni con qualcuno che non lo ha mai visto, quindi comincia: «Il mare è una distesa d'acqua immensa, è talmente vasto che sembra che arrivi a toccare il cielo, sembra una tavola che si colora a seconda del cielo: è azzurro intenso d'estate, verde o grigio d'Inverno quando il cielo è coperto dalle nuvole. Il vento che lo attraversa porta con sé il suo sale e lo deposita sulla costa. Il mare accoglie il sole la sera per renderlo il giorno dopo, e il sole all'alba e al tramonto lo colora di rosso e di oro».
«Quando è mosso fa paura e noi bambini non possiamo farci il bagno», interviene Enrico.
«Dentro ci sono tantissimi pesci di tutti i tipi, e sono così tanti che non esiste acquario che possa contenerli tutti. Poi accoglie gli uomini e le loro barche, ma spesso li scaccia distruggendo ogni cosa gli si opponga con la sua furia», dice Alessandro.
«..ma è un luogo dove è bellissimo passare le vacanze perché alla sua riva si può giocare, abbronzarsi e rinfrescarsi quando il sole diventa troppo caldo», dice Mattia, che il mare lo conosce meglio di tutti gli altri, «e poi un enovese lo ha affrontato ed è stato accolto dalle sue correnti, ha affidando al mare la sua vita per dimostrare che la sua idea non era solo un sogno, che esisteva qualcosa al di là del mare».
«Bellissimo! Attraverso le vostre parole e le vostre emozioni mi sembra di vederlo, di viverlo. Grazie!!»
«Perché non torni al mare?», chiede Ilaria.
«Mio figlio è troppo giovane e poi siamo impreparati alla vita lontana da queste vasche, la gente che è qui è la nostra famiglia e, credimi, rinuncio volentieri alla meraviglia del mare se questo significa vivere a contatto con gli esseri umani».
I bambini sono incantati mentre guardano il delfino e il suo piccolo allontanarsi fino a sparire.

Il vostro viaggio è quasi finito: io e i cavallucci possiamo accompagnarvi fino a quel corridoio, il resto dovrete farlo da soli, oltre quell'ingresso vi aspetta la voce che avete sentito quando siete entrati in questo mondo. Ora che sono stata con voi ho capito perché siete stati scelti, ed è il momento che anche voi lo capiate.
«Grazie Tsugumi!» e mentre lo dicono scendono dai loro mezzi di trasporto e si avviano verso quella porta.

di Francesco Cascione

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