Magazine Martedì 22 luglio 2003

La grande delusione di Tabladini

La grande delusioen di Tabladini

Con una vis polemica maggiore del solito Francesco Merlo, nella sua rubrica su Sette, ha recentemente attaccato Umberto Bossi con parole molto dure.
“Non è un ministro degenerato in cafone, ma piuttosto un cafone promosso a ministro”, scrive il giornalista.
Merlo ha invitato la coalizione di maggioranza e quella di opposizione a far fronte comune e a “liberarsi di Umberto Bossi e dei suoi squadroni della volgarità, lasciarli in un angolo a sbraitare le loro indecenze, isolare il loro veleno di sguaiataggine e di eversione” perché questo “sarebbe la grande riforma istituzionale verso la civiltà, molto più importante del maggioritario”. Al di là delle opinioni di Merlo, delle provocazioni di Bossi e dei suoi, può risultare interessante leggere un libro pensato, scritto e stampato molto prima delle proposte cannonate agli immigrati o delle considerazioni sulle (presunte) allegre abitudini dei turisti tedeschi in Italia.
Bossi: la grande illusione, pubblicato per i tipi dell’Editori Riuniti è stato scritto da Francesco Tabladini, parlamentare ex leghista. Tutto quello che avreste voluto sapere sul Senatur e non avete mai osato chiedere? Forse sarebbe meglio dire che non hanno mai osato dirvi. Non è un biografia, ma il resoconto del “dietro le quinte” della vita politica, un libro coraggioso scritto da uno che l’ha vissuta con passione e che a un certo punto si è sentito tradito dal suo leader.
Tabladini racconta i retroscena dalla nascita del movimento leghista fino ai recenti accordi per il secondo governo Berlusconi.
Dalle piccole sedi del partito, dalla sua candidatura, alla campagna elettorale su e giù per le valli con la macchina per incontrare le persone, fino alla vita in Parlamento, al suo difficile ruolo di capogruppo Lega Nord in Senato, tra alleanze pubbliche e quelle sottobanco, con un Bossi segreto che strapazza i suoi colonnelli e decide la linea politica in pizzeria, i ricordi si mischiano alla vita privata di Tabladini, alla moglie “la Giuseppina”, ai problemi di salute e tutto è raccontato con ironia e un pizzico di amarezza e rimpianto. Rimpianto per le speranze della “prima guardia” deluse dalle continue “giravolte che Braveheart ha fatto”.
“In un partito che non ha mai accettato il dissenso e ha preferito espellerlo” Francesco Tabladini, classe 1942, padre della Lega a Brescia, senatore dal ’92 al 2001, è stato espulso dal Carroccio dopo essere entrato in rotta di collisione col suo Boss(i).
E a chi lo accusa di essersi in qualche modo vendicato con questo libro risponde di no.
“Questo mio lavoro, scrive l’autore, lo dovevo a tutti quei leghisti della prima ora e a tutti coloro che ci hanno votato. La Lega non è di Bossi, ma di tutti quelli come me che si sono rotti la schiena per portarla dallo 0,6 delle elezioni di Lonato dell’87, al 30 e passa per cento di metà anni ’90”.
Gabriele Di Totto
F.TABLADINI, Bossi: la grande illusione, Editori Riuniti, Roma 2003, pp 200, 12 euro
di Cristina Buzzegoli

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