Concerti Magazine Lunedì 21 luglio 2003

Keith Jarrett dalla Costa Azzurra II

Quanto della nomea affibiatagli di un cattivo carattere è fors’anche dovuto all’inciviltà di flashes sparati, a rumori ineducati che ne rovinano la concentrazione?
Viceversa non lo disturbano i suoni naturali, il vento che va fortunatamente in calando e la risacca - il palco della “Pinede Gould” è a pochi metri dalla riva -, tanto che ad un certo punto “dirige” la melodia del mare che s’infrange sulla sabbia.
Lo scenario naturale è suggestivo, come lo stormo di uccelli bianchi, forse gabbiani, che sorvola la platea, nella luce flebile, tra il tramonto del sole e il salire pian piano della luna.
Vedere l’arcuarsi delle mani di Jarrett, il flettersi delle dita, il fascio di nervi che, su dai polsi, s’intravvede spuntare dalla camicia a ¾, cattura l’attenzione dello sguardo e la trepidazione dei sensi.

E’ un continuo gioco di tensioni e distensioni, un equilibrio al limite tra creatività assoluta e rielaborazione di standards classici, in cui giocano un ruolo determinante, anzi danno l’esatta definizione di come debba essere concepito un trio, DeJohnette e Peacock. Il primo accarezza più che picchiare, con quella sua inimitabile perizia nel suonare sottotraccia, quel swing così “sottile”, il secondo che si serve di un contrabbasso tedesco della metà del XIX secolo - è quasi l’anima, cui gira intorno il gruppo–, sempre elegante, fluido, dolce, capace di trovare un riff differente per ogni brano.
Disse una volta Jarrett “Le migliori improvvisazioni che io conosca sono quelle che vengono quando non ho nessuna idea. Non devi mai pensare: bene, adesso farò questo o quello. Né chiederti come andare avanti. Tu sei cosciente della musica e del pubblico, ma quello che più importa è dimenticare tutto e lasciarsi andare liberamente”.

E mettendo in pratica ne vengon fuori dodici brani (tra cui On Green Dolphin Street, Calypso, I Didn’t Know What Time It Was, I Thought About You, God bless the child, I’ll See You Again e, già suonati qui l’anno scorso, Yesterdays e So Tender) - due ore di musica, divise da un intervallo.
Sorride al termine, verso il pubblico che lo acclama e verso i due compagni di viaggio, ringrazia, s’inchina e concede due bis - il famoso blues di John Lewis Two Degrees East Three Degrees West, immortalato nel live “Up for It”, registrato proprio a Juan un anno fa’ e la rivisitazione della super classica ballad (per crooners) When I Fall In Love.
La notte, ormai calata, riporta il pubblico coi piedi per terra, dopo aver volteggiato tra le vertigini espressive e i momenti magici regalati da un musicista sempre alla ricerca della perfezione. Domani, 22 luglio, il Keith Jarrett Trio sarà a Roma, il 25 a Cagliari e il 27 ad Ancona, se potete, non mancate!

Giovanni Villani

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