Quando Cinquepiuuno fa 30 - Magazine

Attualità Magazine Venerdì 18 luglio 2003

Quando Cinquepiuuno fa 30

Magazine - Cinquepiuuno
5+1
A livello grafico: cinque pinguini in fila e uno di fronte.
Sono un gruppo di architetti associati che, oggi, contano uno staff di quasi 30 persone, tutte tra i 24 e i 36 anni. La loro dimora è uno spazio, estremamente generoso: un appartamento al piano nobile di Palazzo Pallavicino (via Interiano): 500 mq interni e altrettanti di giardino. Grandi volumi affrescati e con tutti gli stucchi del caso, vivacizzati da colori e gigantografie di progetti in corso d’opera, concorsi, modelli e Master Plan. Al centro delle stanze grandi tavoli comuni su cui siedono innumerevoli carte e computer con relativi autori all’opera.

“Quando una cosa è brutta non ci si può fare molto, se non accettarla e trovare il modo di organizzarla”, spiega Alfonso Femìa, uno dei cinque pinguini e fondatore del gruppo che, gentilmente, mi fa da Cicerone. Ma chi sono e da dove vengono questi giovani architetti, che hanno molto lavoro su carta ma anche, che ci crediate o no, cantieri aperti e altri già chiusi.
”Nel ’95, quando ci sentivamo pronti per qualcosa di più concreto, ci siamo guardati intorno, ma in giro non c’era niente. Abbiamo colto questo vuoto come un’opportunità per rischiare: ci siamo costituiti in studio. Nessuno di noi aveva ancora preso decisioni vincolati e ci sembrava una buona alternativa, al panorama desolante che ci si prospettava. Eravamo più o meno tutti amici e, non so più come, ma di fronte al notaio, alla fine, ci siamo ritrovati in sei: cinque ragazzi e una ragazza. Da lì è nato il nome.”
E il pinguino, da dove viene?
E' un animale che vive solo in gruppo. Questa è anche la nostra filosofia e il nostro accordo: ognuno di noi è libero di calarsi nello studio e trovare il proprio ruolo, però nessuno si fa i fatti suoi. Comanda quello che lo studio vuole proporre, anche se poi ognuno è chiamato a contribuire dal suo particolare punto di vista. Non c’è demagogia in questa scelta. Non è neppure una strategia di marketing.
Com’è dunque che funziona il vostro lavorare in gruppo?
Non partiamo mai con un dogma. Per ogni progetto cerchiamo una nuova soluzione.
Punto di partenza: il progetto sul tavolo. In quel momento si accettano tutte le incursioni del caso. Chiunque passi in quel momento e abbia un’osservazione da fare viene ascoltato perché, banalmente, spesso è proprio un’osservazione casuale che può generare una nuova soluzione. Promuoviamo la teoria del dubbio e nell’ambito di uno stesso progetto cerchiamo sempre di fare valutazioni d’insieme che contemplino più aspetti del quesito posto. Per cui a volte ci capita di sconfinare, rispetto al mandato, e magari proporre anche uno studio grafico e dell’immagine del nostro cliente.
In cosa dunque siete specializzati?
In niente. Facciamo grafica, appartamenti, abbiamo cantieri grandi e piccoli, facciamo design e incursioni nel mondo dell’arte con contaminazioni. La nostra ricerca quotidiana è sul progetto. Spesso è difficile scorporare il progetto in comparti stagni. L’unica cosa richiesta intorno al tavolo è la coerenza del ragionamento.
Siamo una generazione che non ha avuto maestri e che ha fatto i conti con una certa stasi nel mondo dell’architettura.
Quando sono arrivati i primi risultati e come?
Attraverso la vittoria di due grandi concorsi. Nel ’96 la prima, per il nuovo ospedale di Biella e, nel ’97, la seconda, per la riconversione delle aree ex-caserma Bligny di Savona in un nuovo Campus Universitario. Nel ’96 avevamo anche ottenuto il nostro primo incarico su la riorganizzazione di spazi pubblici (Comune di Sestri Levante): opportunità che ci ha dato molta visibilità e che è nata in coincidenza con un nuovo spirito delle amministrazioni pubbliche locali volto a realizzare opere nel corso del mandato, dunque in controtendenza con l’immobilismo vissuto fino a quel momento.
Che cosa rappresenta per voi il cantiere? I cittadini nella maggior parte dei casi di fronte ai lavori in corso mugugnano, gli anziani lo vivono quasi come un entertainement e per voi cosa significa?
Il cantiere è un atto di violenza. Va comunicato. Modifica uno stato e dunque va gestito. In particolare va curato l’aspetto psicologico per non creare poi incomprensioni tali da far fermare i lavori anche per anni, con un danno doppio per chi persegue la fine dei lavori e chi abita o vive la zona interessata.
2004: progetti?
Proporremo forse contaminazioni con l'arte, ma anche un dibattito serio all'università. Ma qualsiasi cosa fosse, preferirei realizzarla prima del dicembre 2003.

Il mio giro prosegue e anche il piacevole quasi-monologo della mia guida. Mi racconta moltissimo altro, ma niente che non si trovi anche sul loro sito www.cinquepiuuno.com , eccetto un anteprima assoluta: venerdì 25 luglio arriverà in città un campidoglio femmina, o meglio la sua coda, opera dell'artista Danilo Trogu.

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