I racconti di un viaggiatore - Magazine

Viaggi Magazine Giovedì 17 luglio 2003

I racconti di un viaggiatore

Magazine - Andrea Maria è morto domenica 29 giugno mentre scalava la cima Mondini, nel gruppo dell'Argentera, in provincia di Cuneo. Aveva 33 anni, abitava a Molassana e lavorava al terminal della Grimaldi.
Andrea era uno da scoprire con calma. Occorreva adattarsi al suo ritmo interiore. Alle sue assenze di mesi che tu sapevi, da lontano, piene di qualcosa di interessante. Aspettavi il momento di farti raccontare cosa n'era stato in tutto quel tempo del suo sguardo vivo e semplice, della sua curiosità, della sua intelligenza fuori da ogni schema, laterale, penetrante.

No, se avevi fretta, o se eri uno di quelli che l'amicizia esiste solo se ci si vede tutte le sere al bar, te lo perdevi. E perdevi molto. Abbiamo perso molto domenica 29 giugno 2003, su quella montagna del cuneese.

Andrea era uno che nessuno dei suoi amici lo sospettava, ma aveva un mare di amici. Penso che avesse bisogno come dell'aria che respirava di raccogliere e vagliare punti di vista diversi dal suo. E non perché il suo punto di vista fosse quello di uno zelig, tutt'altro: non c'era alcuna debolezza, né filosofica né pratica, nel suo pensiero. Per questo mi piaceva tanto discutere con lui, io che condividevo poco delle sue idee. Ma come avrei potuto, se non condividere, almeno non invidiargli la passione per i "nonni" dell'Anpi di Molassana, per dire.

Durante i giorni bestiali del G8 eravamo su posizioni diverse, ma determinati entrambi a vivere quello che stava succedendo. Così abbiamo cominciato un dialogo che ha preso il prima, il durante e il dopo di un evento che avremmo voluto molto diverso. Io apprezzavo il suo essere anarchico per amore (non per amore "della libertà", ma "per amore", e basta), e non per antagonismo fine a se stesso. Lui apprezzava il mio desiderio di essere testimone della realtà di un movimento di cui non condividevo ideali e metodi. È stato importante esserci, per me, ma soprattutto confrontarmi con lui, perché in quei giorni qualcuno ha tentato di creare divisioni nella testa della gente, e con noi due non c'è riuscito.

Del resto c'erano tante cose che ci univano. Il cinema. In dieci anni avrò visto almeno cinquanta film con lui. Lo yoga, che abbiamo praticato insieme per più di un anno. Il calcio a essere sinceri ci divideva, ma da buoni cugini. Poi c'era internet, e nella rete è rimasta la sua traccia in centinaia di messaggi (google ne conta 637 dal giugno 2000 al giugno 2003) lasciati nei newsgroup di Genova, del Genoa, della montagna, dei viaggi. Si firmava Togo o Re del Togo, perché l'Africa occidentale gli era rimasta nel cuore. Da qualche anno Andrea aveva cominciato a fare grandi viaggi insieme a un suo collega. Andava via per un mese all'anno, scattava foto e prendeva appunti. Ma soprattutto incontrava gente. Neanche due mesi fa ha raccolto un po' dei suoi ricordi di viaggio pubblicati su it.hobby.viaggi e me li ha mandati. Li ripropongo qui, insieme ad altri suoi interventi di altro genere che ho trovato, perché sono scritti bene e dicono molto del suo sguardo sulle cose. Spero che ne possa percepire la peculiarità anche chi non l'ha mai incrociato. Ciao Andrea.

Alessandro

Buenos Aires

Enorme e soffocante. Ci sono cose che mi sfuggono in Baires, sono troppe le contraddizioni per una Parigi sudamericana: i modernissimi centri commerciali e le boutiques alla moda espongono merce da mercato rionale, internet point come funghi contaminano le vie del centro, esauste Fiat Regata sfrecciano al fianco di taxi belle epoque e fiammanti Chevrolet (sintomo di una fase Hobart nevrastenica?) e spedire un postal mi costa quasi 5$: troppi, decisamente troppi per chi ha nel cervello e nel cuore la Patagonia. Baires è un treno che corre verso il Retiro passando per i supermercati coreani, i colibrì in gabbia e i venditori di penne improbabili e gentili. Baires è un treno troppo simile ai nostri "pendolari" per considerarla un'estranea. Baires non ha il mare e se lo ha non c'è. Dov'è Zarate? Dov'è Puerto Madryn? Sogni di milleeuna notti passate in banchina...

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