«E se fossi lesbica?»: forse è solo paura e ipocondria - Magazine

«E se fossi lesbica?»: forse è solo paura e ipocondria

Attualità Magazine Giovedì 6 settembre 2018

Magazine - Buongiorno Dottore,
Sono una ragazza di 24 anni. Al momento sotto shock. Mi spiego: esattamente un anno fa ho scoperto di essere vittima di una relazione con un narcisista patologico, il che mi ha fatto sprofondare in uno stato di depressione, di dissociazione e di ipocondria che prosegue da circa 10 mesi. Non ho intrapreso alcun percorso terapeutico nel frattempo, credendo di potercela fare da sola, ma ho comunque sempre scritto i miei progressi o peggioramenti. Oggi era un’altra di quelle giornate in cui stavo registrando gli ultimi avvenimenti, cercando di scavare più a fondo, e ho avuto un momento di lugubre illuminazione.

E se fossi lesbica? E se è questo che il mio inconscio cerca di dirmi? L’ho scritto e sono entrata in panico. Da piccola mi sono sempre piaciuti i bambini e crescendo ho sempre avuto relazioni con ragazzi (anche se a volte la libido non era al massimo), ho baciato solo una volta una ragazza (da ubriaca, tra l’altro) e ricordo di non aver provato niente. Ho avuto diversi sogni lesbo a essere sincera, ma ne ho avuti altrettanti etero (!). Ed ho sempre provato una tremenda ammirazione (a volte anche attrazione sessuale) per le ragazze belle, con tanta personalità e brave in quello che facevano, capaci di godersi ogni rapporto sessuale, al contrario mio, e hanno sempre esercitato un certo fascino su di me, che di base sono insicura (senza contare che dopo quella bellissima relazione, ora non ho più idea di chi io sia e di quali siano le mie convinzioni, ma questa è un’altra Storia).

Il fatto è che appena l’ho scritto, ho sentito tutto il mio corpo pervaso da una sensazione di liberazione mista al terrore di esserlo davvero. Forse perché sono cresciuta in un ambiente abbastanza omofobo, a partire dalla mia famiglia. E ho quindi il terrore di dover cambiare i miei piani di vita, di dover accettare questa cosa, ma soprattutto di doverlo dire ai miei genitori e ai miei amici. Ora che ci penso, sono sempre stata ossessionata dal pensiero: e se fossi lesbica davvero e stessi solo reprimendo i miei sentimenti? Secondo lei si tratta di una vera epifania o la mia è solo un’ossessione? Mi scuso di essere stata un po’ prolissa e confusionaria, ma il terrore mi ha destabilizzato.

Buongiorno ragazza di 24 anni

La ringrazio di avere  scritto al Lettino virtuale e spero davvero di esserle d'aiuto anche se nel rispondere sarò succinto. Intanto trovo eccessivo che lei si definisca vittima di una relazione sbagliata (la definizione di narcisista patologico è tanto di moda quanto fuorviante).

Piú semplicemente è rimasta affascinata da una persona effettivamente affascinante ma inadatta ad una relazione. Cose che capitano molto piu frequentemente di quanto non si pensi. E non è scritto da nessuna parte  che ciò che è bello faccia anche bene (anche se ci piacerebbe tanto che fosse cosí).

Presumo che questo l'abbia portata a dubitare di se stessa e delle sue capacità di giudizio e come dice lei,  ciò l'ha resa ipocondriaca. Ovvero ha inziato ad avere paura di essere malata o meglio di essere sbagliata e,  seguendo una concatenazione pseudo logica, di aver paura di essere omosessuale! Cosi come una persona sana ma ipocondriaca ha paura di ammalarsi e cerca ogni piu piccolo indizio che possa ipotizzare la possibilità di una terribile malattia. Ma é solo una paura. E le paure vanno affrontate e non subite.

In altre parole. Nella sua storia, non ci sono indizi che possano far pensare che lei sia o possa essere omosessuale. Lei cita solo degli episodi e pensieri e ipotesi, cosi insignificanti e banali  quanto può esserlo un brufolo rispetto all'aver contratto il vaiolo (e sia ben chiaro che l'omosessualità non é una malattia). E forse sarebbe interessante capire quali sono i percorsi mentali che la portano a considerarla una sciagura.

Morale: le relazioni sono complicate e spesso difficili e dolorose. Ma anche questa non è una malattia né é il segno che siamo o ci siamo, sbagliati. È semplicemente quello che si definisce la vita.

Ed io le  auguro che lei ricominci a godersela tutta (scivoloni compresi).

Saluti

Dott.Marco Emilio Ventura
Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo
Genova

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