Magazine Martedì 1 luglio 2003

Il dì di festa di Roberto Alajmo

Prende il via martedì 8 luglio il conto alla rovescia per l’assegnazione del Premio Alassio 100 libri – Un autore per l’Europa, giunto alla nona edizione. Alle 21.15, infatti, si terrà il primo dei sei incontri con l’autore. Ad “aprire le danze” sarà lo scrittore siciliano (nella foto), autore di (Mondadori). L’incontro avverrà presso la Biblioteca di Alassio, in piazza Airaldi e Durante 7.

Spesso i suoi libri partono da un fatto di cronaca. In questo suo ultimo lavoro, Cuore di madre, sembra non essere così. È il segno di una svolta?
«Se proprio vogliamo, all’origine c’è un germoglio di cronaca anche in questo caso: si tratta del rapimento del figlio di un pentito di mafia. Ma in effetti si tratta di una svolta dovuta a una mia evoluzione intima di scrittore. Ormai la cronaca diventa una punta di spillo, il giro di manovella che faceva partire i vecchi motori a scoppio: serve a far partire la storia».

Il libro indaga il rapporto di una madre-padrona e di suo figlio. Sciascia sosteneva che “molte tragedie del Sud, ci sono venute dalle donne, soprattutto quando diventano madri”. Il suo romanzo sembra avvalorare questa tesi.
«Infatti penso che sia profondamente vero, anche se bisogna dire che la società siciliana, come tutte, è in continua evoluzione. A questo proposito va chiarito che si tratta di una società solo in apparenza patriarcale: in realtà c’è un forte filo rosso che lega la madre ai figli, soprattutto ai maschi. Le madri sono delle reggenti, dei ministri degli affari interni che si occupano della casa e di tutto quello che concerne i figli. C’è un’ingerenza molto forte della madre nella vita del figlio: in questo modo il principe non diventa mai re».

Il libro è decisamente “nero”: parla di una tragedia, della quale però sembra i protagonisti non si rendano conto fino in fondo…
«Il romanzo è ambientato nell’interno della Sicilia, in un panorama arcaico, dove i protagonisti entrano in contatto con l’esterno solo tramite la televisione. La tv ha un ruolo pesante, è un basso continuo che fornisce loro dei modelli che non possono seguire, perché sono impreparati. Ma la televisione è anche una sorta di “certificato di esistenza delle cose”. Madre e figlio stanno combinando un disastro, ma la tv non ne parla: allora è come se questa tragedia non avesse luogo».

Nel romanzo convivono un’atmosfera surreale e perfino ironica e una assolutamente tragica. Come possono coesistere queste due realtà?
«Devo dire che il registro umoristico e quello tragico si combinano con una grande difficoltà: è una scommessa. Il mio lettore ideale è quello che ride, ma subito dopo si chiede se per caso non abbia fatto male a ridere e gli arriva un pugno nello stomaco. Vorrei un lettore che non vada imboccato e rassicurato, ma che mantenga sempre un livello critico. Lo scrittore fornisce esorcismi, ma non può modificare la realtà. Il nascondersi le malattie non è mai stato foriero di guarigioni».

Per concludere, un commento sul Premio Strega, che la ha vista aggiudicarsi recentemente il secondo posto dietro alla Mazzucco.
«L’unico commento che mi sento di fare è che, forse per la prima volta nella storia dello Strega, il secondo classificato era più contento del primo. La Mazzucco era la favorita da tempo, quindi ha dovuto fare gli scongiuri e ha diluito il piacere lungo questi mesi. Io invece ero un outsider, e quindi mi sento super fortunato. Eppoi sono pure interista, quindi arrivare secondo è quasi un onore. Direi che è un secondo posto che ha qualcosa di leopardiano: è il sabato del villaggio, un buon viatico per quella che potrebbe essere la bella domenica del Premio Alassio o del Campiello».
di Donald Datti

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