Magazine Lunedì 14 luglio 2003

Karenina, perché no?

Nella foto: la copertina del libro

Magazine - Premio Alassio 100 libri – Un autore per l’Europa avanti tutta. Proseguono gli incontri con gli autori in gara per aggiudicarsi la nona edizione del concorso nazionale. Dopo gli incontri con e con , martedì 15 luglio sarà la volta di Rosa Matteucci (nella foto), autrice del romanzo Libera la Karenina che è in te. L’appuntamento è alle 21.15, presso la Biblioteca di Alassio, in piazza Airaldi e Durante 7. Abbiamo intervistato la scrittrice, che vive tra l'Umbria e Genova.

Partiamo dal titolo: direi che è quantomeno originale
«È una battuta del romanzo: Anna Karenina è una donna che muore per amore, e la frase è provocatoria. In questo romanzo i personaggi muoiono metaforicamente: è un tributo che si paga all’amore. Quando si è trattato di decidere il titolo per il romanzo ho scelto questo perché ho pensato che se mi fossi trovata di fronte a un libro con un titolo del genere lo avrei acquistato, mi sarebbe piaciuto».

Come definirebbe questo romanzo, una storia d’amore?
«Penso che avrebbe potuto essere una bella storia d’amore, di quelle che piacciono a me, che sono una persona romantica. Ma è anche la tragedia di un rifiuto. I protagonisti maschili sono personaggi diversi, ma accomunati dall’insicurezza. Penso sia un termometro della contemporaneità: gli uomini sono spaventati dalla figura femminile aggressiva. C’è troppa ostentazione da parte delle donne: portano pantaloni militari, sono tutte sbucazzate di piercing…».

La donna del 2000 è aggressiva e l’uomo è incapace di amare?
«Penso sia un problema di incomunicabilità. Tutti cercano il grande amore: i personaggi maschili del libro sono entrambi innamorati, ma uno non riesce a esternare il suo sentimento, l’altro prima esterna, poi si tira indietro, legato anche al suo ruolo di militare. La donna, invece, è più naturale. Ma il finale è sferzante: mi sono molto divertita a far morire uno dei protagonisti».

I suoi personaggi non hanno un nome: a cosa è dovuta questa scelta?
«Si tratta di personaggi quasi metaforici: quando pensavo a loro non me li immaginavo con un nome, ma come “il soldato”, “la donna”, “il ragazzo che aspettava qualcosa”».

Perché ha scelto di ambientare il libro in Africa?
«Ho voluto fare un piccolo omaggio all’Eritrea, un paese molto povero, che mi ha profondamente colpito. È un pezzetto d’Italia in Africa, popolato da orfani: ci sono vecchi e ragazzi, mentre gli uomini e le donne della mia generazione sono morti combattendo. Asmara sembra Latina: la pavimentazione delle strade, i cartelli sono i nostri, la gente parla la nostra lingua: c’è la cultura italiana africanizzata».

Libera la Karenina che è in te è in finale al Premio Alassio e al Viareggio. Cosa si aspetta?
«Non ho molte aspettative. Sono molto contenta di partecipare, anche se la grande emozione l’ho già provata quando ho vinto il primo premio, il Bagutta per il mio precedente romanzo, Lourdes. Era la prima volta che vincevo qualcosa. Ora sono molto più disincantata».

di Donald Datti

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