Concerti Magazine Lunedì 14 luglio 2003

Terza giornata del Goaboa

Magazine - Passin passetto, mi appropinquo, sferzata da un sole vendicatore, alla Fiera e mi infilo nella terza giornata del GoaBoa giusto in tempo per godere degli ultimi sussulti rockeggianti dei Teenage Idols.
Distrattamente, durante la biblica pausa, mi avvicino alla gara di skate: tento di seguire i discorsi dei due pseudo-dj che animano l’evento, ma rinuncio ben presto. Un mondo a parte, con un vocabolario tecnico decisamente articolato, incomprensibile a chi (mi metto in prima linea, mon géneral) non è praticante. Non vedo salti, né acrobazie particolari, mi annoio, e allora mi piazzo nel backstage.
Mentre i Quintorigo iniziano, trasformando per un attimo il Festival nella Woodstock del ’69 (non fosse per gli archi ed il clarino, parrebbe quasi di sentire Cocker o Hendrix), ammiro da un punto privilegiato il colpo d’occhio sulla piazza: la gente formicola rilassata, concentrata davanti alla scena, sbracata sulle scale, densa nei pressi dei baretti. Il pubblico di oggi non è foltissimo, ma decisamente vario: quello più maturo bazzica sul piazzale, mentre la meglio gioventù affolla gli stands.
Dopo qualche problema audio (eh, beh…), Massimo e soci proseguono ininterrotti per un’ora piena con convinta partecipazione degli astanti: sempre interessanti i virtuosismi vocali e strumentali, ormai il gruppo ha rosicchiato una propria nicchia e non sconvolge più i benpensanti come ai tempi di Rospo.
Mentre uno dei Teenage Idols si scola malinconicamente qualche birra, osservando una Grimaldi che placidamente se ne va alla volta della Sardegna (sob!), i La Crus affilano il sintetizzatore.
Giovanardi, il rosso della formazione, entra in scena ululando in un megafono e la folla, dopo un attimo di incertezza, si riversa nel piazzale. Grande professionalità, alta qualità vocale e ottimo controllo del mezzo elettronico. Vecchi brani e hit recenti (Voglio avere di più, L’urlo), fino a chiudere con la bellissima Tutto fa un po’ male, già degli Afterhours, e qui riarrangiata: è stata scelta proprio dal pubblico, demagogicamente accontentato. Confidavo anche in Pensiero stupendo, come bonus: ah, stolta! Senza Patty, come potevi pretendere il miracolo?
Essenzialità è la parola chiave che guida i Blonde Redhead: due chitarre, una batteria ed una tastiera che somiglia alla Bontempi della parrocchia. I due fratellini di origine italiana e la geisha minimalista sono parchi anche nell’attenzione rivolta al pubblico: non sanno rivolgere alla platea qualcosa più di “uanciù, uanciù, sauncek!”.
L’esibizione è invece ottima. Chitarre e drums si spalleggiano creando alchimie degne di un estatico carillon, in cui i testi sono pura sovrascrittura. Il ritmo generato dalla batteria è impressionante, temperato dall’arpeggio monotono delle sei corde. Il risultato è eccellente: musica che solo apparentemente ha perso l’alone sperimentale, velandosi di ritmiche pop, senza sbavature. Il rischio, però, è quello di un’involuzione:tanta perfezione rasenta l’impersonalità.
E quando mollano il palco, manco “Buonasera e grazie”. Anvedi, ‘st’impuniti!
Altro intermezzo quaresimale, ed ecco Zampaglione e i Tiromancino. I brani vanno da Rosaspinto, fino all’ultimo lavoro: In continuo movimento, che ha visto la dipartita dei due membri storici della formazione.
Aprono con So ed è subito chiaro che l’ambito live gli è congeniale: i pezzi che su cd hanno un sapore innegabilmente (ma piacevolmente) languido (Muovo le ali di nuovo, La distanza, I giorni migliori), si caricano inaspettatamente di ritmiche incisive e convincenti. Fatta eccezione per La descrizione di un attimo e Per me è importante: Federico si impone sul bordo del palco, con innata timidezza, arpeggiando con dolcezza la prima, accarezzando la seconda con la voce imperfetta (Battisti docet), rendendole estremamente intime.
Avevo sbirciato la scaletta, in cui figurava anche Strade, ma, come per la Pravo, niente Riccardo Sinigallia, niente canzone, tzk. Sì, e allora niente Nessuna certezza, senza la principessa Elisa e la guerriera Meg, eh!
E invece, chi ti vediamo, d’un tratto, sul palco? Proprio lei, la dama dei 99 Posse: decine di ragazzini si fiondano sulla piazza, ovazione. Fede è contento, inizia il duetto: la voce di Meg impreziosisce l’esecuzione, poi le vengono regalati ulteriori minuti di gloria con Sfumature.
Nell’euforia generale, la band chiude con la pogheggiante Il Pesce, ringraziando caldamente: Genova non dispiace affatto a Zampaglione. Ha confidato di trovarla decisamente interessante, un’ottima fucina artistica, anche se chiusa, strana.
Non a caso, parte del loro ultimo video è stato girato proprio da noi.
Davvero bravi: compostezza, buona musica, testi intelligenti. Speriamo tornino presto a farci visita.
Teardrop

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