Concerti Magazine Sabato 12 luglio 2003

Le seconda, lunga notte del GoaBoa

Alle nove di sera c’è già tanto pubblico alla Piazza del Mare. La fiera intera pulsa sotto le note dei Le peuple de l’herbe. Sul palco sono in cinque, tutti francesi: due cantanti, una batteria, due campionatori/tastiere. La resa è ottima, un muro di musica elettronica, rap ed hip-hop, investe i presenti. Il sound, perfetto per ballare e saltare, fa accorrere tanti dalle aree circostanti e dagli stand di LOB. C’è anche spazio per l’improvvisazione freestyle, quando uno dei cantanti mima basi e strumenti soltanto con la voce. Nella chiusura la partecipazione del pubblico è massima, sembra che quasi tutti siano sotto il palco.

Alle dieci i francesi si ritirano e approfitto della pausa per farmi un giro. Incontro un paio dei amici i quali sono convinti che il pubblico sia molto meno abbondante dell’anno scorso. Non ne sono affatto sicuro; forse è la disposizione del palco con le grandi ali libere a lato che da l’impressione che il piazzale sia meno pieno.
Scopro anche di essermi appena perso la performance dei Linea 77. Peccato perché promettevano bene; chi li ha sentiti ha apprezzato. Gli altri gruppi, Pornoriviste, Franziska, Snitch, End of April e GBS, hanno iniziato a suonare prestissimo oggi. Già alle quattro i primi sono saliti sul palco, per risparmiare tempo.
Faccio anche un giro negli stand di , la fiera degli sport da tavola “abbinata” al GoaBoa. C’è un po’ di tutto: surf, abbigliamento, viaggi, anche uno stand di Fastweb ed uno della Capitaneria di Porto. Ma il pubblico si concentra attorno allo skate-park dove sabato e domenica si svolgeranno i Campionati Nazionali di skateboard. Ci sono strutture davvero invitanti, per la serata ad accesso libero, con ringhiere, salti, pedane. Qualcosa che gli skater genovesi non hanno sicuramente mai visto in città. Con tavola, rollerblade ed anche un paio di BMX danno spettacolo e il pubblico guarda divertito, commenta ed incita. Non sono professionisti, ma si difendono davvero bene, assecondati dalla musica diffusa nella pista.

Già dopo mezz'ora si riparte. Questa volta sono di turno i sei della Bandabardò, gruppo di musicisti trenta-quarantenni toscani. Lo show comincia un po’ lentamente ma poi si anima, secondo gli schemi del "combat-folk": chitarre acustiche, ritmi popolari tiratissimi e grande coinvolgimento del pubblico. Mi ricordano un po’ i Modena City Ramblers, ma senza la fisarmonica. Per alcuni brani c’è molta partecipazione, anche se i francesi di prima, benché fuori casa, sembrano aver fatto anche meglio.

Dovevano suonare i Feelgood Production che invece si esibiranno più tardi, in chiusura, dopo gli Zebda. Una lunga pausa consente di mettere a punto la quantità di strumenti che il celebre gruppo francese si è portato dietro. Sono in nove, con tre cantanti, percussioni, flauto traverso, violino, batteria, basso, chitarra e tastiere. A mezzanotte e un quarto cominciano a suonare, in un crescendo di ritmi travolgenti.
Sui tre cantanti ricade l’onere di animare il pubblico. E lo fanno benissimo, muovendosi assieme in perfetta sincronia: saltano, ballano, tra faccette e siparietti. Il pubblico, prima un po’ freddo, poi si lascia travolgere da un rock mescolato a sonorità arabe con contaminazioni ska, raggae e dance.

All’una e mezza anche gli Zebda lasciano la Piazza del Mare, che ormai comincia a svuotarsi. In troppi sono stravolti da ore di musica, tanto che alcuni si abbandonano al suolo improvvisando un giaciglio con i giornali. Il soundcheck si annuncia molto lungo. C’è chi passa il tempo dormendo o girovagando per gli stand di LOB, ormai quasi tutti chiusi. Un paio di ragazzi girano in bici nella piazza, facendo lo slalom tra le persone. Lo skate-park ha già chiuso ma qualcuno prova ancora gli ultimi trick sulle strutture, quasi al buio.

Alle due e dieci, quando salgono sul palco i Feelgood Production l’entusiamo è davvero smorzato. Peccato, perché propongono brani e ritmi inattesi. La dozzina di membri che compone il gruppo si muove bene su basi funky, dub e dance, abbinati alle percussioni etniche e agli strumenti tradizionali. Sicuramente alle 11 avrebbero avuto un’accoglienza ben diversa.

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Le immagini sono di Egidio Nicora, www.photoshop.it

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