Outdoor Magazine Giovedì 2 agosto 2018

Sardegna, viaggio a Cuccureddus: un sito archeologico da scoprire

Capo Carbonara
© Roberta Gregorio
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Magazine - Tre anni fa scrissi un articolo sui sentieri dell’Area Marina Protetta di Capo Carbonara nel comune di Villasimius, alla scoperta dell’altra Sardegna, quella lontana dal turismo delle spiagge più note e affollate.

Al rientro dalle vacanze di quest’anno nella stessa zona, mi piace invece riportare una bella notizia riguardante il sito di Cuccureddus, del quale, a distanza di trent’anni dalla prima campagna archeologica, sono da poco riprese le attività di scavo. 

Incuriosita dalle segnalazioni in Google Map di resti di nuraghe e insediamenti fenicio-romani - ed equipaggiata con i miei soliti scarponi da trekking - ho esplorato questa zona bellissima, compresa tra le spiagge di Campolungu e Campus. Sono riuscita a raggiungere le rovine del nuraghe più orientale, in gran parte coperte dalla vegetazione, e a notare, nei pressi, dei segni di un recente intervento e delle vestigie.

Per saperne di più ho contattato Michele Guirguis, ricercatore e docente di archeologia fenicio-punica e del vicino oriente presso l’Università di Sassari, tra i curatori dello scavo, che di seguito ci spiega la straordinarietà di questo sito.

Un sito di portata eccezionale
«Nell'antichità, l’insediamento dominava la baia del rio Foxi, un porto fondamentale nell’ambito delle rotte centro-mediterranee che percorrevano il Tirreno verso le coste della Sardegna, della Sicilia e verso la città di Cartagine. Tutta la documentazione raccolta si colloca attorno al 540-530 sec. a.C. L’approdo del rio Foxi venne frequentato da commercianti e abitanti del luogo. Qui venne eretto anche un santuario, probabilmente dedicato ad Astarte, che con alterne vicende continuò ad essere frequentato sino all’età romana imperiale, come testimonia il rinvenimento di monete del periodo. Per l'archeologia fenicio-punica in particolare, Cuccureddus è un sito eccezionale in quanto documenta una fase di vita interrottasi improvvisamente a causa di un incendio nella seconda metà del VI sec. a.C. che, paradossalmente, ha quasi "congelato" la documentazione entro un contesto con alte potenzialità informative». 

La ripresa degli scavi
«Gli interventi nell’area del 2017 seguono, a distanza di circa trent’anni, le ultime attività di scavo che risalgono alla seconda metà degli anni ’80 sotto la direzione dell’archeologa Luisa Anna Marras. La ripulitura complessiva di tutto il pianoro sommitale ha permesso di rivedere e aggiornare la planimetria dell’area, accertando l’esistenza di un imponente muro di circa 3 metri di spessore che circonda tutta la cima del più basso colle di Cuccureddus. La scalinata tra la sommità del più basso colle e la spiaggia, segnalata in letteratura e confermata viva voce dalla popolazione locale, è stata finalmente individuata durante il primo ciclo di ricerche dell'ottobre 2017 e ripulita per un breve tratto. Riprenderemo le ricerche stratigrafiche sul sito il prossimo autunno continuando l'esplorazione di alcuni vani addossati al grande muro ellittico che cinge la sommità del colle ed effettuando un sondaggio nella parte centrale del pianoro per verificare l'esistenza di ulteriori strutture».

Il problema dei fondi destinati all’archeologia
«Le difficoltà nel trovare finanziamenti adeguati per le attività archeologiche, e in generale culturali, sono un fenomeno quasi endemico. La maggior parte dei lavori si effettua generalmente grazie a due fonti di finanziamento: fondi elargiti proprio dai Comuni o da altri Enti pubblici e fondi che i singoli ricercatori cercano di ottenere per le proprie ricerche attraverso la partecipazione a bandi competitivi che prevedono una serrata selezione su scala regionale, nazionale e internazionale. Nel caso di Cuccureddus di Villasimius il contributo determinante proviene dai fondi resi disponibili dall'amministrazione comunale di Villasimius, cui si aggiungono miei fondi personali derivanti dai progetti finanziati di cui sopra».

Un esempio virtuoso
«Il Comune, con il supporto del locale Museo Archeologico (dott.ssa Elisabetta Gaudina) e in collaborazione con l'Università di Sassari, ha appena iniziato un percorso che crediamo virtuoso e che porterà alla valorizzazione e promozione dei beni archeologici, compresi i nuraghi e gli altri siti del territorio: ma prima occorre conoscere per poter divulgare contenuti corretti. L'obiettivo a medio-lungo termine - i tempi della ricerca archeologica sono un po' lunghi - è comunque quello di rendere visitabile il sito. Dopo trent’ anni di oblio, o quasi, siamo al momento riusciti ad effettuare un intervento di scavo di 12 giorni nell'ottobre 2017, con la stesura della recinzione e il rifacimento della stradina di accesso al sito».

Guirguis spiega che «il terreno in cui si trova il sito è un terreno privato, gentilmente concesso per le ricerche dietro formale rinuncia al premio di rinvenimento da parte dei proprietari, condizione necessaria per poter ottenere la Concessione ministeriale (MiBAC) di scavo archeologico». 

Decisamente una bella storia questa di Cuccureddus, con risvolti positivi per lo sviluppo di un turismo sostenibile.

Per approfondire

  • Museo Archeologico di Villasimius: nel museo sono esposti i materiali ritrovati durante gli scavi, tra cui un gocciolatoio a forma di fallo a testimonianza della pratica della prostituzione sacra legata ad Astarte, divinità femminile fenicia comune a tutte le nazioni semitiche. 
  • Curiosità: l’ ex villa di Renato Soru, uno stazzo restaurato dal celebre architetto e designer Antonio Citterio, nei pressi della spiaggia di Cuccureddus, è attualmente in affitto a circa 25mila euro alla settimana.

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