Magazine Martedì 31 luglio 2018

«Mi piacciono le donne ma guardo gli uomini», il dubbio di Alessandro

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Magazine - Salve Dottore,

ho letto sul sito Mentelocale.it molte corrispondenze tra Lei e altri ragazzi. Fatta questa premessa, Le scrivo perché vorrei che mi desse degli spunti per capire meglio il mio mondo interiore.

Ho letto molte corrispondenze sul doc omosex  (disturbo ossessivo compulsivo) e parto dal presupposto che non mi sento omosessuale e ritengo di non esserlo, mi piacciono le donne e desidero crearmi una famiglia con una donna.

Le confesso che mi ritrovo anche a masturbarmi pensando a qualche ragazza in particolare, però, nonostante questo sono consapevole di avere una profonda insicurezza nel relazionarmi con loro, sono molto imbranato e non riesco a sentire nessuna pulsione quando sto a contatto con una ragazza che mi piace e che magari è oggetto delle mie fantasie sessuali. 

D’altro canto però soffro anche di una fissazione nel guardare i genitali maschili. Soprattutto verso un uomo in particolare con cui ho a che fare abbastanza spesso, che mi provoca anche eccitazione. Non solo, l’eccitazione viene provocata anche quando vengo osservato da lui, quando mi capita di abbracciarlo. Questa cosa non mi piace e me ne voglio assolutamente liberare.

Spero che mi possa aiutare, grazie per la disponibilità,
Alessandro, 30 anni. 

Buongiorno Alessandro,

lei scrive premettendo che ha gia letto, molto, su questo argomento, ma mi permetto di sottolineare come la definizione di Doc Omosessuale  sia ambigua e forse anche fuorviante. E, per ironia della sorte, dà da pensare come questa ambiguita rispecchi la condizione di incertezza, che invece vorrebbe definire.

A ben vedere il cosidetto doc omosex non è propriamente un doc (Disturbo Ossessivo Compulsivo) in quanto sebbene sia una attività compulsiva e vi sia l'aspetto ossessivo, mancano del tutto, non solo i vari rituali, ma l'attività messa in atto, invece che diminuire la tensione, l'aumenta. E non è neppure una paura o una fobia, perchè invece che evitare la situazione, come dovremmo aspettarci, la si va proprio a cercare (ossessivamente).

In seguito a queste riflessioni e rianalizzando questo tipo di comportamento,  forse sarebbe più corretto definirla una ipocondria omosessuale. Ovvero la convinzione di  essere destinato a essere malato e ossessivamente impegnato a cercare sintomi quasi a creare, dentro di se, gli stessi indizi di cio che temiamo.

Peccato però che l'omosessualità non sia assolutamente una malattia. È solo la dinamica dei suoi comportamenti e delle sue sensazioni che è simile ad un atteggiamento ipocondriaco.

Giusto per chiarire il concetto, si definisce usualmente, ipocondria: "Un disturbo che si manifesta con  una preoccupazione  eccessiva riguardo alla propra salute (in questo caso della propria sessualità) con la profonda convinzione che qualsiasi indizio,  sia la prova di una patologia (evidentemente c'è  ancora chi pensa che nell'  essere omosessuale ci sia qualcosa di sbagliato)"

Con questa convinzione irrazionale  si passa molto tempo e si impiegano molte energie, alla ricerca di sintomi che la possano predirla o confermarla. La logica direbbe che questa ricerca dovrebbe servire a evitare ciò che si teme.  Invece, allo stesso tempo, si teme già di essere predestinati ad essere "malati". Ed è su questa inevitabile predestinazione che si basa  l'attivita, ossessiva, che impone una  ricerca assidua di sintomi che a volte possono essere dei semplici pensieri. È questo gatto che si morde la coda che condiziona fortemente la serenita della vita del soggetto ipocondriaco.

La spiegazione di un tale atteggiamento è spesso riconducibile a un insieme di cause e di situazioni stressogene. Alla base c'è il carattere personale depresso-introverso, poi le relazioni familiari, le esperienze negative vssute con  bassa resilienza,  assommate a sensi di colpa e a scarsa autostima.

Come puo vedere la risposta alle sue perplessità non può essere semplice, visto che, molto probabilmente, coinvolge molti aspetti e molte sfacettature, della sua persona.

Mi permetto solo due brevi riflessioni: Intanto vorrei rassicurarla sul fatto che, guardare e fare  valutazioni e raffronti, sul  pene maschile, è molto più frequente negli uomini, che non nelle donne ed è piu definibile come invidia che non come attrazione. Inoltre  io sarei piu preoccupato del suo essere imbranato con le tante ragazze, piuttosto che della sua reazione di interesse, verso un solo uomo. Ma ammetto che entrambe queste due tematiche, legate tra lor più di quanto non sembri, andrebbero affrontate più approfonditamente.

Buona estate
Saluti
Dott Marco Emilio Ventura
Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo
Genova

di Marco Ventura

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