Magazine Mercoledì 25 luglio 2018

«Nessuno riconosce i miei sforzi», lo sfogo e la risposta dello psicologo

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Magazine - Salve,

odio ammetterlo ma ho bisogno di aiuto. Non ce la faccio veramente più: faccio sempre tutto quello che devo fare e gli altri come mi ripagano? Sono il bersaglio di chiunque, vogliono solo togliermi di torno: sono il vecchio zoppo che rallenta il gruppo.

Sto iniziando a odiare chiunque; sono stanco di alzarmi la mattina arrabbiato e di andare la sera a letto sempre arrabbiato.

Buongiorno,

non so niente di Lei, non so il suo nome, la sua  età, dove vive, che lavoro fa e sopratutto, non so assolutamente a cosa si stia riferendo. Però credo che non ci siano dubbi sul fatto che lei sia sempre arrabbiato. E mi sembra di capire che lei stia incominciando a odiare tutti perché: ...faccio sempre tutto quello che devo fare e gli altri come mi ripagano?...

Ora, come dicevo, lei non dà molte indicazioni su se stesso né sulla sua situazione e quindi sono costretto a risponderle in senso generale.

Ci sono due grandi aree in cui si fa fatica a essere ricompensati per aver fatto tutto bene: la prima è un area amministrativa-burocratica; la seconda è più connotabile come relazionale.

È inutile parlare della prima, perché, purtroppo, singolarmente ci si può fare ben poco, se non rassegnarsi a un sistema cosi complesso e bizantino che riuscire a fare tutto bene è quasi una missione impossibile. E anche se ci si impegna per fare tutto bene c'è sempre la possibilità che quel tutto sia inarrivabile, con il risultato di frustrare i buoni propositi e di sembrare inadatto a una società che ha perso il senso della qualità in favore dell'apparenza.

Da quello che scrive, però, mi sembra più verosimile che lei si riferisca ai suoi rapporti interpersonali. Su questi, invece, qualcosa si può fare. Intanto bisogna capire come si strutturano le relazioni in cui i nostri sforzi non vengono riconosciuti. La prima cosa che va considerata è che c'è chi chiede sempre e, al di là di quante cose ha ottenuto, continuerà a chiedere, offendendosi e recriminando al primo No, anche se lo riceve dopo mille SI.

La seconda è che se chi chiede non ha presente quanto ci costa andargli incontro, può essere che non si renda conto della fatica che facciamo per esaudire le sue richieste e quindi non si senta in dovere di riconoscerla. E mi fermerei, qui per passare a come fare per evitare tutto ciò?

In senso generale dobbiamo rendere manifesto il peso e il valore del nostro agire. In altre parole non bisogna dire sempre di Si sperando che gli altri capiscano, perché a volte non vogliono capire ma molto spesso, semplicemente, non si rendono conto della fatica che si fa a cercare di fare tutto bene, anche per  il bene degli altri. Dunque, anziché aspettare che gli altri capiscano i nostri sforzi è sempre bene chiedere anche noi qualcosa in cambio, fosse solo che un atto simbolico. Giusto per fare in modo che possa essere più evidente agli altri lo sforzo che ci viene richiesto.

Sembra una riflessione cinica ma è un messaggio che ha 2018 anni. Spero che queste parole la aiutino a stare meglio e spero che il suo odio sparisca, perché l'odio è una pessima compagnia.

Saluti
Dott. Marco Emilio Ventura
Psicologo Psicoterapeuta Mental Coach
Genova

di Marco Ventura

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