In linea con Cinzia Leone - Magazine

Teatro Magazine Mercoledì 9 luglio 2003

In linea con Cinzia Leone

Magazine - Cinzia Leone: Più che un evento, un folgorante incontro.
Tanto per darvi un assaggio del gusto che si prova a chiacchierare con lei l'abbiamo intervistata.

Con lo spettacolo Rodimenti, metti in scena una terapia di gruppo. Sei una cabarettista o una terapeuta?
Mi piace incontrare dal vivo gli altri esseri umani e sentire che sono vivi come me. Lavoro molto sulla comunicazione e cerco sempre l’incontro, per vedere fino a che punto si possono spingere gli altri a ragionare.
Non sono una cabarettista, ma una persona che cerca di trasmettere agli altri il proprio dolore rielaborato. Nei miei spettacoli si ride molto, proprio perché ognuno di noi soffre e dunque può riconoscersi.
Sono un’attrice.
Non cerco situazioni che facciano ridere, pesco dal quotidiano e lo trasformo.
Prima del debutto hai promosso un tuo precedente spettacolo -“Questo spazio non è in vendita”- nei supermercati, che tipo di esperienza è stata? Lo rifaresti?
È stato un modo per incontrare la gente che frequenta i grandi magazzini. Un’esperienza legata a quel momento in particolare.
Ho fatto anche conferenze stampa al mercato e nelle stazioni metropolitane di Roma.

“Scusa chiudo la finestra, ché ci sono i lavori fuori. Prima ce dicevano che erano per il Giubileo, ora che è passato, ce dicono che è per l’eternità”.
“Come qui a Genova per il G8 e ancora ora per il 2004…”


I tuoi “Rodimenti” a Genova vengono chiamati mugugni”.
Er mugugno è mondiale. Potete abbattere i confini, perché tutti si lamentano. Uno stato moderno che funzioni dovrebbe allestire dei banchetti dove la gente si possa lamentare pubblicamente.
Rodimenti è un rito liberatorio, in cui il pubblico è chiamato a partecipare nella formula corale “A me me rode tanto tanto er culo…”. Il rito è la maniera di organizzare il male di vivere. Siamo in tanti qua, tutti, che ci facciamo er culo tutti i giorni. È normale nella vita farsi il culo. Non è neanche pensabile di non farselo.
Rodimenti funzionerebbe lo stesso in TV, oppure è uno spettacolo che ha bisogno del contatto diretto con il pubblico?
Sinceramente non me ne frega più niente di fare i miei personaggi in TV, come facevo prima, se tornassi alla TV sarebbe per qualcosa di molto diverso.
Mi hai incuriosito, cosa faresti se tornassi in TV?
Un telegiornale positivo. Con una redazione che non tratta solo di bombardamenti e di terrorismo. Ma che parlasse anche della verità. Perché la verità è che hanno ammazzato uno, ma quegli altri, che siamo noi, e che siamo centinai di migliaia, sono vivi e non ci è successo niente. Tanto noi la rrobba la compriamo lo stesso, è inutile che ci bombardate.
Quest’anno sei stata al Gay Pride a Bari, che tipo di esperienza è stata?
La vera esperienza. Aver ritrovato la città risorta. Aver visto i cittadini riappropriarsi del centro storico. Prima ci potevi entra’ solo con la polizia, adesso ci sono milioni di giovani e di locali aperti fino a tardi. È stato un bello scatto di energia.
Secondo me il Gay Pride fatto nel meridione acquista un forte significato, scuote. Perché lì c’è ancora una forte resistenza. Insomma, ha un senso diverso che altrove.
Anche i gay oggi sono diventati un soggetto commerciale e, devo dire che, in questo senso, il mercato è l’unica forma di democrazia, però credo anche che le istituzioni devono responsabilizzarsi mille volte di più, se no ne usciamo tutti pazzi.

“Scusa un attimo che c’ho er cane che rrompe…”. In sottofondo: “E vai vai, mo’ te do le chiavi de casa…e poi ie do anche er cellulare…”

Finiamo per chiacchierare dei problemi del mondo e della politica, proprio come due vecchie amiche, che si lasciano augurandosi di vedersi presto.

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