Concerti Magazine Mercoledì 9 luglio 2003

Goa Boa, si fa sul serio

Magazine - Il , finalmente. A una settimana dalla di giovedì 3 luglio, con Carmen Consoli e le rivelazioni Sharko e Dionysos, è giunto infine il momento del Festival vero e proprio.

Giovedì 10, all'Arena del Mare, si prospetta una partenza col botto: ad aprire le danze – ormai la voce si è sparsa – è Skin, preceduta dai Marlene Kuntz (ci sarà naturalmente spazio per il duetto della Canzone che scrivo per te), mentre le “scoperte” del giorno portano il nome di Dalek e Daniel Johnston. Il primo, americano, propone un rap con superbe campionature praticamente di ogni genere (jazz, rock, Pink Floyd, afro), mentre Daniel Johnston – americano anche lui – si definisce «artist, singer, songwriter, pilgrim of indie music with 27 albums, hundreds of songs, and thousands of fans». Se ci aggiungiamo che i suoi fan sono Lou Reed, Tom Waits e Matt Groening (sì, il papà dei Simpsons)… non so voi ma io mi sono incuriosito!
A chiudere (in verità ad aprire), spazio ai micidiali riff crossover degli Inme, ai portoghesi Blind Zero e alla triade di gruppi italiani: One Dimensional Man (bluescore), Julie’s haircut (rock molteplice) e ai nostrani Numero 6, the next big thing in città.

Venerdì 11 tornano gli Zebda (evviva!), supportati dal folk danzereccio e pensereccio della Bandabardò e – perché no? – dai ritmi meticci del global-funk dei Feel Good Production (la sigla de Le iene dice qualcosa?).
Le peuple de l’herbe sono una “scoperta” per modo di dire, dato che in Francia sono una solida realtà nel campo del groove. Si presentano sul palco con una batteria, due dj e una tromba, poi attaccano a suonare e lì vi voglio: pago da bere a chi riesce a non ballare.
Vecchie conoscenze sono i punkeggianti Linea 77 e Pornoriviste, così come i Franziska, che però preferiscono i suoni in levare dell’isola più reggae della galassia. Ancora punk con gli svizzeri Snitch e i bolognesi End of April.

Tra parentesi, in contemporanea, al Porto Antico suonano i Planet Funk (che facciamo, ci dividiamo? mandiamo un nostro ologramma?). Chiusa parentesi.

Sabato 12 si comincia come si era cominciato venerdì, cioè col punk: Forty Winks, Peawees, No one e Derozer, ancora chitarre distorte (ma più rock’n’roll) per gli svedesi Teenage Idols. All’improvviso però la giornata cambia pelle, molla le crudescenze post-clashiane e si avvia ad esplorare i campi del pop d’autore: più acustico con i Quintorigo, più elettronico con i La Crus.
La curiosità, oggi, gira intorno all’esibizione dei newyorkesi Blonde Redhead, che la cartella stampa annuncia come band «formata da due gemelli italiani (Simone e Amedeo Pace) e da una giapponese al basso. Suoni sofisticati e rock indipendente in generale». Vedremo, intanto a chiudere la serata sono i Tiromancino, una garanzia, anche se sento già da qua gli urletti delle fans di Federico Zampaglione.

Si chiude in bellezza domenica 13, con i potentissimi ritmi elettronici degli inglesi Audio Bullys e i più suadenti giri di basso del reggae dei Morgan Heritage (directly from Jamaica). Ma a questo punto saremo già sudaticci e alticci a causa dell’incrocio fra la birra e la musica degli Africa Unite, di ritorno a due anni dal , e dei Jarbanzo Negro: spagnoli, simil Manu-Chao ma meno tirati – almeno, sul palco. Un’accoppiata che vi farà felici, garantito.
La prima metà della giornata vede, in ordine di apparizione: H-Strychnine (metal), Hormonauts (rockabilly, e sono matti come cavalli), Elvis Jackson (punk rock sloveno. Sloveno? Sì, sloveno), UNdeclinable (olandesi, punk anke loro) e gli inossidabili Persiana Jones (sono passati i bei tempi di Tremarella ma ci sarà comunque da divertirsi…).

Tutto quanto alla bella cifra di 15 € al dì. E se volete risparmiarvi la coda al botteghino, comprate il vostro bel biglietto direttamente da casa, spaparanzati davanti al vostro computer. Bastano un paio di clic su e il gioco è fatto. Il tutto vi costa un euro in più sul biglietto e vi evita lo sbattimento. Tutti i concerti iniziano alle ore 16.

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