Magazine Martedì 8 luglio 2003

Tentativi 2

Magazine - Ecco, la pagina è iniziata! Ho messo il numero del capitolo e posso iniziare a far lavorare le dita sulla tastiera facendo apparire sullo schermo le lettere, le parole, le frasi, la storia, in definitiva , che devo raccontare.
Aspetto! Non succede niente! Accendo una sigaretta, aspiro profondamente, con voluttà, come direbbe quella buonanima di Luciano Tajoli. Ben presto non mi resta che il filtro tra le dita: non succede niente!
È l'approccio che è sbagliato, mi dico: ti devi fare un bel caffè, con lo zucchero in precedenza sbattuto usando la prima goccia che esce dal beccuccio, così fà la cremina tipo bar. Poi, allora si che ci va, la sigaretta! Solo dopo questi due riti propiziatori, ti puoi sedere ed iniziare.

Mi alzo. Preparo e gusto il caffè. Tiro fuori dal pacchetto una seconda sigaretta e la spetazzo un pò tra l'indice e il pollice così poi brucia meglio. Pezzetti di tabacco cadono sul pavimento: il piccolo cane, apparentemente compreso nel prezzo dell’affitto settimanale della bicocca in cui vivo momentaneamente, si avvicina, annusa, starnutisce e torna agli affari suoi.
Quando anche questo secondo filtro finisce schiacciato nel posacenere, dò uno sguardo attorno e la mia rapida panoramica termina inesorabilmente sullo schermo: è vuoto, desolatamente vuoto. Che nervi! Aspetto ancora un pò: non succede niente. Niente, neppure uno straccio di idea, un piccolo volo di fantasia, un refolo d'ispirazione. Che tragedia! Non mi esce proprio, stà storia! Mi sto anche innervosendo! Meglio lasciar perdere per adesso, riproverò più tardi: è meglio andare a fare due passi e rilassarsi un pò prima di riprovarci.

Indosso l'impermeabile, il vecchio cappello deformato, chè sto facendo la parte dell’intellettuale bucolico, tiro dietro di me la porta e mi avvio, seguito dal cagnetto, per le strade del piccolo borgo dove mi sono ritirato per trovare l’ispirazione.
Eppure devo riuscire ad esprimermi, voglio scriverlo questo romanzo! Sono o non sono una delle punte emergenti della letteratura italiana in New South Wales? Appartengo o no alla seconda generazione di scrittori italo-australiani, di cui Nino Culotta è l’indiscusso capostipite? Nino Culotta, sebbene personaggio di fantasia, è il padre putativo di noi tutti artigiani della parola italica scritta, in Australia. Leggere They’re a weird mob, il romanzo delle sue avventure aussie a metà degli anni '50, è un’esperienza irrinunciabile. Poi, per colmo di sense of humour, esse sono narrate da un australo-irlandese, certo John O’Grady, e questo, si capisce, le rende veramente irresistibili anche se ogni volta che le rileggo, in gola mi resta un retrogusto amaro!

Ma eccomi arrivato! Entro e almeno dodici teste si voltano a guardarmi. Il tempo di accostarmi al bancone e parte l’arcinota sequela di scherzi farciti di puntualizzazioni che definire campaniliste è un eufemismo: italiani tutti mafiosi, italiani tutti mussolini, italiani tutti cagasotto in guerra ed altre amenità di carattere sessuale che non stò qui a riportare per decenza.
Il tipo dietro al bancone non si tira indietro e dà corda ai suoi clienti, sfoderando un sorrisetto che la dice lunga sulla sua indiscutibile ospitalità. Comunque, esibendo falsa noncuranza, mi accosto al banco bar e, prima che abbia avuto effettivamente il tempo per pensare a cosa voglio bere, sento la mia voce ordinare un Pernod. Lui mi guarda tra lo stupito e l’incazzato: “Cos’è il Pernod...” mi chiedono i suoi occhi arrossati dalle pinte di bitter e dal fumo del mozzicone di sigaretta che penzola dalle sue labbra.
- Eccolo lì l’uomo di mondo, - sembra volermi dire! - Dove pensavi di essere alla Canabière a Marsiglia? - aggiungo mentalmente io.
Qui è l’outback australiano e chiedere un aperitivo francese può voler dire solo una cosa: sei uno con la puzza sotto il naso! Sei uno snob, uno di quei rompicoglioni, per di più straniero, che vengono dalla città a scombussolare con le loro stravaganze il nostro tran-tran giornaliero. Che qui all’unico pub di M., per tua informazione, mate, è costituito da camicie a quadrettoni di pesante flanella, scarponi infangati, puzza di sudore mista a quella del gregge, birra, rutti, scoregge, rugby league e grasse risate, ritorni a casa per una cena con due belle salsicce di frattaglie, con contorno di verdure in scatola, mangiate davanti alla televisione guardando Sex & the City così, hai visto mai, se lei si aggalla e non ha l’emicrania, magari poi...chiaro...mate?
Insomma non potevi entrare ed ordinare una shooner di VB?
Così faccio, infatti, e l’atmosfera, che si era fatta un pò tesa, ritorna rilassata.
L’uomo sorride ora, se quel ghigno che ha stampato in faccia si può chiamare sorriso, e mi versa un boccale di birra.

Danilo Sidari

Potrebbe interessarti anche: , Peccato mortale di Carlo Lucarelli: un altro intrigo da risolvere per il commissario De Luca , Le Quattro donne di Istanbul: un romanzo suggestivo e commovente di Aişe Kulin , MiniVip&SuperVip. Il Mistero del Viavai di Bozzetto: il cinema si fa fumetto , Il segreto del faraone nero, una nuova stoccata letteraria di Marco Buticchi , Auguri Andrea Camilleri! Lo scrittore compie 93 anni, la recensione del Metodo Catalanotti

Oggi al cinema

Pupazzi senza gloria Di Brian Henson Azione, Commedia, Crimine U.S.A., 2018 Guarda la scheda del film