Magazine Lunedì 7 luglio 2003

Nicoletta Bracco alla FNAC

Magazine - Nicoletta Bracco Falciola è un’esordiente imperiese di cui si parla volentieri, perché il suo primo libro è decisamente riuscito. Si chiama Carta di rosa (ed. RAI-ERI, 110 pagg. 8 euro), ma non è colpa sua, il titolo nasce dalla trasmissione radiofonica che ha lanciato il concorso vinto, appunto, dall’autrice. E questo è un altro motivo per parlarne volentieri, perché Bracco dimostra che ogni tanto il destino –cinico e baro per definizione- si distrae un momento e lascia che la giustizia faccia il suo corso, cioè che una –quasi- giovane autrice senza raccomandazioni riceva il giusto riconoscimento e finisca pubblicata.
Carta di rosa è un piccolo libro che contiene quattordici racconti comici con protagoniste femminili. Apparentemente sfigate, sempre sull’orlo della crisi nervi –ma ci cade una sola…- le donne di Bracco sono personaggi comuni con doti non comuni e le situazioni comiche sono classiche, nel senso che vengono provocate dal totale ribaltamento di una realtà banale. Nicoletta Bracco presenterà il libro martedì 8, alle 18, alla Fnac e, già che c’è, appare oggi su Mentelocale con un microracconto

Antonella Viale


La presentazione

L’Autrice indugiò qualche istante prima di entrare nel Salone degli Specchi di Palazzo Crozzi. Inspirò, chiuse gli occhi e attraversò la sala. Un lieve mormorio si levò dalla platea. Cercò di scoprire quanti dei presenti avessero già una copia del suo libro in mano. Nessuno. Poco male, alla fine della presentazione si sarebbero pre-ci-pi-ta-ti a comprarlo.
Chi si guardava intorno, chi giocherellava col cellulare, chi chiacchierava, ma chi l’aveva notata entrare, la fissava con quello sguardo da: ‘Però, non la facevo così…’ all’Autrice non restava che immaginare quale casella avrebbero barrato: ‘intrigante’?, o ‘solare’?, ‘sicura di sé’?, o altre opzioni, comprese ‘elegante’, ‘sguardo intelligente’…
L’Autrice si chiese in quanti avessero notato la sua modestia. Lei ci teneva alla modestia, non a caso aveva affermato: “Sono modesta, come solo i veri geni sanno essere”.
Ma qualcosa creò un black-out nel suo sorriso: il moderatore non era lì ad aspettarla. D’accordo, era arrivata un po’ in ritardo, giusto quel tanto che non avrebbe irritato il pubblico. Seppur geniale, un’esordiente non può permettersi un ritardo da star, l’Autrice lo sapeva.
Guardò l’ora. Era perfettamente in lieve ritardo.
Ma il perfetto lieve ritardo del moderatore la irritò.
Ristabilì il sorriso e, cercando di non fare gli occhi da naufrago, sbirciò intorno, casomai si facesse vivo qualcuno dell’organizzazione.
“Ah, è così, eh?” l’occhio destro si socchiuse un po’, mentre il sinistro roteava di qua e di là. “Moi… abbandonata nel Salone degli Specchi?!”
Con misurata calma salì sul piccolo palco. Cialtroni. Neanche le sedie girate nel verso giusto, avevano sistemato.
Il brusio si smorzò. Un centinaio di paia d’occhi la stavano fissando. L’Autrice prese il microfono, vi sibilò dentro un ‘sssì’, guardò prima a destra poi a sinistra e disse, con voce bassa e confidenziale “Beh, a quanto pare, meglio soli…”
Che pubblico, senso dell’umorismo, zero. La sua risata però si udì bene: un suono che stava tra un latrato e uno scricchiolio di ghiaia. Inspirò, chiuse gli occhi.
Quando li riaprì una figura bianca, evanescente, le si era materializzata davanti.
“Lui dov’è?” le chiese l’ectoplasma con la voce rotta dal pianto. “Non c’è…”
“Su, non facciamone una tragedia, ora! Cominciamo senza. Poi quando arriverà, se arriverà…”
Con un gemito la donna ectoplasma si accasciò a terra, l’Autrice attese con calma che la portassero fuori.
“Ora, se siete d’accordo, comincerei col leggere un brano…” Sembrava impossibile ristabilire l’ordine.
“Insomma!” tuonò “c’è qualcun altro che vuole svenire o si può continuare?”
“Ora si usa così?” pigolò una vecchina dalla prima fila, “anche se mancano gli sposi? E poi il riso a chi lo tiriamo?”
L’Autrice deglutì, si guardò intorno: in effetti era il primo Salone degli Specchi senza neanche uno specchio che le capitava di vedere.
Si precipitò nel corridoio, dove in molti stavano già raccontando, appesi ai loro cellulari…
Sapessi che casino… Lo sposo ha sbagliato Salone…boh? specchi, affreschi… lei è svenuta, poverina… poi il padre della sposa lo ha trovato… solo qualche graffio… no, non il sindaco… una un po’ strana, voleva andare avanti senza gli sposi…

Nicoletta Bracco

di Francesco Tomasinelli

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