Magazine Giovedì 21 giugno 2018

Salvezza: il racconto del viaggio a bordo dell'Aquarius nella graphic novel di Rizzo e Bonaccorso

Magazine - «Nel novembre del 2014 l’operazione Mare Nostrum del governo italiano si è conclusa. Ricordo che i governi europei avviarono un dibattito su cosa fare dopo... nel frattempo la gente continuava a morire in mare. Con Klaus Vogel, ex capitano della marina mercantile, abbiamo avuto l’idea di creare un’organizzazione che facesse soccorso umanitario in mare. Quando siamo partiti, non sapevamo come sarebbe andata... ma se anche avessimo potuto salvare una sola persona, ne sarebbe valsa la pena»

Un pettirosso fugge da un gabbiano famelico che lo insegue nel cielo di Catania e si rifugia su una nave in partenza verso le acque di nessuno tra Sicilia e Libia. A bordo, per realizzare il reportage a fumetti che avrebbero intitolato Salvezza (Feltrinelli Comics, 128 pp, 16 euro), ci sono Marco Rizzo, che scrive, e il disegnatore Lelio Bonaccorso.

La nave su cui Marco e Lelio sono ospiti nel novembre del 2017, e che opera in rispetto delle regole volute dal Governo Italiano, è l'Aquarius di SOS Mediterranee, e fa rotta verso la Libia, stazionando in mare in attesa che venga segnalata la sua necessità per un soccorso. I due salgono a bordo curiosi e allo stesso tempo spinti dalla necessità di raccontare cosa avviene nel mare di Sicilia, l’incontro con l’equipaggio e poi con le persone a cui salveranno la vita.

Il fumetto realizzato dai due è proprio una lunga testimonianza diretta nella quale, oltre alla vita di bordo, vengono raccontare le storie delle vite salvate assieme alle persone che se ne prendono cura, supportate dai dati forniti dall’UNHCR, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati.

Narrato e disegno in questo modo accompagnano bene lo sviluppo del volume, che diventa non un mezzo di conoscenza di un fenomeno e di storie, che giustamente fanno fatica a esser contenute in un solo libro, ma la scintilla che deve spingere ad approfondire.

Se il racconto scorre in modo lineare, a colpire è il talento di Bonaccorso, che fa un uso sapiente di colori tenui e acquarelli, regalando tavole di rara intensità e umanità. Quello che è un racconto documentario in questo modo diventa viaggio alla scoperta di quell’inferno che ha in comune con le nostre coste lo stesso mare, mare che diventa Stige e salvezza assieme.

Chi siete?
Da dove arrivate?
Cosa vi aspettate?

Domande che non ammettono sconti, ma le cui risposte sono in grado di disperdere, come il vento fa con le foglie secche, le certezze da bar a cui spesso, dalle nostre postazioni in sicurezza, affidiamo il nostro giudizio.

Nel racconto di Rizzo e Bonaccorso si parla di uomini torturati e donne violentate, di bambini che nascono al buio, figli di violenza e povertà, e che spesso neppure vedono la prima alba prima di morire; un orrore nel quale irrompe con forza la speranza, rappresentata da uno scafo del colore arancione della salvezza, e dalle mani tese per raccogliere le donne, i lori figli e poi gli uomini. Salvezza, appunto.

Come già avvenuto con Non Stancarti di Andare, il capolavoro di Stefano Turconi e Teresa Radice, anche Salvezza – didascalico eppure carico di empatia – non è soltanto una lettura importante, ma è un volume necessario per avere uno sguardo che è testimonianza diretta su una dolorosa attualità, una lettura per aiutarsi a capire che dietro a numeri e, purtroppo, slogan carichi di violenza, ci sono donne, uomini e bambini che vanno salvati al di là di ogni dubbio, famiglie a cui dare l’occasione di costruirsi un futuro dopo un viaggio all’inferno.

«Credo anche che davanti alla sofferenza di migliaia di persone certa propaganda debba finire... a volte l’unica cosa veramente degna è il silenzio» è la preghiera fatta da uno dei membri dell’equipaggio.

Per l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, negli ultimi quindici anni oltre 30.000 persone sono morte tentando di attraversare il Mediterraneo, indefinito il numero dei morti nel deserto, impossibile sapere quanti siano tenuti prigionieri nelle carceri Libiche, i documenti sequestrati, con la accusa di aver intrapreso un viaggio. Un’immagine che stride con chi liquida questi viaggi con il termine crociera, se non peggio.

La nave protagonista del racconto, lo scafo grazie al quale Marco e Lelio hanno potuto raccontare di eventi che accadono continuamente a poche centinaia di chilometri dalle nostre coste e che contiene nelle sue stive tanta disperazione e insieme tanta speranza, è proprio quell’Aquarius di SOS Mediterranee di cui tanto si è parlato e si parla, con a bordo lo staff di Medici senza frontiere. Una nave della quale si è detto troppo sapendone troppo poco. Mentre a volte l’unica cosa giusta è: il silenzio.

di Francesco Cascione

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