L'animazione impegnata al Festival Annecy 2018: da Another Day of Life a Funan - Magazine

L'animazione impegnata al Festival Annecy 2018: da Another Day of Life a Funan

Film Magazine Martedì 19 giugno 2018

di Alessandro Castellano

Magazine - Parlando di cinema d’animazione si pensa spesso ai grandi blockbuster per la famiglia, ma il panorama della produzione animata mondiale va ben oltre. In questa edizione del Festival di Annecy 2018 sono presenti diverse pellicole che, con le formule più varie, affrontano temi impegnati. A metà tra fiction e documentario, Another Day of Life (di Raul De La Fuente e Damian Nenow), è la riduzione cinematografica del romanzo omonimo del reporter di frontiera polacco Kapuscinski realizzato con parti animate con la tecnica del rotoscopio ed alcune testimonianze dal vivo di persone che hanno diviso con lui una parte del percorso. Il film racconta della missione di Kapuscinski in Angola durante la guerra civile che sconvolse il paese all’alba della sua indipendenza dai coloni portoghesi negli anni ’70.

Film fortemente sperimentale, La casa lobo (di Cristobal Leon e Joaquin Cocina), è una grande metafora del Cile, raccontata attraverso una storia ambientata all’interno una misteriosa comunità di fanatici religiosi tedeschi sui monti cileni. La protagonista è Maria, una bambina che si rifugia in una casa per scappare dalle punizioni che le vengono imposte: la casa però si rivelerà presto come un luogo fomentatore di incubi. L’originalità della storia è accompagnata dall’originalità della tecnica, stop motion di oggetti e pupazzi in ambienti reali, è da quella produttiva, il film infatti è stato girato come risultato di una serie di workshop in diverse location dove il pubblico poteva assistere, e in alcuni casi partecipare, al processo di realizzazione.

Wall (di Cam Christiansen) è un film-saggio in cui si cerca di ricostruire il senso del muro costruito per separare Israele dalla Palestina. Nel film, il protagonista, viaggiando con israeliani e palestinesi intorno al muro, non prendere posizione, ma, al contrario, ci offre un panorama di osservazioni che mettono in luce le idiosincrasie e l’insolubilità di un conflitto che sembra autoalimentarsi.

La Kabul post 2001 assediata dai talebani è il palcoscenico di Sotto il Burqa (di Nora Twomey), film che racconta la storia di Parvana, una bambina che fa del suo meglio per aiutare la propria famiglia a sopravvivere. L’arresto del padre invalido di Parvana suona come una condanna a morte per la famiglia composta da sole donne, alle quali è vietato uscire di casa, è un bambino troppo piccolo per poter essere d’aiuto: è così che Parvana decide di travestirsi da maschio per poter procurare del cibo alla propria famiglia e tentare di prendere contatti col padre in carcere.

La terribile repressione ideologica e di regime messa in atto dai Khmer rossi ai danni del popolo cambogiano è al centro di Funan (di Denis Do), film a disegni animati che racconta, con toni crudi, le vicende di una famiglia costretta all’esilio da Phnom Penh e l’estenuante tentativo dei genitori di riunirsi con il proprio figlio sopravvivendo ai terribili aguzzini. Uno spaccato sui lati più oscuri dell’animo umano.

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